Dagli arazzi di seta alle sneakers, Gioacchino da Fiore veste il presente: «Così la tessitura calabrese può conquistare il mondo»
L’originale bottega del maestro d’arte Domenico Caruso unisce arte, artigianato e moda rilanciando la tessitura di San Giovanni in Fiore: «Bisogna ripartire dalle radici»
La bottega del maestro d’arte Domenico Caruso rappresenta una delle esperienze più originali della tessitura artistica calabrese. La tradizione familiare risale al padre Salvatore, che negli anni Settanta avviò il recupero dell’attività tessile, mentre Domenico ha poi ampliato quella esperienza attraverso gli studi d’arte e una ricerca capace di mettere insieme tecniche antiche e linguaggi contemporanei.
Il legame con Gioacchino da Fiore è particolarmente significativo. Caruso ha trasformato alcune tavole del Liber Figurarum in grandi arazzi di seta, realizzati interamente a mano: per una singola tavola possono essere necessari più di dodici mesi di lavoro. Tra le opere più note ci sono i Cerchi trinitari, una delle immagini più riconoscibili della simbologia gioachimita. Una versione dell’opera fu donata da Caruso a Giovanni Paolo II ed è oggi associata alle collezioni vaticane.
La ricerca di Caruso, però, non si è fermata alla riproduzione del patrimonio storico. Le sue tessiture hanno dialogato con l’arte moderna e contemporanea e con il mondo della moda: nel 2016, ad esempio, tessuti realizzati da Caruso furono selezionati per le collezioni di Tom Ford.
Anche il territorio riconosce questa continuità fra tradizione e innovazione: nel 2024 Caruso è stato premiato nell’ambito del Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore proprio per la qualità del suo lavoro artistico nel campo tessile e per il lavoro sulle figure del pensiero gioachimita.
Il nuovo gilet e le sneakers ispirati alle tavole del Liber Figurarum rappresentano dunque un ulteriore passaggio: il simbolo medievale esce dall’arazzo e dalla dimensione museale per diventare materia da indossare. È un modo per dimostrare che una tradizione antichissima può continuare a parlare al presente senza perdere la propria identità.
La Scuola Tappeti Caruso, a San Giovanni in Fiore, resta inoltre un luogo nel quale questa tradizione viene conservata e trasmessa. Le fonti descrivono l’utilizzo di tecniche manuali e di materiali come lana, lino, cotone e ginestra, accanto a lavorazioni più particolari, comprese quelle con fibre metalliche preziose. Lo abbiamo intervistato.
Maestro Caruso, partiamo dal gilet e dalle sneakers: perché ha deciso di portare le immagini del Liber Figurarum non più soltanto sugli arazzi, ma su oggetti che si possono indossare?
Le tavole del Liber Figurarum hanno potenzialità estetiche straordinarie, riescono a caratterizzare tutto ciò che si decide di creare, inoltre hanno impronta storica e formale che rende esclusivo il nostro lavoro. Dobbiamo partire dalle radici per proiettarci e farci distinguere in questo mercato fortemente globalizzato.
Che cosa la affascina ancora oggi delle figure di Gioacchino da Fiore? E quanto è difficile trasformare quei simboli medievali in un linguaggio contemporaneo senza tradirne il significato?
Hanno una impronta formale talmente potente che le rende intramontabili, e pur essendo immagini che risalgono a circa mille anni fa sono sempre attuali. Il loro significato può subire dei "tagli" durante il montaggio e la confezione, ma allo stesso tempo è un modo per fare conoscere e divulgare il pensiero gioachimita.
Lei viene da una tradizione familiare antica e ha dedicato gran parte della sua vita alla tessitura. Quanto è importante, oggi, difendere la tessitura di San Giovanni in Fiore dal rischio di scomparire?
Ho dedicato all'arte tessile tutta la mia vita, ho studiato e studio l'arte tessile, ho insegnato nel laboratorio di tessitura della scuola d'arte per circa 15 anni, e mi occupo di tutto ciò da 46 anni. Ho avuto grandi riconoscimenti in tutta Italia ed ho avuto il privilegio di apparire sugli schemi e testate in tutto il mondo. È stato significativo e gratificante tradurre il capitolo sulla tessitura in una pubblicazione di Einaudi che riproduce un'antichissimo testo cinese, ho fatto e faccio tutto quello che posso per promuovere e tramandare quest'arte, ma non so se ci sarà un futuro dopo di me. Tranne due o tre casi, le istruzioni sono sempre state indifferenti o addirittura ostili a tutto ciò.
Queste creazioni sono artigianato, moda o arte? Dove finisce il lavoro artigianale e dove comincia, secondo lei, l’opera d’arte?
Quando si riproduce un'immagine è artigianato, anche se il manufatto è perfetto, resta sempre artigianato ma di eccellenza. Quando si usa la tecnica per creare un'opera completamente innovativa dal punto di vista formale o funzionale, allora è arte pura.
Se Gioacchino da Fiore rappresenta una parte fondamentale dell’identità di San Giovanni in Fiore, che cosa vorrebbe che i giovani del paese comprendessero guardando queste sue opere?
Se si riesce a concepire un prodotto che non ha eguali nel mondo, e se si riesce a promuoverlo e valorizzarlo nella giusta maniera, non c'è bisogno di lasciare la nostra amata terra, perché grazie alla rete e ad altri veicoli, oggi possiamo affermarci nel mondo anche da realtà economicamente remote coma la nostra.
Può la tessitura diventare anche un modo per costruire futuro e lavoro in Calabria?
Certo che si! Ma le istituzioni dovrebbero smetterla di fare chiacchiere ed avviare dei tavoli seri affinché tutto ciò avvenga.