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29/08/2026 ore 06.15
Storie

Dalla Norvegia alla Calabria per la “terapia grecanica”: «Qui ho scoperto cosa significa vivere davvero»

Roger Holl racconta sui social la sua scelta di trasferirsi sulla punta dello Stivale. Al centro del suo racconto l'accoglienza che «batte tutte le mancanze di servizi che puoi trovare nelle città». Da lui una diversa concezione del benessere: «Fra pochi anni la Calabria si ripopolerà»

di Redazione Attualità

C'è chi dalla Calabria parte alla ricerca di lavoro e opportunità e chi, percorrendo la strada al contrario, arriva dal Nord Europa e scopre proprio qui un'altra idea di vita. È il caso di Roger Holl, norvegese che ha scelto di vivere in Calabria e che in un post pubblicato sul gruppo Facebook Surprising Calabria racconta il suo rapporto con una terra capace, a suo dire, di cambiare prospettive e priorità.
Tutto parte da un incontro con una coppia di Milano trasferitasi al Sud. «Siamo in terapia grecanica», gli raccontano. Un'espressione che Holl fa immediatamente sua e alla quale ne affianca presto un'altra, molto più antica: filoxenia, dal greco, l'amore e l'ospitalità verso lo straniero.
È proprio l'accoglienza, secondo il norvegese, uno dei patrimoni più importanti della Calabria. Holl racconta le reazioni dei suoi connazionali quando arrivano nella regione: «Tutti ci salutano, bastano un paio di giorni e siamo loro amici». Alcuni, scrive, finiscono per tornarci quattro o cinque volte l'anno, «come se fossero drogati da questi luoghi».
Un legame che, nella sua esperienza, riesce persino a mettere in secondo piano uno dei problemi storici della regione: la carenza di servizi. «La filoxenia batte tutte le mancanze di servizi che puoi trovare nelle città», sostiene.
Ma il suo racconto va oltre l'elogio dell'ospitalità. È soprattutto una critica al modello di vita dal quale proviene e all'idea secondo cui benessere significhi necessariamente possedere e consumare di più. «Io stesso ho cambiato la prospettiva di vita. In Calabria mi è successo qualcosa di bello che è difficile spiegare».
Holl descrive la società contemporanea come un meccanismo nel quale si lavora per avere una casa e per poter continuare a far parte di un sistema già organizzato. Una condizione che sintetizza con una provocazione volutamente forte: «Praticamente, loro sono in galera e non lo sanno».
La Calabria, vista attraverso gli occhi di chi arriva dalla Norvegia, offre invece ciò che spesso chi ci vive considera scontato: terra, mare, montagna, natura, tranquillità e relazioni umane. «La Calabria è diversa, soprattutto bella gente», scrive. E ribalta anche uno dei luoghi comuni più radicati nel Mezzogiorno: «Alcuni dicono che la vita al Nord è sempre stata migliore. Per me invece vivere con poco in Calabria è una vita migliore».
Da qui nasce anche una previsione che, in una regione segnata da decenni di emigrazione e spopolamento, suona quasi come una provocazione: «Vedrete che fra pochi anni la Calabria si ripopolerà».
Secondo Holl, potrebbe essere proprio la ricerca di una vita meno frenetica e più legata alle necessità essenziali a riportare persone nei piccoli centri e nelle aree rurali. «La Calabria ha tutto: terra per coltivare, accoglienza, mare, montagna, animali, le basi per sopravvivere degnamente».
È lo sguardo di un uomo che viene da uno dei Paesi con la qualità della vita più alta al mondo e che, proprio per questo, rende il suo racconto singolare. Non cancella i problemi della Calabria né le sue carenze. Semplicemente sposta il metro con cui misurare il benessere.
E chiude con una domanda che vale più di molti slogan sulla Calabria da riscoprire: «Qualcuno ancora dice che la vita è avere di più. Ma per cosa?».