Il richiamo della terra: Francesco, lo chef calabrese che ha preferito la natura al resto del mondo
La storia del professionista che dopo 13 anni trascorsi nelle cucine di mezzo mondo (dai Caraibi all’Australia, passando per l’Europa) ha scelto di fare rientro nella provincia di Cosenza è stata raccontata su Youtube dal documentarista Natalino Stasi
Ci sono storie che iniziano con un viaggio per fuggire e finiscono con un ritorno per ritrovarsi. Quella di Francesco, 40 anni, è la cronaca di una rivoluzione silenziosa avvenuta tra i fornelli delle grandi metropoli e il silenzio delle colline di Cosenza. Dopo 13 anni trascorsi come chef nelle cucine di mezzo mondo — dai Caraibi all’Australia, passando per l’Europa — Francesco ha fatto quello che molti sognano ma pochi osano: ha mollato tutto. Per oltre un decennio, la vita di Francesco è stata scandita dai ritmi frenetici della ristorazione internazionale. Ma, nonostante il successo e i guadagni, qualcosa mancava. «Stare chiuso in una cucina 10 ore al giorno non faceva più per me», racconta nel video. Il cemento delle città aveva iniziato a pesargli, e la nostalgia per le sue radici si era trasformata in un bisogno fisico. La sua non è stata una fuga dettata dalla sconfitta, ma una scelta consapevole. Circa dieci anni fa, ha deciso di tornare in Calabria, in provincia di Cosenza, acquistando un terreno di tre ettari per avviare la sua azienda agricola. A raccontare la sua storia è stato il documentarista Natalino Stasi in un video pubblicato recentemente su Youtube e divenuto già virale.
A Rogliano la magia della casa sull’albero che unisce ingegno, natura e sogni d’infanzia in CalabriaUna vita a "km zero" e terra cruda
Oggi, le giornate di Francesco iniziano all'alba, non più tra i fumi delle padelle, ma tra i suoi animali: vacche, cavalli, galline e conigli. La sua filosofia è l'autosufficienza. Produce circa 1000 litri di olio l'anno, coltiva un orto invernale ricchissimo (finocchi, broccoli, cavolo viola) e produce salumi artigianali seguendo le tradizioni dei nonni. «Al supermercato andiamo poco e niente», spiega con orgoglio. Solo l'essenziale: farina, zucchero, sale. Il resto viene dalla terra. Anche le strutture della sua fattoria rispecchiano questo legame con la natura: ha costruito alloggi per volontari utilizzando la tecnica della terra cruda (un impasto di terra, acqua e paglia), un metodo antico, sostenibile e incredibilmente resistente.
L'Agripub e lo scambio internazionale
Francesco non è rimasto isolato. La sua azienda è diventata un crocevia di culture grazie ai progetti di volontariato internazionale. Ragazzi da Bangkok, Tokyo, Bruxelles e dagli Stati Uniti arrivano sulle colline calabresi per aiutarlo nei lavori agricoli in cambio di vitto e alloggio. Per condividere i frutti del suo lavoro, ha anche aperto un Agripub, un luogo dove far degustare prodotti locali e piatti che "profumano di identità". Qui, la sua anima da chef si fonde con quella del contadino, offrendo un'esperienza autentica a chi vuole staccare dal caos cittadino.
Il sogno di Fabio, lascia i grandi progetti internazionali per ricostruire un mulino in Calabria: «Qui ho ritrovato la libertà»La vera ricchezza è la libertà
A chi gli chiede se non gli manchino i soldi di un tempo, Francesco risponde con una serenità disarmante. «Mi sento più ricco adesso», afferma. La sua ricchezza non si misura in conti in banca, ma nel tempo riacquistato e nella possibilità di decidere i propri ritmi. Ha barattato i vestiti firmati e le auto di lusso con la gioia di vedere i suoi cavalli pascolare liberi. Il sogno di Francesco è che la sua "piccola rivoluzione" possa ispirare altri calabresi a riscoprire la propria terra, portando avanti le tecniche del passato con idee nuove. Perché, come dice lui stesso, la felicità non è qualcosa che si trova lontano, ma qualcosa che si coltiva, giorno dopo giorno, nel giardino di casa.