Da Catanzaro alla Polonia, la storia di Luca Zoleo: «Qui una mentalità diversa, in Italia ci pensiamo i più furbi»
Trasferitosi per pura curiosità dopo le scuole superiori, il 32enne ha costruito la sua vita nel Paese dell’Est Europa: «Qui c’è meritocrazia». Poi confessa: «Mi mancano gli affetti, i sorrisi e...le patate con la salsiccia»
Quando è arrivato in Polonia per la prima volta aveva ancora negli occhi la Calabria e praticamente nessuna idea di cosa avrebbe trovato dall'altra parte dell'Europa. Oggi, a 32 anni, Luca Zoleo vive lì da dieci anni ed è, a tutti gli effetti, un polacco acquisito. Ripensando a quel primo viaggio a Varsavia, sorride ricordando una scena che allora non riusciva nemmeno a comprendere: «C'era casino per strada, tanta gente, il suono delle sirene. Dicevo: “Ma che è successo?”». Solo dopo avrebbe scoperto che era l'anniversario dell'insurrezione di Varsavia del 1944.
Il legame con la Polonia affonda radici piuttosto singolari, quando Luca, originario di Catanzaro Lido, frequentava ancora le scuole medie. «Avevo 14 anni, era l'estate del 2008 – racconta –. Già iniziavo a vedere questa nazione in mezzo all'Europa. Dicevo: “Ma che ci sarà mai là?”». La curiosità cresce con il tempo e passa anche attraverso le prime ricerche su internet: «Cercavo su internet, vedevo tanto verde e tanti parchi. “Mi piace”, pensavo tra me e me. Mi appassiono così tanto da farmi regalare un vocabolario!».
Da un biglietto per Varsavia al trasferimento definitivo a Cracovia
La scelta della Polonia, però, almeno all'inizio, non nasce da un rifiuto dell'Italia. È piuttosto il fascino per qualcosa di diverso, per un Paese che ancora non conosce. «Essendo in Italia – spiega - conoscevo soltanto quel modo di pensare e non avevo paragoni con altri». Il confronto vero arriverà soltanto vivendo stabilmente fuori.
Finite le scuole superiori, all'Istituto industriale, decide allora di trasformare quella curiosità in un viaggio. «Ho detto: "Ma sai che c’è? Mi faccio un bel regalino"». La destinazione è Varsavia. Parte una prima volta il primo agosto 2013 e si ritrova – come già accennato - nel mezzo delle celebrazioni per l'anniversario dell'insurrezione del 1944.
Quei primi giorni sono sufficienti per convincerlo a tornare. Lo fa a ottobre, scegliendo volutamente un periodo più freddo per capire se quella sensazione positiva sarebbe rimasta anche con un clima meno favorevole: «In quel momento ho detto: "A me qua piace"».
A quel punto comincia a cercare lavoro. Le prime offerte non lo convincono, soprattutto dal punto di vista economico. Poi arriva l'occasione giusta a Cracovia, attraverso la multinazionale indiana HCL. Luca viene assunto come IT analyst, lavorando soprattutto con clienti italiani e inglesi.
Il trasferimento definitivo arriva il 16 gennaio 2015. Luca lascia casa, raggiunge Roma in treno – all'epoca non c'erano voli diretti dalla Calabria per la Polonia – e da lì prende l'aereo. Il primo impatto con il clima è tutt'altro che morbido: «Sono passato da più 21 gradi a meno 17. Io non ero mai stato sotto lo zero in vita mia – prosegue –. Era tutto innevato, bianco».
Mentalità, senso civico e fondi che vengono usati davvero: un confronto con l’Italia (e la Calabria)
Vivendo stabilmente in Polonia, però, il confronto con l'Italia comincia a pendere sempre più da un lato della bilancia. Non riguarda soltanto il lavoro o il clima, ma soprattutto la mentalità e il senso civico. «Vivendo qui da molti anni ormai e potendo paragonare le due mentalità, devo dire che ci sono differenze “etiche” – osserva –. Da noi ci pensiamo i più furbi. “Ho superato la fila” è un modo per vantarsi. Qui c'è tutt'altra mentalità».
A colpirlo è soprattutto il rapporto con gli spazi comuni. «Qui non vedrai spazzatura per strada – dice -. Sono gelosi della loro terra, la curano. Questa è una grande differenza». Un'attenzione che, secondo Luca, si riflette anche nel rispetto delle regole. Lo nota ogni volta che attraversa la strada: «I polacchi si fermano cento metri prima, sulle strisce, per farmi passare»
In oltre dieci anni Luca ha assistito anche alla trasformazione di un Paese che, quando lo ha conosciuto, era molto diverso e che oggi è diventato la sesta economia europea, scavalcando potenze come Belgio e Svezia. «Ci sono alcune foto che si trovano su internet di com'era Varsavia vent'anni fa e com'è ora. È irriconoscibile, è un'altra città», racconta. A suo giudizio, una parte importante di questa crescita è legata all'utilizzo dei fondi europei: «Quando sono entrati nell'Unione Europea hanno preso i fondi. Il punto qual è? Che mentre in Italia (e in Calabria, ndr) i fondi non si usano bene, in Polonia li hanno usati davvero tutti». E continuano a farlo, spiega, investendo «nel migliorare scuole, sanità, infrastrutture, digitalizzazione».
Da qui nasce anche la domanda su cosa l'Italia, e in particolare la Calabria, potrebbero imparare dalla Polonia. Luca non ha molti dubbi: «Sicuramente – come già accennato – la mentalità di non essere “primitivi”, di non fare sempre i furbetti, di pensare che noi con l'amicizia arriviamo prima». Il concetto che riassume tutto, per lui, è una sola parola: «Meritocrazia. Il clientelismo, l'assistenzialismo, non esistono».
Abitudine e nostalgia: «Sto bene in Polonia, eppure qualcosa della Calabria mi manca»
Oggi Luca lavora alla Volvo come team leader. Nel 2021 ha inoltre completato una laurea in filologia italiana e spagnola, scelta anche con l'obiettivo di poter insegnare italiano ai polacchi. È un'attività che continua a svolgere, soprattutto come hobby.
Nonostante una vita ormai costruita lì, però, dalla Calabria continua ad arrivare quella parte che non può essere sostituita. Luca non ci gira intorno quando parla di ciò che gli manca di più: «Sicuramente il cibo – quante sono buone le patate con la sazizza (ride, ndr)? - e la famiglia». Poi prova a spiegare quella sensazione con un'immagine: «Se tu tiri la coperta da un lato e poi dall'altro rimani scoperto. Qui mi mancano gli affetti e i sorrisi. Il fatto che a Est siano un po’ più freddi non è soltanto una diceria».
C'è poi l'inverno, che dopo dodici anni continua a essere uno degli aspetti più difficili da amare. «Qui l'inverno alle tre e mezza è buio. È tutto sempre bagnato fuori, quando nevica è tutto fangoso. Cielo grigio ogni giorno, sei mesi – confida –. In Calabria difficilmente si scende sotto lo zero e anche l’inverno è abbastanza godibile».
Restare lontani da casa, sottolinea Luca, non è però una scelta adatta a tutti. Dipende molto dal carattere, dalla capacità di adattarsi e anche da quanto si riesca a costruire una nuova quotidianità: «Io ne ho conosciuti parecchi che sono tornati a casa. Non è facile e se non ti abitui in fretta cedi».
A oltre dieci anni dalla partenza, però, la Calabria non è mai davvero troppo lontana. Anche questo, forse, rende più semplice vivere con la consapevolezza di avere lasciato casa: «Ormai due ore di aereo e risolviamo la questione». Il mare, la famiglia e il cibo restano dall'altra parte dell'Europa, ma Luca ha imparato a convivere con quella distanza. «È la “solita sonata”, ormai».