Tra boschi e natura selvaggia, la rivoluzione di Antonio e Nicodemo in Calabria: così hanno riscoperto l’essenza della vita
Un padre e un figlio abbandonano il "delirio" della modernità per ritrovare la libertà. Il racconto della loro vita lenta raccolta dal documentarista Natalino Stasi
C’è un istante, in un documentario firmato da Natalino Stasi, in cui il rumore del mondo moderno sembra spegnersi definitivamente, lasciando spazio solo al battito pesante e sincero della terra calabra. Non è solo un video quello pubblicato recentemente dallo youtuber e documentarista; è un manifesto politico ed esistenziale; è la storia di Antonio e Nicodemo, padre e figlio, che a Cirò Marina hanno deciso di strappare il velo dell’apparenza per tornare a essere carne, sudore e spirito selvaggio.
In un’epoca in cui l’essere umano sembra ridotto a un ingranaggio di un sistema che consuma energia e produce solitudine, la narrazione di Stasi ci porta dentro il "delirio della società" per mostrarci la via d'uscita. Antonio lo dice con una chiarezza che ferisce: la città assorbe, divora, sporca l'anima con una negatività invisibile fatta di palazzi di cemento e traffico asfissiante. La sua non è una fuga vigliacca, ma un atto di coraggio estremo: il ritorno al pezzo di terra del nonno, dove i sapori sono ancora veri e dove la vita non corre, ma danza al ritmo delle stagioni.
In questo angolo di Calabria, la libertà ha il profumo della legna secca che arde e il sapore di un frutto colto e spremuto direttamente sul viso. Qui sorge il loro agriturismo, che non è una semplice attività commerciale, ma un presidio di resistenza umana. È il luogo dove la fatica diventa "medicina", dove spaccare la legna è una vera palestra del corpo e dello spirito, e dove il cibo non è un prodotto industriale, ma un dono di cui essere custodi.
L’emozione più forte traspare nel legame tra questi due uomini. Nicodemo ha scelto di seguire le orme del padre, non per costrizione, ma perché ha sentito il richiamo del sangue. Vedere un padre e un figlio che condividono ogni respiro, che si sporcano le mani nella stessa terra e che si riconoscono "selvaggi" per natura, è un’immagine che scuote profondamente. È il rifiuto totale di una società che vorrebbe la gente divisa, competitiva e isolata tra schermi luminosi. Per loro, la vera ricchezza è sedersi a tavola insieme, grati di essere vivi, grati di avere i piedi piantati nel fango che considerano la crema più preziosa del mondo.
Natalino Stasi riesce a catturare l’essenza di questa scelta: non sono "matti", come qualcuno potrebbe gridare vedendoli ballare tra gli alberi o gridare la propria gioia al vento. La loro è una "crescita lenta", simile a quella delle piante che hanno messo a dimora da bambini e che oggi guardano con lo stesso orgoglio con cui si guarda un figlio.
Questo racconto pubblicato su Youtube è un invito a fermarsi, a riflettere. Ricorda che siamo "di passaggio" e che la vita è un momento che va gustato con la stessa intensità con cui si abbraccia una madre. Antonio e Nicodemo, attraverso l'obiettivo di Stasi, lanciano una sfida: avere il coraggio di ritrovare il proprio habitat, di tornare a onorare la terra, di riscoprire lo spirito selvaggio che dorme sotto i nostri abiti firmati.