Vincenzo Gullo, il poeta contadino: «In Calabria tante opportunità. Non è facile, ma si può fare molto»
Giovane imprenditore agricolo partito da zero, in tre anni ha reso il suo sogno una realtà: la sua azienda “Io & Palmi” è diventata una scelta di vita. E conoscendo la terra ha imparato a conoscere se stesso
Vincenzo Gullo è un giovane contadino poeta calabrese, ora anche un imprenditore agricolo partito da zero pochi anni fa. A Palmi, in Calabria, ha scelto una strada controcorrente: costruire il proprio futuro partendo dalla terra. È partito quasi dal nulla, con pochi mezzi, ma con un’idea precisa e una grande passione, trasformando terreni e uliveti in un vero progetto di vita.
È nata così “Io & Palmi”, una piccola azienda agricola che nel tempo è cresciuta, diventando molto più di un’attività economica. È diventata una scelta di vita, un luogo nel quale Vincenzo ha imparato a conoscere meglio la terra e, attraverso la terra, anche se stesso.
La sua è una storia di lavoro, coraggio e restanza. In una Calabria dalla quale tanti giovani sono costretti ad andare via, Vincenzo ha scelto di rimanere e di investire nel proprio territorio, dimostrando che anche la terra può diventare futuro, impresa e libertà.
Ha scelto di sporcarsi le mani, di aspettare i tempi della natura, di imparare dagli errori e di trasformare ogni difficoltà in una nuova occasione.
Ma c’è un’altra dimensione che rende particolare la sua storia. Vincenzo non considera la terra soltanto una fonte di produzione: la considera una maestra. Da qui nasce anche il suo modo di raccontare la vita, con parole semplici ma profonde. “Coltivo la terra per coltivare me stesso” è una frase che racchiude la sua filosofia: prendersi cura di un campo significa, in qualche modo, imparare a prendersi cura anche di sé.
E oggi il suo mondo si è arricchito di una nuova presenza: gli animali. Sono arrivati quasi per caso, poi sono diventati una scelta, fino a trasformarsi in una parte importante della sua quotidianità. Vincenzo racconta di aver scoperto attraverso di loro una dimensione che non pensava gli appartenesse: la compagnia, la semplicità, il rapporto autentico con esseri viventi che non hanno bisogno di maschere né di apparenze.
È un altro capitolo di una storia ancora in costruzione. Una storia che parla di agricoltura, ma anche di sogni, identità, territorio e futuro. La storia di un giovane calabrese che ha deciso di restare, di lavorare la propria terra e di trasformare un piccolo pezzo di Palmi in qualcosa che parla anche di speranza.
Lo abbiamo intervistato.
Vincenzo, partiamo dall’inizio. Tre anni fa “Io & Palmi” era soltanto un’idea, un sogno nel cassetto. Come è nato quel progetto e cosa ti ha spinto a credere che potesse diventare davvero una realtà?
Tre anni fa Io & Palmi era soltanto un’idea, un sogno nel cassetto, un progetto in cantiere. Oggi è una realtà sempre più strutturata e solida, ma soprattutto è la cosa più bella che mi potesse mai capitare nella vita.
Ho assunto tantissime responsabilità che mi hanno fatto crescere molto, come imprenditore ma soprattutto come persona. Con Io & Palmi ho scoperto il sapore vero della felicità, la gioia di vivere la vita e di godere ogni giorno di ciò che ha da offrire. Ho imparato anche a essere grato per la stanchezza che arriva dal lavoro e dalle sfide della natura e della vita, perché sono proprio queste esperienze che ci permettono di evolvere e crescere sempre di più.
In tre anni, anno dopo anno, sto coltivando sempre più terra, ma soprattutto sto coltivando sempre più felicità. Vedo sbocciare emozioni nuove e crescere sempre più l’amore per la vita e per tutto ciò che la riguarda.
Hai detto una frase molto forte: “Coltivo la terra per coltivare me stesso”. Che cosa ti ha insegnato concretamente la terra in questi anni e qual è la lezione più importante che hai imparato?
Sono un grande amante dell’idea che ciò che c’è fuori sia il riflesso di ciò che c’è dentro. Sulla stessa lunghezza d’onda, vivo la mia vita con la consapevolezza che coltivare la terra può essere anche un modo per coltivare il proprio giardino interiore.
Coltivare la terra richiede impegno, costanza e sacrificio, e tutto questo porta a grandi risultati. Immaginiamo di fare la stessa cosa su noi stessi: quali risultati potremmo raggiungere?
Nei confronti della natura siamo pazienti e consapevoli del fatto che ogni cosa ha il suo tempo. Perché non avere la stessa idea di noi stessi e degli altri? Senza fretta, senza pressioni.
Questo, insieme a tantissimi altri esempi, dimostra che noi siamo parte della natura che ci circonda e dobbiamo imparare da essa, cogliendo il senso semplice e vero della vita.
La lezione più grande che ho colto dalla terra è accogliere ciò che capita come un’opportunità e non come un problema. Niente arriva per distruggere, ma per cambiare, capire e imparare a reagire nella maniera adeguata.
Nell’ultimo periodo sono arrivati anche gli animali. Prima quasi per caso, poi per scelta. Che cosa hanno aggiunto alla tua vita e perché senti che questa nuova presenza rappresenta un vero arricchimento dell’anima?
Questi animali sono arrivati proprio di recentissimo. Non sono molti, non sono selezionati: sono qualcosa che è arrivato nella mia vita per darle un valore aggiunto che mancava e del quale non sapevo di aver bisogno.
Gli animali sono anime semplici, in grado di trasmettere tante energie positive. Vivono con semplicità, senza maschere, senza schemi, senza pensarci troppo: loro vivono e basta. Che grande lezione di vita.
Ho imparato che dire “stupido come una gallina” è, in realtà, la cosa più stupida che si possa dire, perché è un animale nobile, intelligente, affettuoso e con un grande senso della famiglia e della comunità. Ogni giorno li guardo e resto affascinato da ciò che sono e da quanto hanno da insegnarmi.
I primi animali sono arrivati per caso, per metterli in salvo da un abbattimento, non sapendo che farsene. Gli altri sono arrivati per gioco, avendo spazio. Poi tutto il resto è stata una scelta, perché ogni giorno capivo sempre di più quanto amore fossero in grado di donarmi.
Ognuno di loro è diverso: caratteri diversi, modi diversi di relazionarsi, modi diversi di vivere. Ognuno è perfetto a modo suo e loro lo sanno.
Ho imparato soprattutto quanto meraviglioso possa essere un maiale, quanta gioia possa regalare un esserino come lui e che è molto altro oltre a essere semplice carne da consumare.
Che dire? Tutto questo mi ha davvero stravolto e mi ha offerto un’ulteriore opportunità per amare la vita e le sue imprevedibilità.
La tua è una piccola azienda agricola, ma dentro c’è un’idea molto grande: dimostrare che anche un giovane può costruire il proprio futuro partendo dalla terra. Cosa diresti oggi a un ragazzo calabrese che pensa che, per realizzarsi, debba necessariamente andare via?
Io & Palmi è sicuramente la testimonianza che, se si vuole, tutto si può fare.
Non avevo terra di proprietà, mezzi o altro, ma ho sempre avuto un grande sogno nel cuore e ho sempre immaginato la mia vita in quella direzione. Ieri era un sogno; oggi, in poco meno di tre anni, è una realtà che cresce e si afferma sempre di più.
Se si crede in un progetto e si mettono in campo tutte le energie e le forze necessarie per realizzarlo, tutto può prendere la forma desiderata.
In Calabria ci sono tantissime opportunità, soprattutto perché è una terra “vergine” per tanti aspetti. Ci sono quindi molti margini per fare cose nuove e particolari.
Non sarà facile, non sarà mai un percorso lineare, ma si può fare. E il risultato sarà ancora più bello. Perché vogliamo mettere la soddisfazione di riuscire a fare qualcosa a casa propria? Non ha prezzo.