Ci sono 33 gradi ma sembrano 40, ecco perché il caldo di oggi si sopporta sempre meno
Umidità, afa, notti tropicali e cambiamento climatico fanno percepire temperature sempre più elevate e rendono le estati roventi e difficili da affrontare
Ci sono giornate come quelle di questi giorni in cui il termometro segna 33-34°C ma la sensazione è quella di trovarsi in un forno. Si suda di più, si fa fatica a respirare, il sonno diventa difficile e anche le attività più semplici sembrano richiedere uno sforzo maggiore. È una percezione condivisa da moltissime persone, ma non si tratta soltanto di una sensazione soggettiva: esistono precise ragioni scientifiche che spiegano perché oggi il caldo venga avvertito come più intenso rispetto al passato.
L’umidità durante l’estate
Quando pensiamo al caldo siamo abituati a guardare il valore indicato dal termometro. In realtà il nostro organismo percepisce il calore attraverso una combinazione di fattori.
Il primo è l'umidità. Il corpo umano si raffredda principalmente grazie all'evaporazione del sudore. Se però l'aria è già molto ricca di umidità, il sudore evapora con maggiore difficoltà e il raffreddamento naturale diventa meno efficace. È per questo motivo che 34°C con un'elevata umidità possono risultare molto più pesanti di 38°C in un clima secco.
A influenzare la percezione intervengono anche il vento, la radiazione solare e il calore accumulato dagli edifici e dall'asfalto, soprattutto nelle città. Tutti questi elementi contribuiscono a determinare quella che viene definita "temperatura percepita" o "indice di calore", spesso molto superiore alla temperatura reale.
Ecco perché nell'entroterra della Calabria fa molto più caldo rispetto alle zone costiereLe città diventano isole di calore
Chi vive nei centri urbani sperimenta un fenomeno ormai ben noto: la città trattiene il calore molto più delle campagne. Asfalto, cemento e palazzi assorbono l'energia del sole durante il giorno e la rilasciano lentamente nelle ore serali e notturne. Inoltre, la scarsità di alberi e aree verdi riduce l'effetto rinfrescante della vegetazione.
Questo fenomeno prende il nome di "isola di calore urbana" e può determinare differenze di diversi gradi rispetto alle zone rurali circostanti. È uno dei motivi per cui il caldo oggi viene percepito come più opprimente, soprattutto nelle aree densamente abitate.
Cosa sono le notti tropicali
Tra le espressioni più ricorrenti nei bollettini meteo degli ultimi anni c'è quella di "notte tropicale".
Con questa definizione si indica una notte in cui la temperatura minima non scende sotto i 20°C.
Durante la notte il nostro organismo ha bisogno di abbassare la propria temperatura per recuperare energie e favorire un sonno profondo. Se il caldo persiste anche dopo il tramonto, il corpo non riesce a raffreddarsi in modo adeguato.
Le conseguenze possono essere numerose tra cui sonno disturbato, maggiore affaticamento durante il giorno, aumento dello stress per il sistema cardiovascolare.
Negli ultimi decenni il numero delle notti tropicali è aumentato sensibilmente in molte città italiane, soprattutto lungo le coste e nelle grandi aree urbane, diventando uno dei segnali più evidenti del cambiamento del clima.
Ondate di calore sempre più frequenti
Le estati calde non sono una novità. Ciò che sta cambiando è la loro intensità e soprattutto la loro frequenza. Le ondate di calore durano più a lungo, iniziano prima e terminano più tardi rispetto al passato. Le pause fresche diventano meno frequenti e le temperature elevate persistono anche per molti giorni consecutivi. Questo significa che il corpo ha meno tempo per recuperare e aumenta il cosiddetto "stress termico", cioè l'accumulo degli effetti del caldo giorno dopo giorno.
Il ruolo del cambiamento climatico
La comunità scientifica è concorde nel ritenere che il riscaldamento globale stia aumentando la probabilità e la severità delle ondate di calore.
Ma il cambiamento climatico non significa soltanto "più caldo". Significa soprattutto eventi estremi più frequenti: lunghi periodi di afa, siccità, incendi boschivi, piogge intense concentrate in poche ore e fenomeni meteorologici sempre più violenti
Il Mediterraneo è considerato uno dei cosiddetti "hotspot climatici", ovvero una delle aree del mondo che si stanno riscaldando più rapidamente della media globale. L'Italia, quindi, è particolarmente esposta agli effetti di questo cambiamento.