Cinque cicloni in pochi mesi: la Calabria è il nuovo laboratorio del clima estremo nel Mediterraneo “tropicale”
Da Harry a Jolina, passando per Apollo e Udine: negli ultimi anni l’area è stata colpita da eventi meteo sempre più violenti. Il Mare Nostrum si sta riscaldando e cambia il volto del clima nel Sud Italia. Ecco perché questi fenomeni stanno aumentando
Negli ultimi anni la Calabria è diventata un vero e proprio “laboratorio” per studiare l’impatto dei cambiamenti climatici nel Mediterraneo. Non parliamo più solo di semplici perturbazioni, ma di fenomeni estremi che hanno assunto caratteristiche tropicali.
Questi cicloni si formano in determinate condizioni. L’energia termica sulla superficie del mare viene accumulata e poi rilasciata nell’atmosfera; da una perturbazione si dirama un vortice isolato in quota, chiamato cut off, che favorisce la formazione di un’area di bassa pressione al suolo. Il forte gradiente termico verticale provoca quindi la rapida ascesa dell’aria calda e umida.
Si tratta di cicloni che, pur essendo più piccoli di quelli atlantici, ne ricalcano la struttura: un “occhio” centrale limpido, venti oltre i 120 km/h e piogge torrenziali.
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Gli ultimi cicloni che hanno interessato la Calabria in questo 2026 sono ben cinque: Harry, Ulrike, Nils, Pedro e quello attualmente in azione, Jolina.
Il più potente è stato senza dubbio Harry: ha provocato ingenti danni causati dalle violente precipitazioni e soprattutto dalle raffiche di vento di tempesta che hanno superato i 130 km/h, generando intense mareggiate lungo le coste più esposte con onde che hanno superato addirittura i 7 metri di altezza.
Gli altri cicloni però non sono stati da meno, con il maltempo che ha messo in ginocchio l’intera regione e accumuli di pioggia che, a marzo, risultano localmente oltre gli 800 mm, un dato che normalmente si registra nell’arco di un intero anno.
Dal 2020 numerosi sono stati gli eventi estremi registrati. Tra i più importanti c’è stato il ciclone Udine nel 2020, che ha causato la storica alluvione nel Crotonese, dove sono caduti oltre 400 mm di pioggia in poche ore. Nel 2021 il medicane Apollo ha messo in ginocchio l’area meridionale della Calabria jonica, con venti di tempesta e violente mareggiate soprattutto nella Locride. Nel 2024, purtroppo, il maltempo ha causato anche delle vittime: una tempesta ha portato precipitazioni intense nel Lametino, con allagamenti, smottamenti e frane diffuse.
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Negli ultimi anni il Mediterraneo sta subendo un riscaldamento accelerato. Questo comporta una conseguenza diretta: l’energia disponibile. Mari più caldi significano più vapore acqueo, ovvero più “benzina” per il ciclone.
Se un tempo i medicane erano tipici solo dell’autunno (settembre-novembre), oggi possono formarsi anche in pieno inverno o in tarda estate proprio a causa delle anomalie termiche marine.
A differenza degli uragani atlantici, che possono durare settimane e viaggiare per migliaia di chilometri, i medicane sono veri e propri “bonsai”: durano mediamente da 24 a 48 ore e hanno un diametro molto ridotto, tra i 100 e i 300 km. Tuttavia la loro violenza sulla costa può essere paragonata a quella di un uragano di categoria 1.
Il nostro mare, dunque, si sta comportando sempre più come un oceano tropicale.
Un tempo tali eventi erano fenomeni decennali. Oggi se ne registrano due o tre all’anno. Recentemente il ciclone Harry ha dimostrato quanto questi fenomeni siano diventati distruttivi, colpendo duramente il Sud Italia con venti rinforzati del 15% a causa del riscaldamento globale.