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08/10/2026 ore 06.58
Meteo

Radar meteo ripristinato, ma i cicloni arriveranno e per la sicurezza della Calabria serve fare di più

Dopo dieci mesi è tornato operativo il radar meteorologico di Monte Pettinascura, ma ora serve integrarlo nelle procedure della Protezione Civile. L’obiettivo è unire dati, pluviometri e caratteristiche dei bacini per rendere più tempestive le allerte durante gli eventi meteorologici

di Carlo Tansi*

Dopo circa dieci mesi di inattività è tornato finalmente in funzione il radar meteorologico di Monte Pettinascura, l’unico presente in Calabria e uno degli strumenti più importanti per seguire in tempo reale l’evoluzione delle precipitazioni sulla nostra regione. È certamente una buona notizia. Ma riaccendere il radar non basta.

Adesso occorre compiere un secondo passo, forse ancora più importante: fare entrare ufficialmente e sistematicamente le informazioni fornite dal radar nelle procedure operative della Protezione Civile regionale per la gestione degli eventi meteorologici in corso. Il problema è sostanziale.

Il sistema di allertamento della Protezione Civile è necessariamente regolato da procedure, soglie e protocolli rigorosi. Le decisioni che possono determinare l'attivazione di strutture operative, presidi territoriali e misure di protezione della popolazione non possono dipendere dalla valutazione soggettiva di chi, in quel momento, osserva un'immaginer radar.

I bollettini di allerta (gialla, arancione e rossa) per eventi previsti vengono elaborati e confezionati dal Centro Funzionale Multirischi dell’Arpacal e trasmessi quotidianamente dalla Protezione Civile della Calabria, generalmente intorno alle ore 12.30, a tutti i Sindaci della Calabria, responsabili di Protezione Civile nei rispettivi Comuni, nonché agli altri enti competenti. Gli stessi bollettini vengono inoltre resi disponibili alla popolazione attraverso il sito istituzionale e i canali social ufficiali della Protezione civile della Calabria. Essi riguardano principalmente gli scenari previsti per il giorno successivo, ferma restando la possibilità di aggiornamenti per il pomeriggio del giorno in cui vengono emessi qualora intervengano variazioni significative delle previsioni.

A questi si aggiungono i bollettini di allerta cosiddetti “per eventi in corso”, che possono essere emessi quando le precipitazioni effettivamente registrate dalla rete pluviometrica regionale raggiungono o superano valori soglia prestabiliti, associati alla possibilità che si determinino situazioni di criticità e fenomeni di dissesto idrogeologico.

È soprattutto in questa fase che le informazioni provenienti dal radar meteorologico possono assumere un'importanza fondamentale. Integrate con i dati puntuali dei pluviometri, consentirebbero infatti di conoscere anche la distribuzione spaziale, l'intensità, la persistenza e lo spostamento delle precipitazioni in atto, migliorando sensibilmente l'attendibilità della valutazione degli scenari di rischio e, conseguentemente, dei bollettini di allerta per eventi in corso.

Oggi disponiamo di uno strumento tecnologicamente avanzato capace di mostrarci quasi in tempo reale dove stanno avvenendo le precipitazioni, quale sia la loro intensità e come si stiano spostando. Ma se queste informazioni non vengono inserite in un protocollo operativo codificato, il loro utilizzo rimane inevitabilmente affidato in larga misura all'interpretazione dell'operatore. Ed è proprio questo limite che bisogna superare.

Il radar meteo di Monte Pettinascura ha ripreso a trasmettere i dati

Dal radar all’allerta: servono regole precise

Il radar meteorologico non sostituisce né i modelli previsionali né la rete pluviometrica. Fa un'altra cosa, fondamentale: osserva l'evento mentre sta accadendo. Un modello meteorologico ci indica con ore o giorni di anticipo ciò che potrebbe verificarsi. Un pluviometro misura con grande precisione quanta pioggia è caduta, ma soltanto nel punto in cui è installato. Il radar, invece, permette di seguire la distribuzione spaziale delle precipitazioni su aree molto vaste e di valutarne evoluzione, intensità e spostamento. È il nowcasting, la previsione a brevissimo termine.

Ed è proprio durante un evento in corso che questa informazione può diventare preziosissima.

Pensiamo a un sistema temporalesco intenso che insiste per ore sulla stessa zona. Il radar consente di individuarlo, seguirne l'evoluzione e capire quali bacini idrografici vengono investiti dalle precipitazioni più intense.

Ma il passo decisivo deve essere quello successivo: trasformare questa enorme quantità di informazioni in criteri operativi oggettivi e preventivamente definiti.

Non conta soltanto quando piove, ma dove piove

C'è poi un aspetto che considero fondamentale e che riguarda direttamente la geologia e la morfologia della Calabria. La stessa quantità di pioggia può produrre conseguenze completamente differenti a seconda del territorio sul quale cade.

Un conto è una precipitazione intensa su un bacino ampio e con tempi di risposta relativamente lunghi. Un altro è la stessa precipitazione concentrata su un piccolo bacino montano, ripido e con tempi di corrivazione estremamente brevi.

Contano la superficie e la forma del bacino, le pendenze, la struttura della rete idrografica, la permeabilità dei terreni, le condizioni geologiche e geomorfologiche, lo stato di saturazione dei suoli e naturalmente la quantità di pioggia già caduta nelle ore e nei giorni precedenti.

Sono questi fattori che possono trasformare una precipitazione molto intensa in una piena improvvisa, un'alluvione, una colata detritica o nell'innesco diffuso di frane. Per questo propongo che venga costruito un protocollo regionale che integri tre grandi famiglie di informazioni: i dati radar in tempo reale, le misure della rete pluviometrica regionale e le caratteristiche fisiche, morfometriche, idrologiche, geologiche e geomorfologiche dei bacini idrografici calabresi.

Il radar ci dice dove e con quale intensità sta piovendo e come si sta evolvendo la precipitazione. I pluviometri ci dicono quanta pioggia è effettivamente caduta nei punti di misura. La conoscenza del territorio ci dice quali possono essere le conseguenze di quella pioggia su quel determinato bacino.

È dall'integrazione di queste informazioni che possiamo migliorare significativamente la capacità di valutare gli scenari di rischio durante un evento.

Costruire una procedura, non affidarsi all’interpretazione

Naturalmente un sistema del genere deve essere scientificamente validato. Occorre analizzare gli eventi meteorologici e alluvionali del passato, confrontare le immagini radar con le precipitazioni effettivamente registrate dai pluviometri e con gli effetti verificatisi al suolo, individuare soglie e indicatori significativi e costruire, dove tecnicamente possibile, matrici decisionali e procedure operative condivise.

Non si tratta di affidare a un algoritmo la decisione di lanciare un'allerta. Si tratta esattamente del contrario: fornire a chi deve assumere decisioni strumenti più oggettivi, riproducibili e scientificamente fondati, riducendo quanto più possibile la componente soggettiva nell'interpretazione di un evento in rapida evoluzione.

Un sistema del genere potrebbe inoltre generare automaticamente segnalazioni quando, per esempio, precipitazioni di particolare intensità persistono o si spostano verso bacini che, per dimensioni, morfologia, geologia e condizioni pregresse, presentano una maggiore predisposizione a fenomeni rapidi e pericolosi.

L'informazione radar diventerebbe così parte di una vera catena operativa di monitoraggio, valutazione e aggiornamento dello scenario durante l'evento, integrata con gli strumenti già utilizzati dal sistema regionale di Protezione Civile.

In Calabria pochi minuti possono fare la differenza

In una regione come la Calabria tutto questo assume un'importanza particolare. Abbiamo bacini piccoli e ripidi, corsi d'acqua con tempi di risposta molto brevi, territori geologicamente fragili e aree fortemente urbanizzate anche in prossimità di fiumi, torrenti e coste. Durante fenomeni meteorologici estremi, la situazione può evolvere molto rapidamente.

In questi casi anche pochi minuti possono fare la differenza.

Il radar non impedisce a un fiume di esondare e non impedisce a una frana di verificarsi. Ma può contribuire a farci capire prima e meglio quello che sta accadendo e, soprattutto, quello che potrebbe accadere nei minuti e nelle ore immediatamente successive.

Ho utilizzato altre volte un'immagine molto semplice: il radar è come il faro di un'automobile che viaggia di notte. Il faro non elimina l'ostacolo, ma permette di vederlo prima.

Abbiamo giustamente chiesto che quel faro, rimasto spento per dieci mesi, venisse riacceso. È stato fatto.

Adesso dobbiamo compiere il passo successivo: stabilire con regole tecnico-scientifiche, precise e uguali per tutti come utilizzare ciò che quel faro ci permette di vedere.

Perché la tecnologia diventa davvero utile alla Protezione Civile quando l'informazione si trasforma rapidamente in conoscenza, la conoscenza in decisione e la decisione, quando necessario, in azioni concrete a tutela della popolazione.

*Geologo, primo Ricercatore Cnr e già Direttore della Protezione civile della Calabria