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29/08/2025 ore 11.03
Opinioni

A Gaza respirare è un crimine ma la voce di Mariam risuona potente

Colpita da un drone israeliano nell’ospedale di Nasser, la reporter lasciava al figlio di sette anni un ultimo messaggio d’amore: «Studia, sii brillante e tieni sempre la testa alta»

di Battista Bruno

A Gaza non esiste più il tempo. A Gaza l’aria è polvere. A Gaza respirare è un crimine.

Da mesi, ormai, informare su Gaza è diventato un reato. Chi fotografa, racconta, documenta oltre le censure di Israele e dei suoi alleati paga con la vita. Perché in guerra tutto è giustificato. In guerra, chi testimonia le morti, le ingiustizie, i massacri reiterati, è una minaccia: un nemico da eliminare.

In guerra, lanciare missili su un ospedale civile pieno di persone, tra cui donne, bambini e qualche giornalista, diventa un atto dovuto, un’azione “giustificata”. In guerra, chi cerca di reagire in modo pacifico non ha diritto di vivere.

Questa è la storia di Mariam Abu Daggq, la giovane giornalista palestinese rimasta uccisa, insieme ad altri quattro colleghi, nell’attacco israeliano con droni sull’ospedale di Nasser.

Mariam era la reporter che raccontava storie distrutte: il dolore delle madri di Gaza, i corpi putrefatti ammassati tra le rovine, le ferite permanenti di bambini senza volto, le voci spente di padri senza terra.

La sua colpa, il suo “reato”, era questo: resistere, informare con dignità, portare al mondo uno sguardo libero. Era la colpa di una giovane madre che voleva lasciare al figlio una speranza di vita.

L’attacco all’ospedale di Nasser ha dimostrato, per l’ennesima volta, che davanti ai regimi autoritari la ricerca della pace senza l’uso della forza è considerata la minaccia più grave.

La storia di Mariam è la storia di una madre che, prima di morire, lascia — tra sangue e polvere — sulle note del suo smartphone un messaggio d’amore al figlio di sette anni:
"Ghaith, cuore e anima di tua madre, sei tu. Ti chiedo di non piangere per me, ma di pregare per me, così che io possa restare serena. Voglio che tu tenga la testa alta, che tu studi, che tu sia brillante e distinto, e che tu diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita, amore mio. Non dimenticare che io facevo di tutto per renderti felice, a tuo agio e in pace, e che tutto ciò che ho fatto era per te. Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam, come me. Tu sei il mio amore, il mio cuore, il mio sostegno, la mia anima e mio figlio: colui che mi fa alzare la testa con orgoglio. Sii sempre felice e conserva una buona reputazione. Ti prego, Ghith: la tua preghiera, poi ancora la tua preghiera, e poi ancora la tua preghiera. Tua madre, Mariam".

Gaza, ancora vive.