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25/10/2026 ore 17.41
Opinioni

Aveva ragione Trasimaco? Quando la giustizia diventa l’utile del più forte

Le proteste infiammano l’Europa, le guerre continuano e i giganti dell’AI lanciano allarmi apocalittici sul futuro dell’umanità. La chiave di lettura ce la offre un dialogo di Platone

di Costanza Morreale

Le proteste infiammano l’Europa, le guerre continuano e i giganti dell’AI lanciano allarmi apocalittici sul futuro dell’umanità. Con la fine dell’estate il caos sembra essere diventato l’unità di misura dei rapporti internazionali e la situazione si è ulteriormente complicata in Europa. Qualche esempio concreto di ciò che è accaduto da settembre 2026: in Sassonia ha vinto un noto partito di estrema destra, generando sconcerto nell’opinione pubblica. In Spagna, dopo lo sfratto di un’anziana donna sono esplose le proteste per il caro affitti. In Francia, gli studenti sono scesi in piazza per denunciare le lacune del sistema scolastico, a loro si sono poi affiancati gilet gialli e sindacati. In Italia, le proteste contro il caro trasporti hanno finito per bloccare il Sud. Mobilitazioni studentesche sono esplose anche in Portogallo, Belgio e Albania.

Al di là delle differenze nazionali, emerge un denominatore comune: l’insufficienza delle politiche sociali e l’impoverimento progressivo della classe media. I problemi sembrano ripetersi da un Paese all’altro e rimandano a una crisi più generale del sistema pubblico, sempre meno capace di garantire diritti fondamentali, mentre rimane salda la volontà europea di aumentare le spese militari. Ma col finire dell’estate un ulteriore aspetto ha agitato la preoccupazione pubblica: l’appello del CEO di Anthropic di rallentare lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati, dal momento che il progresso tecnologico non procederebbe di pari passo ad adeguate garanzie di sicurezza.

Non sarebbe certo opportuno liquidare questioni tanto complesse con una spiegazione frettolosa o univoca eppure, esiste una chiave di lettura che sembra attraversare questa molteplicità di fenomeni. Una chiave di lettura che può essere condensata in una provocazione: aveva ragione Trasimaco!

Trasimaco è un personaggio del dialogo di Platone La Repubblica, di cui non offriremo né una sintesi né un’interpretazione. Fermiamoci al concetto da lui sostenuto: la giustizia è l’utile del più forte. Cosa significa? Significa che, all’origine della giustizia, non vi sarebbero né l’eguaglianza né l’equità, bensì la forza. È infatti chi detiene il potere a emanare le leggi, stabilendo ciò che è giusto sulla base del proprio utile. Di conseguenza, obbedire alle leggi significa essere giusti, mentre disobbedire significa esporsi alla condanna in quanto ingiusti. Verrebbe da obiettare che la giustizia non è semplicemente equiparabile a ciò che è legale ed effettivamente è in questa distinzione che si gioca ogni azione contro lo status quo.

Eppure la posizione di Trasimaco non è semplicemente quella del personaggio “cattivo”, perché svela uno dei principi del realismo politico. Egli descrive come funziona pragmaticamente il potere e come attraverso la legge possa non solo mantenersi, ma anche legittimare l’uso della violenza. Per esempio: uno Stato non solo è dotato di un corpo di leggi che mantengono la sua stabilità (fanno il suo utile), ma attraverso la legge può anche esercitare quella violenza necessaria al suo mantenimento, e che in quanto legiferata non è più violenza. Nessuno infatti chiamerebbe violento quello Stato che punisce un assassino anche se di fatto lo costringe a rimanere rinchiuso in una cella. Quando è che allora la posizione di Trasimaco entra in conflitto con le nostre intuizioni morali? Quando l’utile del più forte finisce per coincidere esclusivamente con l’interesse di una piccola élite. Quando i diritti della maggioranza vengono dimenticati e quando gli allarmi degli esponenti del mondo digitale vengono ignorati in nome della rincorsa alla supremazia tecnologica — e quindi geopolitica.

La posizione di Trasimaco sembra effettivamente descrivere l’attuale stato di cose. Eppure, all’interno della Repubblica, Platone cerca di confutare la sua tesi, perché c’è qualcosa di questa posizione che fatichiamo ad accettare. Si tratta dello spazio che passa tra la “le cose per come sono” e “le cose per come dovrebbero essere”. È questo stesso spazio che oggi è il luogo delle proteste.