Cannizzaro vince e convince, passa Roscioli: Forza Italia si prende Reggio
Il centrodestra supera il campo largo nelle suppletive e Fabio Roscioli conquista il seggio alla Camera lasciato dall’attuale sindaco
Lo spoglio si è concluso, le sezioni sono state scrutinate. Fabio Roscioli è il sostituto di Francesco Cannizzaro alla Camera dei deputati nelle file di Forza Italia. Pochi mesi o poco più, ma le elezioni di Reggio Calabria sono un monito per l’intera nazione. Anzi, per il centrodestra «unito».
51% del centrodestra, 36,59% il campo largo e 10,94% il candidato di Roberto Vannacci, Domenico Giannetta, ma su questo ci torneremo a breve.
È stata una campagna elettorale dettata dallo scontro frontale non tra il centrodestra e il campo largo, ma tra il centrodestra e la destra, quella vannacciana. È stata una campagna elettorale con tanti protagonisti, meno che i candidati, e con tante azioni criticate, compiute dai non candidati.
Chi fa paura a chi?
Anche prima di questa tornata elettorale, il primo cittadino reggino non è stato clemente con il generale, accusandolo di «fargli paura» e rispondendo per le rime al generale proprio dal palco dell’ultima sera prima del silenzio elettorale: «Curnutu si tu e cu non tu rici» e poi «ma quanto siete coglioni?», riferendosi ai competitor vannacciani per aver passeggiato sul corso reggino con un ragazzo che indossava la maglia del Catanzaro. Ma perché «cornuti»?
Nel discorso di chiusura della campagna elettorale, l’eurodeputato Vannacci ha fatto leva sul fatto che gli altri candidati non fossero di Reggio (segnalo, però, che neanche Giannetta è di Reggio Calabria) e che tanti altri deputati non calabresi, che oggi siedono in Parlamento, siano stati eletti con i voti dei calabresi. E quindi la domanda: «Volete continuare ad essere cornuti e pure mazziati?». Sipario.
«Vi tratta come asini»
Così ha iniziato il suo discorso di chiusura della campagna elettorale Roberto Vannacci, riferendosi al sindaco Francesco Cannizzaro: «Si agita, suda, gesticola con le movenze di un plantigrade». A proposito di campagna elettorale tranquilla e politica elegante.
La questione delle deleghe è quella più attenzionata: «Vi tratta come asini, vi fa vedere la carota», dice Vannacci riferendosi a Cannizzaro, «solo chi mi vota avrà le deleghe per la Città metropolitana. Perché non le ha ancora date?». E poi conclude, sempre attaccando il primo cittadino: «Questo è il suo modo di fare politica».
Alea iacta est
Il centrodestra ha vinto, ma diamo a Cesare ciò che è di Cesare (o del Canniz, per dirlo in termini di perfidiana memoria). Cannizzaro ha vinto, con lui la sua squadra e Forza Italia tutta. Dopo l’acclarata vittoria, lo stesso sindaco, in compagnia del governatore Occhiuto, ha fatto i complimenti, nel punto stampa, al suo partito, ai vertici nazionali – Tajani in primis – e all’amico avvocato e neo deputato Fabio Roscioli.
Ma chi è davvero?
La domanda è lecita, più che lecita. Il suo passato in Forza Italia affonda le radici nel già Popolo delle Libertà. Un fedelissimo di Berlusconi che oggi ricopre l’incarico di tesoriere del partito azzurro.
Avvocato, romano e con una particolare attenzione al sociale; infatti, Roscioli è diventato nel 2020 vicepresidente dell’associazione Mancini-Jacobini, impegnata da tempo nell’assistenza alle persone bisognose residenti nel Comune capitolino.
«Cucù, cucù, Vannacci non c’è più»
Così, uscendo dalla segreteria elettorale, Cannizzaro e Occhiuto si sono lasciati andare a cori da stadio che intonavano proprio queste parole. Ci sta, sia chiaro. La gioia, il giubilo. Gli è concesso ed è anche bello vedere che questa competizione elettorale, da loro portata avanti, abbia avuto una presenza costante di giovani che, appunto, li hanno coinvolti in questi cori.
Ma da domani bisogna fare attenzione. E questa volta la partita non avrà più Ciccio Cannizzaro come punta di diamante, forse neanche Occhiuto – ma è troppo presto per dirlo –, bensì Meloni & Co.
Chi oggi guardava questa competizione, dall’esito forse scontato, dai palazzi romani e dai dicasteri più importanti, ha un «problema» di non poco conto: Roberto Vannacci.
Non si faccia un errore: pensare che oggi Futuro Nazionale abbia perso.
Davvero si può considerare sconfitto un partito nato meno di un anno fa che, contro otto partiti – quattro da una parte, quattro dall’altra – si sia «fermato» all’11%?
Davvero si può considerare sconfitto chi, in pochi mesi, ha superato tutti i partiti di centrodestra, fatto salvo quello della premier?
Ma rimanendo nel Sud della regione: chi è sconfitto davvero? Chi viene da Viareggio o chi è sindaco di una città – vedi Locri – con una lista di centrodestra, ma che nella sua roccaforte vede «passare» il campo largo?
Vannacci non ha perso. Vannacci, da solo, ha fatto più di quanto tanti altri, da soli, non avrebbero mai fatto. Ma ci sta, ora è il suo momento. Non si può sapere, però, se il 2027 – aprile o ottobre che sarà – lo vedrà ancora sulla cresta dell’onda. Ma una cosa è certa: se la destra non vuole essere l’attuale sinistra, belligerante e incapace di fare alleanze stabili, deve fare una cosa che negli anni l’ha sempre contraddistinta: contrattare.