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03/01/2026 ore 07.32
Opinioni

Crans-Montana, la rilevanza giuridica della mancata sicurezza sul lavoro e delle violazioni delle norme antincendio

Un’ennesima strage fa da monito, affinché si possano evitare altre tragedie simili in futuro. Il rispetto delle leggi deve essere una priorità perché la vita delle persone è molto più importante di tutto il resto

di Francesca Levato
Fiamme e gente in fuga dopo l’esplosione mortale durante la festa di capodanno a Crans-Montana

Quanto contenuto nel presente contributo è frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non implica l’amministrazione di appartenenza

Dentro al locale, la festa è in pieno svolgimento, e l'atmosfera è carica di speranza e felicità per il nuovo anno appena iniziato. La musica risuona forte, le luci brillano intensamente, quasi ipnotizzando, mentre i bicchieri tintinnano e lo champagne scorre a fiumi. I sorrisi sono ovunque, e i corpi si muovono con il desiderio di divertirsi a tutti i costi, con speranze che danzano nei cuori. Nessuno pensava che potesse accadere qualcosa di brutto, fino a quel momento in cui i loro corpi, ancor prima delle loro menti, percepirono che qualcosa non andava. L'aria era cambiata, e per alcuni di loro, quel momento rappresentava l'ultimo attimo di una vita che stava per essere spezzata. La strage di Crans-Montana è un esempio tragico e chiaro di cosa accade quando le regole di sicurezza sul lavoro, di prevenzione incendi e di gestione delle emergenze non vengono rispettate.

Non si è trattato di un evento improvviso e inaspettato, ma piuttosto il risultato di una serie di errori gravi dal punto di vista giuridico e legale. Questo evento dimostra che ignorare le regole di prevenzione non è solo una violazione contravvenzionale, ma un fattore cruciale che può mettere in pericolo la vita e la sicurezza delle persone. L’ennesimo disastro ci ricorda, purtroppo, che il diritto fondamentale alla vita e alla sicurezza può essere compromesso quando non si seguono queste regole.

Questa tragica disgrazia non può essere compresa però solo analizzando le leggi violate. C'è una questione profonda che tocca la nostra coscienza: molte vite umane sono state sacrificate, vite di giovani che avrebbero potuto essere salvate. Quando un evento tragico si verifica a causa di problemi noti e prevenibili nella struttura e nell'organizzazione, la tragedia diventa un dilemma morale che va oltre l'incidente stesso. Da un punto di vista etico, la sicurezza non è solo un obbligo legale, ma un vero e proprio dovere verso gli altri. Ogni persona che entra in un luogo di lavoro o in uno spazio pubblico affida implicitamente la propria vita a chi lo gestisce. Questo atto di fiducia genera una responsabilità che non può essere trascurata o ridotta a una semplice formalità.

La mancanza di materiali ignifughi, vie di fuga insufficienti e l'assenza di una gestione efficace delle emergenze non sono solo errori tecnici, ma scelte — o omissioni — che hanno avuto e continuano ad avere un impatto diretto sul destino delle persone coinvolte.

L'anno nuovo inizia, purtroppo, con una perdita devastante. Molti che volevano solo divertirsi e festeggiare sono stati colpiti, si tratta di vittime innocenti e noi tutti non possiamo semplicemente accettare che sia successo, né indignarci solo dopo l’occorso. Non possiamo considerarlo come una conseguenza inevitabile di quanto accaduto. Al contrario, sembra che sia successo perché, come sempre accade, alcuni valori siano stati messi nel posto sbagliato. La sicurezza non è stata ritenuta abbastanza importante, mentre altri interessi, come il risparmio economico o la sottovalutazione (ignoranza) del pericolo, sono stati messi al primo posto.

Da un punto di vista morale, questo ulteriore tragico evento ci spinge a porre ancora domande cruciali sulla responsabilità di chi aveva il potere di prevenire l'accaduto, ma non ha agito di conseguenza. Se è possibile prevenire qualcosa e non lo si fa, allora la perdita di vite umane diventa un peso enorme sulla coscienza di tutti. La responsabilità di chi poteva agire e non lo ha fatto diventa una questione etica che riguarda l'intera comunità. Questo significa che non prevenire un evento che si poteva evitare, e che ha portato alla perdita di vite umane, diventa una responsabilità che ricade su tutta la società, ma questo allora nei luoghi di lavoro non è un omicidio?

La mancanza di sicurezza è una forma di violenza subdola, una violenza silenziosa ed indiretta che può essere devastante. Non è qualcosa che accade intenzionalmente, ma è il risultato di tante piccole negligenze che, alla fine, portano a conseguenze irreversibili. Ogni volta che si ignora una norma di sicurezza, si tradisce la fiducia di chi si aspetta di essere al sicuro. Queste tragedie ci ricordano quanto sia facile perdere la vita quando ci si affida a sistemi che non mettono al primo posto la sicurezza delle persone, sia in un bar che in un cantiere. La vita umana è estremamente fragile e deve essere protetta in ogni modo possibile. Dal punto di vista etico, il valore della vita umana dovrebbe guidare ogni decisione all'interno di un'organizzazione o di una struttura, ed è responsabilità del datore di lavoro e di chi organizza.

Le norme per la prevenzione degli incendi e le regole di sicurezza non sono semplici procedure burocratiche, ma rappresentano modi concreti per attuare questo valore. Se le ignoriamo, accettiamo il rischio che qualcuno possa perdere la vita. Ad esempio, se c'è solo un'uscita in caso di emergenza o se ci sono materiali infiammabili, se non ci sono estintori, se non sono evidenti planimetrie per le vie di fuga, non si tratta solo di un problema tecnico, ma anche di un segnale che dimostra che non ci preoccupiamo delle conseguenze delle nostre scelte sulle persone. In sostanza, quando non seguiamo le norme di sicurezza, dimostriamo di non avere a cuore la vita degli altri. Bisogna fermarsi a riflettere profondamente sul concetto di responsabilità che sia essa morale e giuridica. Non basta semplicemente seguire la legge; è fondamentale comprendere il significato profondo delle norme, che è quello di proteggere la vita.

Per raggiungere questo obiettivo, è sempre più chiaro che è necessaria una formazione incisiva per i datori di lavoro, per chi organizza e gestisce gli ambienti che sono i principali responsabili. Ogni vittima non rappresenta solo una perdita personale, ma segna anche il fallimento di un sistema che avrebbe dovuto garantire sicurezza e dignità. La sicurezza sul lavoro è essenziale. Il principio della prevenzione dei rischi è alla base di tutto. I datori di lavoro e i responsabili delle strutture devono riconoscere, identificare e valutare i rischi e i pericoli, facendo tutto il possibile per eliminarli o ridurli. Non si tratta solo di aspetti tecnici, ma anche di obblighi legali. Ignorare questo principio può portare a conseguenze legali, come responsabilità civili, penali e amministrative.

La sicurezza nei luoghi di lavoro è un dovere per tutti, e violarla può avere gravi conseguenze. I datori di lavoro e i responsabili delle strutture hanno l'obbligo di proteggere i lavoratori e garantire un ambiente di lavoro sicuro anche per i visitatori e la comunità Ignorare le regole di prevenzione non costituisce una semplice violazione amministrativa o contravvenzionale, ma può integrare responsabilità penale per eventi lesivi o mortali, fino a configurare il reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza (art. 589 c.p.). La Corte di cassazione ha più volte chiarito che la violazione delle norme antinfortunistiche non ha solo funzione preventiva, ma rappresenta un presidio diretto della tutela della vita umana (Cass. pen., sez. IV, n. 38991/2010). È importante ricordare quanto il legislatore del T.U. 81/08 abbia voluto preservare nella definizione di salute, intesa come uno "stato di benessere fisico, mentale e sociale, non limitato all'assenza di malattia o infermità", riprendendo la definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di benessere olistico. La prevenzione dei rischi è il primo passo per raggiungere questo obiettivo.

Nel caso in questione, l'uso di un soffitto non ignifugo (un aspetto che salta subito agli occhi di tutti) è chiaramente in violazione delle norme antincendio, non ci si trova di fronte a un evento improvviso e imprevedibile, ma al risultato di una catena di omissioni, tutte riconducibili a obblighi precisi previsti dall’ordinamento. La giurisprudenza della Corte di Cassazione è costante nell’affermare che gli eventi lesivi verificatisi in luoghi di lavoro o aperti al pubblico non possono essere qualificati come “fatalità” quando il rischio era conoscibile, prevedibile ed evitabile (Cass. pen., sez. IV, n. 22249/2016). Queste regole sono state create per garantire l'uso di materiali che non si infiammano facilmente, in modo da rallentare la diffusione del fuoco e dare alle persone il tempo necessario per evacuare in sicurezza. Dal punto di vista tecnico, i materiali non resistenti al fuoco possono far divampare un incendio in un batter d'occhio e generare fumi tossici, riducendo drasticamente il tempo a disposizione per reagire in caso di emergenza. Legalmente parlando, utilizzare materiali non ignifughi è considerato un grave errore, poiché era prevedibile e si poteva evitare.

La legge sulla sicurezza antincendio è molto chiara: non ci sono alternative, è fondamentale adottare soluzioni costruttive e misure preventive che garantiscano la sicurezza. Inoltre, un altro problema serio riguarda la gestione stessa delle emergenze, che è cruciale per la sicurezza. Il fatto che nel bar “La constellation” ci fosse solo una porta antincendio è inaccettabile e contrasta con le norme di sicurezza relative alle vie di uscita; almeno cinque porte avrebbero dovuto essere presenti, considerando la capienza del locale e il numero di clienti al momento della tragedia! Le normative tecniche richiedono più uscite di emergenza, disposte in modo adeguato e dimensionate in base al numero di persone, per garantire una via di fuga rapida e ordinata. Se l'unica via d'uscita è una porta, per di più accessibile solo tramite una scala stretta, le persone si trovano in una situazione di grande pericolo, specialmente quando scoppia il panico, la visibilità è scarsa e c'è molto fumo. Quella che era gioia si è trasformata in paura.

Dal punto di vista legale, l'inadeguatezza delle vie di fuga rappresenta una grave responsabilità organizzativa. La sicurezza non riguarda solo l'edificio, ma anche la pianificazione delle procedure da seguire in caso di emergenza. L'assenza di un sistema di evacuazione efficace dimostra una mancanza di valutazione del rischio e di un piano di emergenza funzionale. In queste condizioni, le persone non sono messe in grado di proteggersi, ma sono lasciate in balia degli eventi.

Ciò che rende ancora più tragica la situazione di Crans-Montana è che le violazioni riscontrate non erano nascoste o imprevedibili. Al contrario, si trattava di problemi evidenti che avrebbero potuto essere identificati e risolti con controlli, manutenzioni e adeguamenti strutturali. Questo aspetto sottolinea la responsabilità, poiché il diritto alla sicurezza sul lavoro si fonda sul principio di diligenza qualificata: chi gestisce un'attività aperta al pubblico o un luogo di lavoro deve operare con un livello di attenzione superiore alla norma, proprio perché ha la sicurezza di altre persone nelle proprie mani. La sicurezza non è soltanto un obbligo giuridico, ma un dovere morale derivante dalla posizione di garanzia. Secondo un principio giuridico consolidato, chi gestisce un luogo di lavoro o un’attività aperta al pubblico assume una posizione di garanzia nei confronti di chi vi accede, ed è quindi obbligato a impedire eventi dannosi prevedibili (art. 40, comma 2, c.p.). La Cassazione ha chiarito che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo” (Cass. pen., sez. IV, n. 49821/2012). Ogni porta di emergenza mancante, ogni materiale non conforme, ogni valutazione dei rischi mancante o incompleta, ogni piano di evacuazione assente rappresenta una scelta che può trasformarsi in una condanna. Va tutelato, ad ogni costo, il diritto fondamentale alla vita e alla sicurezza (ai sensi e per gli effetti dell’art. 2 e dall’art. 32 della Costituzione) che viene gravemente compromesso quando le regole di sicurezza vengono sacrificate. Dietro le violazioni normative non ci sono solo numeri o articoli di legge, ma persone reali, colte di sorpresa in un luogo che avrebbe dovuto essere sicuro.

In conclusione, il disastro di Crans-Montana dimostra chiaramente che la mancanza di sicurezza sul lavoro e il mancato rispetto delle norme antincendio sono cause fondamentali dell'evento. Dal punto di vista legale, ci sono responsabilità molto chiare legate alla prevenzione, alla scelta dei materiali e alla gestione dell'emergenza, sarà compito ora della magistratura accertare la dinamica ed il nesso di causalità al fine di determinare le giuste responsabilità, anche se a parere di chi scrive qui si manifesta con chiarezza il nesso tra colpa e risultato: il rischio era noto, le misure erano previste dalla legge, ma non sono state adottate. In tali casi, la giurisprudenza parla di colpa per negligenza, imprudenza e imperizia, aggravata dalla violazione di norme specifiche (Cass. pen., sez. IV, n. 37724/2014) Ancora più volte la Cassazione ha affermato che la mancanza o l’inadeguatezza delle vie di esodo integra una grave responsabilità organizzativa ( cfr Cass. pen., sez. IV, n. 16186/2019). Dal punto di vista umano, è cruciale sviluppare una cultura della sicurezza che metta al centro la protezione della persona. È fondamentale imparare da questo evento e cercare di migliorare la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro. La cultura della sicurezza deve essere una priorità per tutti, perché la vita delle persone è molto più importante di qualsiasi altro fattore. Un’ennesima strage ci fa da monito per tutti, affinché si possano evitare altre tragedie simili in futuro. Solo attraverso il rispetto delle norme e l'impegno collettivo possiamo garantire un ambiente di lavoro più sicuro.

* Ispettore del lavoro in servizio presso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro

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