Da Mani Pulite ad Almasri, le contraddizioni di una Repubblica sempre più fragile
La crisi dei partiti, l’ascesa del grillismo, le esperienze dei governi Conte e le polemiche sull’operato del ministro Nordio: il filo che attraversa oltre trent’anni di cambiamenti politici e istituzionali
In questi giorni alcune vicende hanno ricomposto tasselli di storie che sembravano a sé stanti. Non c’era la volontà di costruire intrecci di disegni destabilizzanti. Si è preso atto che era nata la Seconda Repubblica, senza chiedersi come ciò potesse essere avvenuto senza una modifica sostanziale della Costituzione. Si è continuato a celebrare la Costituzione del 1948 e, contestualmente, si è operato, attraverso le leggi elettorali, per minarne le fondamenta e anche attraverso la legge di revisione costituzionale ex art. 138, che sciaguratamente ha ridotto il numero dei parlamentari. Il tutto ha inizio dalla metà degli anni ’90 con il pool di Mani Pulite, procuratori d’assalto, massoneria deviata, infedeli all’interno delle istituzioni dello Stato. Un cuor solo, tutto rivolto a far deragliare la Repubblica, colpendo il Parlamento, trasformandola da Repubblica parlamentare a un ibrido dove gli equilibri dei poteri sono precari, mentre sono attivi poteri gestiti da “ditte” di interessi.
Aver sottratto ai cittadini la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento, trasformandoli da eletti in nominati, è stato un disconoscimento della sovranità popolare, architrave della Costituzione.
Si è esaltata quella fase come segno di stabilità, di governabilità, di chiarezza, mentre il Paese subiva pericolosi restringimenti della democrazia e della partecipazione. Il disegno eversivo è destinato a perfezionarsi. Mi sono chiesto: perché Grillo si fa sentire ora, al verificarsi dei gravi incidenti No Tav in Val di Susa? Il mistero è subito svelato.
I grillini nascono anche da quei moti violenti che un ex magistrato ha definito terrorismo.
Aver sabotato cantieri e creato incidenti è stata la prefazione di un movimento che ha predicato il linguaggio dell’insulto, dell’odio, dell’aggressione, dell’incultura, della negazione dei percorsi di sviluppo e delle conquiste umane. Tutto racchiuso nel VFC di Grillo, che invocava l’accerchiamento, istigando alla violenza contro esponenti della politica e delle istituzioni.
Oggi ritorna in pista per recuperare il maltolto, in una contesa a volte miserevole di conteggi con Conte. Nel 2018 i grillini elessero la maggioranza dei parlamentari. Con 100 o poco più clic divennero deputati e senatori persone prive di esperienza. Nelle giornate convulse che seguirono i risultati delle elezioni politiche fu scelta la continuità della legislatura con un governo formato da grillini e Lega, formazioni che si erano sempre scontrate violentemente e che, in campagna elettorale, avevano oltrepassato ogni limite, giurandosi guerra a oltranza come loro ragion d’essere. La nascita del governo Cinque Stelle-Lega non teneva conto della volontà degli elettori. Infatti, i risultati elettorali escludevano categoricamente una maggioranza siffatta.
La Lega, per la verità, aveva maturato esperienze nelle quali praticità e responsabilità non erano mancate, prima dell’avvento di Salvini, l’uomo del Papeete. Dopo la rottura fra grillini e Lega fu varato, con lo stesso presidente del Consiglio Conte, un governo con grillini e sinistra. I grillini, quindi, facevano un salto dalle violenze nei cantieri No Tav ai vertici delle istituzioni, con i danni consumati verso le istituzioni e l’economia e con le complicità di una sinistra refrattaria al coraggio.
Di Maio, dopo le elezioni, aveva chiesto l’impeachment del Presidente della Repubblica, un galantuomo, servitore leale dello Stato, che ha evitato danni maggiori rispetto all’assalto di chi, invocando il nuovo, vanificava la migliore storia culturale e politica. Da qui, l’oggi è una conseguenza. Una maggioranza in controtendenza, con inequivocabili obiettivi autocratici, e un’opposizione balbettante, anemica di idee e di volontà, alla ricerca spasmodica dei globuli rossi del potere, comunque e dovunque.
L’ultima chicca la dà l’ineffabile ministro Nordio che, dopo 18 mesi, chiede l’arresto di Almasri, il criminale libico. Nordio non aveva ottemperato alla richiesta trasmessa, come da convenzione, alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Roma per arrestare Almasri, adducendo scuse puerili dichiarate in Parlamento, come quella secondo cui la richiesta di arresto della Corte penale internazionale era scritta in lingua straniera e conteneva degli strafalcioni.
Nordio fa tenerezza, non dice altro, si prende le legnate come prezzo da pagare…
Oggi questi inconvenienti non esistono più e, dopo 18 mesi, il Guardasigilli accede alla richiesta di arresto di un criminale dopo averlo di fatto liberato e condotto con tutti gli onori in Libia a spese degli italiani. Gli strafalcioni c’erano nella tesi ufficiosa del governo, fatta circolare, secondo cui la liberazione del generale criminale sarebbe servita a non “dispiacere” il governo libico e a evitare così contraccolpi.
Dopo pochi mesi Almasri veniva condannato e messo in galera dallo stesso governo libico. Nella cosiddetta Prima Repubblica, Nordio e tutti i suoi supporter e ispiratori sarebbero stati accompagnati a casa. Penso ai martiri per la libertà. Si sono immolati per un’idea oggi vanificata da coloro che credono nella propria storia, convinti che prima ci fosse il deserto. Avverto rabbia, sofferenza per il vuoto di responsabilità, di ragionevolezza e di serietà!