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05/03/2026 ore 12.52
Opinioni

Dalle leggi elettorali al “regime stabile”: come si svuotano il Parlamento e la sovranità popolare

Dai nomi simbolo delle riforme degli anni ’90 al progetto “Stabilicum”: premi di maggioranza e liste bloccate concentrano il potere nelle nomenclature, riducendo rappresentanza, scelta degli elettori e ruolo delle istituzioni

di Mario Tassone

Commentatori, che sfuggono la fatica del pensare, adottano acriticamente termini creati per indicare le riforme.
Quelle più gettonate sono le modifiche dei sistemi elettorali. Mattarellum, Italicum, Porcellum, Rosatellum sono i nomi delle riforme elettorali,approvate e non, che hanno scadenzato i processi dello svuotamento sostanziale della Costituzione con la crisi delle istituzioni di rappresentanza democratica e il prosciugamento del flusso delle energie, che attraverso i partiti, hanno alimentato una lunga stagione della politica.

Il Parlamento, i partiti cardini dell’impianto costituzionale, sono stati “superati” dal disegno eversivo della metà degli anni ‘90.

Se il Parlamento non è più il centro delle garanzie democratiche, la Costituzione perde la sua originalità. È un’altra cosa rispetto alla visione dei padri costituenti.

Il Parlamento è stato sacrificato perché ritenuto il contenitore di tutti i mali, mentre oggi, tra distrazioni e tolleranze interessate, è florido un sistema di privilegi e di impunità senza controllo. Le riforme elettorali avrebbero dovuto assicurare l’’alternanza” in un bipolarismo che snatura la Costituzione del 1948.

Si è invocata stabilità e semplificazione che non si sono mai raggiunte. Anzi i poteri decisionali sono stati trasferiti in un pulviscolo di centrali sorti al di fuori del consenso popolare.

Inediti fenomeni di autoreferenzialità, di dittature sostanziali che si sono sostituiti alle istituzioni democratiche. Non più la sovranità del popolo ma altre sovranità al di fuori della comunità dei cittadini.

Il progetto di riforma elettorale presentata dalla maggioranza di governo è stata battezzata “”Stabilicum”. I soliti commentatori poco pensosi si sono interrogati sul perché di questo appellativo, osservando che l’attuale governo è uno dei più stabili della nostra storia. Non hanno compreso che lo Stabilicun non si riferisce alla tenuta dei governi ma a una svolta verso un regime. Una stabilità dunque non transeunte.

L’opposizione di sinistra fa finta di opporsi ma ha responsabilità enormi di svolte antidemocratiche, mentre la maggioranza attuale naviga fra incertezze esistenziali. Infatti un premio di maggioranza che si ottiene con il 40 per cento della coalizione è una scorciatoia infame. Sulla base dei votanti sarà solo il 20 per cento dei rappresentanti degli elettori ad avere il dominio.

Ecco il regime.

E pensare che fu chiamata legge truffa quella di De Gasperi del 1953 che prevedeva lo scatto del premio di maggioranza alla coalizione che raggiungeva il 50 per cento più uno dei voti.
Avremmo capito che il 40 per cento si riferisse non ai votanti ma agli iscritti alle liste elettorali.
La eliminazione dei collegi uninominali toglie agli elettori una esigua parvenza di scelta nei collegi tra due o più contendenti.

Tutti nominati dunque.

Tutto il potere “ai Soviet” delle nomenclature dei movimenti o tribù chiamati impropriamente Partiti.

Il ballottaggio previsto se le coalizioni non raggiungono il 40 per cento è solo una ipotesi. Un diversivo. Così come è la richiesta di Fratelli d’Italia per le preferenze. Si sa che nessuno le vuole.

È inaccettabile definire proporzionale il progetto della maggioranza che viene annnullato dal premio esorbitante.

I movimenti rivoluzionari risorgimentali chiedevano diritti, libertà e democrazia di cui il Parlamento doveva essere presidio e garante. Oggi con il definitivo annullamento del Parlamento ci si sta incamminando verso una fase illiberale e anticostituzionale. Un ribaltone verso il buio!