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18/04/2026 ore 22.58
Opinioni

Dall’incoronazione alla caduta: quando la politica ti divora in men che non si dica

I “feudi” non sono castelli indistruttibili: sono costruzioni fragili, sostenute da equilibri particolari e da consensi che possono evaporare più in fretta di quanto si immagini

di Carlo Maria Mazzei
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Negli ultimi anni abbiamo visto uno strano e preoccupante cambiamento della classe politica.

Persone chiamate a gestire incarichi importanti, spesso di peso governativo, altre volte più “feudali”, legati al proprio territorio, hanno finito per interpretare il ruolo più come un’investitura personale che come un servizio dovuto al popolo. Una sorta di incoronazione, si potrebbe dire.

Nel frattempo, dietro le quinte, ci sono osservatori silenziosi, attori che non compaiono nei manifesti elettorali, che guardano, valutano e pesano ogni mossa, e quando serve, intervengono.

Il punto non è solo l’incompetenza, che già basterebbe e avanzerebbe, ma la mancanza di sensibilità e soprattutto di umiltà di gran parte della nuova classe dirigente, che nella maggior parte dei casi scade nella presunzione e nell’incompetenza.

Cose che nella Prima Repubblica difficilmente si vedevano. Erano anni in cui regnavano saggezza, equilibrio, umiltà e soprattutto intelligenza vera. Un periodo in cui i politici davano grande peso ai consigli ricevuti.

Avere un confronto con un deputato, un consigliere regionale o un ministro era quasi nella norma.

Il cittadino, l’osservatore, chiunque fosse, sapeva di poter contare su una persona che ascoltava e che non peccava di presunzione, come purtroppo accade oggi. E qui arriva la parte interessante.

Chi oggi si muove con presunzione e arroganza, convinto che il ruolo lo protegga e lo legittimi in eterno, potrebbe presto scoprire che quella posizione è molto meno solida di quanto sembri.

I “feudi”, siano essi regionali o nazionali, non sono castelli indistruttibili: sono costruzioni fragili, sostenute da equilibri particolari e da consensi che possono evaporare più in fretta di quanto si immagini.

Occhio a svegliare i cosiddetti poteri forti, perché insieme al loro risveglio potrebbe esserci anche un cambio di passo dell’elettorato. Un avvenimento, questo, a dir poco devastante.

Forse sarebbe il caso di mantenere la barra dritta, senza derive di onnipotenza, iniziando ad assumersi le proprie responsabilità quando si sbaglia. Molti di coloro che oggi si elevano rischiano domani di trovarsi improvvisamente senza alcun piedistallo.

Perché, come è vero che la politica può premiare, è altrettanto vero che la politica può distruggere in men che non si dica. E non per complotti o ingiustizie improvvise, ma per una semplice conseguenza: aver dimenticato cosa significhi rappresentare la scena politica invece che dominarla.

Nella bolla politica, il pubblico può sembrare distratto e in parte anche compiaciuto. Ma non è mai davvero assente. E soprattutto, non è l’unico spettatore della commedia politica.