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23/08/2026 ore 11.37
Opinioni

Giordano Bruno, Tommaso Campanella e il buon vibrazionalismo: il miracolo calabrese di Jovanotti

Tra gaffe storiche e filosofia spicciola resta una domanda: è davvero necessario che arrivi un artista di passaggio per ricordarci quanto sia meravigliosa la nostra terra?

di Ernesto Mastroianni

L’arrivo di Lorenzo Cherubini nella terra di Calabria – terra antica, fatta di millenari silenzi e di filosofie profonde – si è trasformato in una vera e propria festa del folclore. Diciamolo subito, a scanso di equivoci: Jovanotti resta un artista gigantesco, una macchina da guerra dello spettacolo capace di trascinare, far ballare e riempire di gioia intere platee e generazioni diverse. Tuttavia, quando l'aedo dell’ottimismo a tutti i costi – armato del suo solito entusiasmo travolgente e di un'energia che sfiora il delirio – si è lanciato alla scoperta della regione, ha finito per trasformare la cultura in un gigantesco palcoscenico per scivoloni storici indimenticabili. Un'incursione quasi messianica in cui la precisione dei fatti è stata sacrificata sull'altare del "buon vibrazionalismo" ad ogni costo.

Il punto più alto di questo uragano di approssimazione, si è raggiunto quando il cantautore, parlando ai suoi follower come un profeta moderno, ha felicemente accostato la figura di Giordano Bruno alla Calabria. Peccato solo che il celebre filosofo sia nato a Nola, in Campania! Una svista monumentale fatta con una disinvoltura da fare invidia ai peggiori studenti prima dell'esame di maturità. Poco importa la precisione geografica o la storia: per il nostro re del pop, la verità storica è un dettaglio secondario rispetto all'energia pura, al ritmo e al flusso di parole improvvisate.

«L'ombelico del mondo è qua,

ma la geografia, chissà, dove sta!

Nola o Cosenza, che differenza fa,

se il ritmo ci porta felicità?»

L’errore su Giordano Bruno è stato però solo la punta dell'iceberg. La terra dei Bruzi, culla grandiosa della Magna Grecia, è stata raccontata con lo sguardo di chi sta organizzando un perenne villaggio turistico estivo. La storia millenaria e i grandi del passato, come il filosofo Tommaso Campanella, sono stati ridotti a semplici pretesti per uno slogan pubblicitario o per un brindisi in spiaggia. «Evviva il turismo! Evviva la svendita culturale!»

«Penso positivo perché son vivo,

scambio Tommaso Campanella con un aperitivo!

Un salto a Scilla, poi vado a Cariddi,

e pazienza se i libri li ho tutti smarriti!»

Il tono da guida spirituale itinerante rischia così di trasformare il paesaggio calabrese in un semplice sfondo per selfie e messaggi salvifici. La cultura vera lascia il posto al ritornello facile. La complessità di un territorio glorioso viene appiattita da una narrazione di superficie, che preferisce lo stornello sguaiato e la battuta ad effetto alla conoscenza reale dei luoghi.

«Gira, gira, gira il satellite,

tra gaffe storiche e frasi poetiche,

ragazza magica della Sila,

la storiografia qui fa la fila!»

Non c'è stato angolo di costa o panorama montano che sia scampato a questo trattamento sott'olio. Nel tentativo di "raccontare" la regione, abbiamo assistito a un buffo fenomeno: il grande intrattenitore che si improvvisa professore e distributore di perle di saggezza, regalando patentini di bellezza a una terra che, in realtà, non ha mai avuto bisogno di essere "scoperta" da un microfono o da un video social.

«Sono un ragazzo fortunato,

perché m'hanno regalato...

un riassunto di storia e geografia,

ma l'ho buttato subito via!»

Resterà nella storia questa simpatica crociata dell’ovvietà. Ma, al di là delle risate, l'episodio ci lascia un interrogativo amaro: è davvero necessario che arrivi un artista di passaggio, tra una gaffe e una strofa storta, per ricordarci quanto sia meravigliosa la Calabria? Viviamo immersi in un patrimonio inestimabile – dagli antichi splendori di Sibari ai profili selvaggi dell'Aspromonte, dai tesori bizantini alle spiagge mozzafiato – eppure continuiamo ad attraversare tutto questo con uno sguardo distratto. Aspettiamo quasi che sia il clamore di una star della musica a dare valore a ciò che avevamo già, da sempre, esattamente sotto i nostri occhi.