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27/08/2026 ore 17.38
Opinioni

I miracoli di San Furgiuele e l’arte del pentimento retroattivo

Dalla corte del Capitano alla sponda del Generale: la commovente conversione del deputato calabrese che denuncia il crollo della casa leghista dopo averne occupato le stanze più comode

di Raffaele Florio

C’è una nuova figura teologica che si aggira nei corridoi della politica italiana: il martire da trasloco, il dissidente postumo, il folgorato sulla via del nuovo seggio. L’ultimo capolavoro della specie porta la firma di Domenico Furgiuele, deputato calabrese, ex fedelissimo di Matteo Salvini, ex vicepresidente del gruppo parlamentare della Lega alla Camera e oggi – per sopraggiunta illuminazione – fiero alfiere di Roberto Vannacci nel suo neonato “Futuro Nazionale”.

In un recente slancio di coraggio civile, Furgiuele si è collegato con la storia e ha lanciato una severa ramanzina al suo ex leader. La diagnosi è spietata: Salvini, a suo dire, dovrebbe “guardare meno Vannacci e cominciare a occuparsi di ciò che gli sta crollando intorno”, accusandolo di aver “cancellato” la Lega dal Centro-Sud.

Una frase meravigliosa. Di rara e commovente faccia tosta.

Perché la domanda che sorge spontanea non è se Furgiuele abbia diritto di criticare Salvini — la critica è libera, persino quando sfiora il ridicolo —, ma una questione meramente cronologica: quando se n’è accorto?

Durante la prima elezione alla Camera sotto il simbolo di Alberto da Giussano?

Durante la seconda rielezione, sempre nello stesso partito?

Mentre ricopriva l’incarico di vicepresidente del gruppo parlamentare leghista?

O per caso l’illuminazione divina è sopraggiunta esattamente cinque minuti dopo aver capito che il vento politico stava cambiando e bisognava cercarsi un altro salvagente?

Siamo davanti al classico “pentimento retroattivo”: un genere letterario in cui il politico di turno scopre che la casa in cui ha abitato gratis, mangiato a sbafo e brindato per un decennio era in realtà pericolante. Ma guarda un po’ la coincidenza: le crepe nei muri diventano visibili soltanto dopo che hai firmato il contratto d’affitto con il nuovo condominio.

Il problema non è che Furgiuele abbia cambiato idea. In politica cambiare idea è perfettamente legittimo, e talvolta persino salutare. Il problema è quella curiosa abitudine, tutta italiana, per cui quando si cambia casacca non cambia soltanto il futuro: viene riscritto anche il passato.

Naturalmente Furgiuele è libero di attaccare Salvini. Anzi, se ritiene che il suo ex leader abbia sbagliato, è persino doveroso che lo dica. Ma allora sarebbe interessante applicare lo stesso metro anche a chi, fino a ieri, di quella leadership è stato parte integrante.

Perché se Salvini ha sbagliato tutto, qualcuno dovrà pur spiegare perché quelle stesse scelte sembravano molto meno sbagliate quando garantivano un posto in Parlamento, un gruppo parlamentare e un ruolo politico.

Sullo sfondo resta quel piccolo, trascurabile dettaglio chiamato archivio. Quella fastidiosa invenzione della memoria che non prende la tessera del nuovo partito insieme a te e conserva foto, dichiarazioni, voti di fiducia ed elogi sperticati al “Capitano”. Il passato rimane lì, identico a prima. L’unica cosa che cambia è la comoda poltrona da cui oggi si pretende di fare la lezione sul futuro.

Forse la politica italiana ha finalmente trovato una nuova forma di illuminazione: non più la conversione sulla via di Damasco, ma quella sulla via della nuova candidatura.

E in fondo è una fortuna.

Perché se ogni cambio di partito producesse automaticamente una revisione critica del proprio passato, l’Italia avrebbe finalmente trovato il modo di moltiplicare i dissidenti senza aumentare il numero dei politici.

Basterebbe cambiare casacca.

Raffaele Florio