Il Cirò conquista i premi, Vinitaly sceglie altre piazze: la Regione spieghi investimenti e priorità
Quattro dei sei Tre Bicchieri calabresi premiano la denominazione. Il successo delle manifestazioni del territorio rilancia una domanda: perché non portare Vinitaly and the City tra le vigne e le cantine del Cirò?
Il Cirò ha una forza che la politica regionale dovrebbe mettere al centro delle proprie scelte: un nome riconoscibile, una comunità produttiva, un’identità che lega il vino alla terra da cui nasce. L’ultima conferma arriva dal Gambero Rosso: nell’elenco pubblicato il 24 settembre per la guida Vini d’Italia 2027, quattro dei sei vini calabresi premiati con i Tre Bicchieri appartengono alla denominazione Cirò. Un risultato che rende ancora più attuale il confronto sulla geografia e sui costi della promozione pubblica del vino.
Dietro queste bottiglie ci sono vignaioli, lavoratori, famiglie e competenze. C’è un patrimonio che può diventare una ragione di viaggio: conoscere una cantina, attraversare i vigneti, fermarsi nei borghi, incontrare chi produce. È su questo legame tra vino e destinazione che dovrebbe misurarsi una politica di promozione territoriale.
L’estate cirotana ha offerto due esempi significativi. Il 10 agosto, ai Mercati Saraceni di Madonna di Mare, la Wine & Music Night del Cirò Wine Festival, organizzata dal Consorzio di tutela di Cirò e Melissa, ha richiamato oltre duemila persone, secondo il bilancio pubblicato dallo stesso Consorzio, con 39 cantine protagoniste. La serata ha concluso un programma di appuntamenti nelle aziende, portando il pubblico a contatto con produttori e luoghi del vino. Il Consorzio precisa che l’iniziativa è stata realizzata con il Comune di Cirò Marina e sostenuta da Arsac per Calabria Straordinaria.
Il 12 agosto, nel centro storico di Cirò, è stata la volta della dodicesima edizione di “Incontri DiVini nel Borgo Antico”, promossa dall’associazione culturale Le Quattro Porte. Le cronache riferiscono di migliaia di partecipanti. Nel proprio bilancio, l’associazione ha sottolineato il lavoro volontario, le difficoltà organizzative e l’insufficienza del sostegno istituzionale: una manifestazione costruita attraverso mesi di impegno, capace di coinvolgere cantine, artisti, artigiani e attività commerciali.
È un’esperienza che merita attenzione e continuità. Quando un’associazione riesce a portare migliaia di persone tra i vicoli di un borgo, crea un’occasione concreta per far conoscere quel paese e le sue attività. Quel lavoro dovrebbe trovare interlocutori, programmazione e risorse proporzionate al valore che produce.
Nella stessa estate, Vinitaly and the City ha fatto tappa a Sibari dal 17 al 19 luglio e a Reggio Calabria l’8 e il 9 agosto. La Regione presenta il progetto come uno strumento di promozione delle produzioni e dell’attrattività turistica calabrese. Per Reggio, il bilancio ripreso dall’Ansa indica circa 60mila presenze e 50mila degustazioni in due giorni, con 83 aziende e otto collettive.
Queste cifre richiedono precisione: non consentono di sostenere che le manifestazioni cirotane abbiano registrato affluenze superiori. Per confrontare seriamente gli eventi servono criteri omogenei, distinguendo visitatori unici, accessi e degustazioni, insieme alla durata e alle modalità di rilevazione. La questione decisiva è quanto valore rimane alle imprese e ai territori per ogni euro investito.
Sul versante economico, una ricostruzione pubblicata da un giornale online calabrese il 20 luglio attribuisce agli affidamenti per Sibari un totale di circa 697mila euro, comprendendo servizi, allestimenti, sicurezza e il rapporto con Veronafiere. È una cifra riportata dalla stampa, da verificare attraverso un quadro completo degli atti e delle liquidazioni, non un consuntivo definitivo acquisito in questa ricognizione. L’elenco delle voci mescola inoltre importi al netto e al lordo dell’Iva: un ulteriore motivo per chiedere un rendiconto unitario e leggibile.
La Regione e Arsac dovrebbero mettere a disposizione, per ciascuna tappa, costi complessivi, entrate da biglietti e sponsorizzazioni, risorse pubbliche effettivamente impiegate e risultati rilevati. Quanti contatti commerciali hanno prodotto seguito? Quali benefici hanno riscontrato le cantine? Quante visite e prenotazioni sono arrivate nei territori di produzione?
Sono domande necessarie per valutare l’efficacia della spesa. Senza questi elementi, anche l’affermazione secondo cui gli eventi associativi ottengano gli stessi risultati spendendo molto meno resta un’ipotesi da verificare attraverso i rispettivi bilanci.
Il quadro comprende un altro fatto: dal 5 all’8 giugno la seconda edizione del Merano WineFestival Calabria ha coinvolto Melissa, Cirò e Cirò Marina, nell’ambito della collaborazione con la Regione. Ma questo non porta gli stessi numeri ne di Vinitaly ne degli eventi estivi, ma di gran lunga inferiori. Ma in questa occasione il Cirotano, dunque, ha dimostrato di poter ospitare la portata dell’evento e proprio questa esperienza rafforza la possibilità di costruire una programmazione stabile, collegata alle manifestazioni nate sul territorio.
Perché, allora, non candidare il territorio del Cirò a una prossima edizione di Vinitaly and the City?
La domanda va rivolta all’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo e ai protagonisti istituzionali dell’espansione della manifestazione, compreso Francesco Cannizzaro, che ha sostenuto la tappa reggina. Quali criteri determinano la scelta delle sedi? Quanto pesano la concentrazione delle aziende, il rapporto con i luoghi di produzione, la capacità organizzativa locale e le ricadute economiche attese?
Una candidatura del Cirotano potrebbe partire da un progetto condiviso tra Consorzio, Comuni, associazioni e operatori turistici: visite nelle cantine, degustazioni nei borghi, incontri con gli acquirenti, collegamenti tra le sedi e un calendario capace di distribuire i benefici. Il possibile risparmio andrebbe dimostrato con un preventivo comparativo; il legame diretto tra prodotto e territorio sarebbe invece il punto di partenza del progetto.
La politica dovrebbe accettare questa verifica e riconoscere un ruolo centrale a chi lavora sul posto. Il rischio della passerella cresce quando la visibilità degli amministratori occupa il racconto pubblico e i risultati per le imprese rimangono sullo sfondo. A evitarlo servono obiettivi misurabili, rendiconti e continuità nel sostegno.
Il successo delle Quattro Porte e il lavoro del Consorzio meritano di entrare stabilmente nelle scelte regionali. I premi alle cantine aggiungono una ragione concreta per farlo.
Il Cirò porta il nome della Calabria sulle bottiglie premiate. La Regione raccolga la sfida di portare sempre più visitatori, opportunità e investimenti nei luoghi in cui quel vino nasce.