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24/02/2026 ore 09.40
Opinioni

Il mondo oltre la Pax americana: nuove regole, vecchie illusioni

Otto miliardi di persone, economie integrate e potenze emergenti ridefiniscono il potere globale e il futuro della multilateralità

di Vincenzo Belvedere

Il mondo é cambiato e per leggerlo usiamo le chiavi di 30 anni fa, ma non servono più se non a farci vivere illusioni fabulatorie ed animare discussioni da salotto.

Finita la guerra fredda in cui si sono confrontate due fedi e due potenze militari e cioè il mondo liberale a guida americana e quello marxista sovietico a guida Russa, siamo passati alla illusione di una Pax americana in cui abbiamo creduto che l'economia liberale, i liberi commerci e la tecnologia avrebbero unificato il mondo nella democrazia e in una ricchezza crescente per tutti.

In verità negli ultimi 40 anni il mondo, tutto, ha conosciuto una ricchezza crescente, perché le economie si sono aperte, ma non si sono unificate le culture e le comunità sono rimaste divise.

Le culture sono le identità che delimitano le comunità, sono frontiere secolari che non possono essere unificate solo da ricchezza comune. La ricchezza è, da sempre, solo strumento di forza e di consenso o rottura sociale, se mal distribuita, non di unificazione e tanto meno di pace.
I disastri della II guerra mondiale ci hanno portato a costruire una seconda "Società delle Nazioni", chiamata ONU. La Società delle Nazioni non ci ha evitato la seconda guerra mondiale. L'ONU ci ha evitato la terza non per sua utilità, ma grazie alla bomba atomica che ha reso impossibile nuove guerre totali per il prezzo definitivo che avrebbe dovuto pagare l'umanità intera.

Il panorama geopolitico di oggi deve prendere atto di alcuni nuovi fattori critici, intervenuti negli ultimi 40 anni (fine guerra fredda):

• La popolazione mondiale è passata da 5 mld (1990) a 8 mld (2024)

• Nel 1990 la Cina era la 11° economia del mondo oggi è la seconda, dopo gli USA ( ma a parità di potere d'acquisto li ha raggiunti), avendo già superato l’Europa

• Nel 1990 il PIL di India e Brasile era poco piu di 600 mio di $, oggi sommano a circa 7mld di dollari (metà del Pil europeo) e sono in crescita tripla rispetto all'Europa e doppia rispetto agli USA.

• Il commercio internazionale è diventato una quota non più rinunciabile nel Pil di molti Paesi (dal 40% della Cina al 45 dell'India fino al 70% della Germania) e la chiusura di rotte o di approvvigionamento di materiali critici ( vedi energia, minerali e microchip) non renderebbe possibile la continuità del livello di ricchezza raggiunto a livello globale.

Il periodo di Pax americana ha reso possibile una crescita mai vista prima del benessere in un mondo che però non si e unificato nelle identità politiche. La democrazia liberale non si è estesa a Russia e Cina e resta solo formale in molti paesi emergenti. La ricchezza ha rafforzato antiche identità, non le ha superate in nuove ed uniformi a tutto l'Ecumene. Sono rimaste le Nazioni con le loro identità, con valori spesso confliggenti, ma ora con l'obbligo di restare aperte ai commerci da cui dipendente la continuità di un sistema economico integrato che sostiene una demografia mai raggiunta prima (8 miliardi di persone).

A differenza del periodo vissuto durante la guerra fredda oggi identità politiche confliggenti si sono integrate nello stesso sistema economico, per cui devono convivere nelle loro diversità, collaborando. Cioè senza alzare muri tra loro, come fu al tempo della guerra fredda.
E tuttavia l'integrazione tra economie non ha gli stessi contenuti. Europa, Cina e resto del mondo scambiano beni reali, manufatti e beni primari, gli Stati Uniti servizi informatici e finanziari. I primi non sono facilmente sostituibili perché incorporano lavoro e beni primari, i servizi sono essenziali (specialmente gli informatici) e protetti da barriere tecnologiche che però, al tempo del sapere diffuso, sono fragili e sostituibili. Tant'è la Cina invia robot sulla faccia nascosta della luna e presenta la propria Ai, open source. L'India annuncia che presenterà tra poco la propria AI e manda in cielo propri satelliti.

Insomma l'impero americano appare fragile e la prolungata deindustrializzazione, voluta dai finanzieri di Wall Sreet in cerca di lavoro a basso costo, lo espone a sfide esterne ed interne a cui Trump sta fornendo una risposta impropria e confusa che ha il solo merito di averne preso atto.
L'avere otto flotte e armi sofisticate è solo un vantaggio temporaneo. Nei confronti storici conta la forza delle economie e oramai la Cina li ha raggiunti e il mondo degli emergenti cresce a cifra doppia della sua.

L'Europa scopre ora ciò che era da tempo leggibile, e cioè di essere una provincia fragile di un impero in crisi che non intende sacrificare il suo welfare per fermare le pretese territoriali di un altro impero, in crisi da tempo. E cioè quello russo a cui la rivoluzione giacobina non ha dato soluzione, ma solo mostrato i limiti di una cultura feudale, estesa su un territorio ricco e infinito.

La Russia non produce ricchezza, la sua cultura oligarchica glielo impedisce, raccoglie quella che il suo sottosuolo gli fornisce. Il suo Pil cresce, se cresce l'export di gas e petrolio. Oggi il suo PIL non supera quello italiano. La Russia è solo un esercito potente senza risorse che non può minacciare gli Stati Uniti, ma soltanto rivaleggiare militarmente con l'Europa, e sempre che resti divisa. Unita sarebbe, al contrario, una minaccia per la Russia. Le pretese territoriali di questo impero in crisi sono affare di questa provinca ex-americana, che però non intende prenderne atto, perché dovrebbe prendere atto anche della impossibilità di leggersi Patria comune, dopo secoli in cui ognuno ha eretto altari a Patrie diverse e coltivato partigianerie interne che mischiano corporativismi e valori trascendentali.

Questo é il quadro in cui l'invocata multilateralità basata su un diritto comune dovrà ripensarsi oltre l'ormai superato ONU. Nuovi attori stanno diventando protagonisti, per potenza economica e militare, negli equilibri mondiali. Oltre alla Cina che già dispone di un seggio nel Consiglio dell'ONU, avanzano l'india, il Brasile, le monarchie islamiche, ricche di dollari e petrolio e i due Paesi antagonisti della Cina nel Pacifico, Corea e Giappone (7 mld di $ di Pil). Che senso ha che Francia e Inghilterra abbiano il diritto di Veto nel Consiglio ONU e non Giappone ed India?

Un ecumene che nutre 8 mld di persone (in crescita) dovrà tenere i commerci aperti e vivere in un'economia integrata, pena la fame e guerre distruttive, ma le carte dei rapporti di forza dovranno essere ridate se vorremo vivere un nuovo, stabile ordine mondiale e, mi pare che l'Occidente dovrà ripensare e ridimensionare i suoi privilegi.

Se poi penso ai contenuti della nostra Politica partigiana, allora mi viene da dire "io speriamo che me la cavo". Escludendo il noi.

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