Sezioni
Edizioni locali
18/05/2026 ore 07.16
Opinioni

Il potenziale dell'incompiuto: quale promessa di trasformazione per la Calabria?

La città ideale, nel pensiero della docente universitaria Daniela Piana, è quella dove il possibile è parte del reale. Ossia dove insistono potenzialità positive di ciò che non è compiuto, ossia nella capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere

di Alessandro Gaudio

Che cos'è la città ideale? È quella in cui le istituzioni vivono sorrette dall'impegno e dall'adesione dei cittadini. Impegno e adesione fanno sì che le città ideali, costruite insieme, siano più della somma delle parti che le compongono. Il senso d'appartenenza di ciascuna delle intelligenze che fanno parte di una comunità non è tanto legato a un'idea congelata di identità, quanto piuttosto alla condivisione del viaggio, alla partecipazione a un piano, «un vasto e realistico piano di educazione e formazione popolare», scriveva Corrado Stajano. Quando si parla di piano, si oscilla tra l'opportunità di lasciarsi guidare da principi astratti e la necessità di prestare attenzione al qui e ora del contesto in cui si vive insieme, ma raramente si riesce a mantenere in equilibrio i due versanti.

La città ideale, nell'idea di Daniela Piana, che è docente ordinario di Scienza della Politica all'Università di Bologna e che tre anni fa ha scritto un bel libro sull'argomento (La città ideale, Belgioioso, Divergenze, 2023), è quella dove il possibile è parte del reale. E dov'è che il possibile è parte del reale? Nelle potenzialità positive di ciò che non è compiuto, ossia nella capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, dunque, ancora nel piano. Il piano è la promessa di trasformazione della realtà facendo ricorso a un «impegno costante sulla qualità delle idee e delle conoscenze utilizzate per forgiarle». Si perviene, così, a due nuovi termini, autonomia e coscienza, di capillare importanza ovunque ma, ancor più, nella Calabria di oggi. Il primo ha recentemente subito la torsione che gli è stata imposta dall'aggettivo differenziata, costringendo la regione più povera d'Italia a rivedere i suoi piani futuri. Il secondo, affiancato all'aggettivo cattiva, qualifica il sentimento nazionale che oggi prevale quando si parla di Calabria.

Per ricondurre termini così pregnanti al loro senso originario Daniela Piana punta sulla formazione: chi ha una fervida esperienza del presente e saprebbe cogliere l'opportunità del cambiamento nelle pieghe del possibile se non i giovani? È possibile istituire uno spazio comune ad adulti e ragazzi nel quale si possano attivare processi decisionali meno frammentati rispetto a quelli di cui disponiamo oggi? Sarebbero proprio i giovani a custodire tale spazio. E allora si pensi alla Calabria, vero e proprio avamposto dell'incompiuto, abitata, in linea con la tendenza nazionale, da una popolazione sempre meno giovane: si direbbe che la necessità del piano qui prospettato è direttamente proporzionale alla distanza che ci separa da esso.