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28/08/2026 ore 06.57
Opinioni

La Calabria come laboratorio del nuovo potere: quando la marginalità percepita è centralità strategica

Non più soltanto un territorio da governare o da assistere, ma uno spazio nel quale diventa particolarmente visibile la progressiva sovrapposizione tra decisione politica e interessi economici

di Alessandro Gaudio

Quando, da studiosi, si osserva la Calabria si finisce per riconoscere un'immagine di ciò che le nostre società sono diventate da tempo. Ci troviamo davanti a un sistema politico-economico nel quale il confine tra la sfera del potere pubblico e quella degli interessi economici privati diventa sempre più difficile da individuare. Non si tratta soltanto di una sovrapposizione occasionale: sembra emergere una vera e propria convergenza strutturale tra le istituzioni politiche e le concentrazioni, grandi o piccole che siano, del potere economico.

Questo processo diventa particolarmente evidente oggi, dopo la fine della fase più intensa della globalizzazione. Per un lungo periodo abbiamo pensato che l'economia costituisse la principale chiave di lettura per comprendere l'evoluzione della storia contemporanea, anche di quella locale. In realtà, quella centralità era in buona parte un'illusione: dietro i processi economici continuavano ad agire rapporti di forza, interessi strategici e decisioni politiche.

Ora, anche se la politica torna prepotentemente al centro della scena, non si tratta più della politica tradizionale, quella che pretendeva di esercitare un primato sull'economia e di stabilirne, almeno in linea teorica, le regole e i limiti. È una forma diversa di potere politico che tende, invece, a incorporare al proprio interno interessi economici e piccoli potentati privati, trasformandoli in componenti della propria strategia.

È proprio questa fusione progressiva a rappresentare uno degli elementi più significativi della fase storica che stiamo attraversando. A livello globale, lo ha detto recentemente Stefano Zamagni, lo sviluppo delle tecnologie, dell'industria, dell'energia e delle infrastrutture viene orientato non soltanto dalla ricerca del profitto o dalla crescita dei mercati, ma anche dalla competizione tra Stati e dalla necessità di rafforzare la propria capacità militare. L'economia, dunque, torna a essere uno strumento della politica e, sempre più apertamente, della preparazione alla guerra.

Ma la nuova centralità geopolitica dell'economia agisce anche in Calabria. Porti, energia, infrastrutture, logistica, ambiente, risorse naturali e grandi opere non sono più questioni esclusivamente economiche: diventano nodi strategici. Ed è proprio qui che emerge uno dei paradossi più interessanti della Calabria contemporanea. Un territorio può essere marginale nella percezione politica e sociale dei suoi abitanti e, nello stesso tempo, acquisire una crescente centralità per gli interessi economici e strategici che vi si concentrano o che vi transitano.

È forse proprio in questa distanza tra marginalità percepita e centralità strategica che la Calabria può essere osservata come un laboratorio del nuovo potere: non più soltanto un territorio da governare o da assistere, ma uno spazio nel quale diventa particolarmente visibile la progressiva sovrapposizione tra decisione politica e interessi economici.