La fame non si risolve con un decreto sicurezza. E la disperazione non scompare vietandole di scendere in piazza
Dalla crisi del lavoro al caro carburanti, fino agli aiuti economici e alla questione ISEE: bisogna mettere da parte le polemiche e le lotte per la leadership per costruire risposte concrete ai problemi degli italiani
Dopo gli scontri di Milano, il governo torna a discutere nuove strette e misure sull’ordine pubblico. Ma chi governa ha il dovere di guardare anche dentro le case degli italiani. Perché lì c’è un’emergenza che non rompe vetrine, non fa rumore e troppo spesso non fa notizia.
È un genitore che rimette un prodotto sullo scaffale perché il conto è già troppo alto.
È un autotrasportatore che guarda il costo del gasolio e si chiede quanto potrà ancora lavorare.
È un agricoltore che fatica un anno intero e teme di non riuscire nemmeno a coprire le spese.
È una famiglia che lavora, rinuncia a tutto e continua a non arrivare alla fine del mese.
La violenza va condannata. La sofferenza sociale va ascoltata. Governare significa assumersi entrambe queste responsabilità.
I sostegni economici sono necessari per chi è in difficoltà. Ma una Repubblica fondata sul lavoro deve dare alle persone anche la possibilità concreta di costruirsi un futuro: salari dignitosi, occupazione stabile, servizi, condizioni per tenere aperta un’attività.
E deve saper riconoscere chi ha davvero bisogno. Anche l’ISEE va valutato per quanto riesce a rappresentare le condizioni reali delle famiglie: dietro una soglia ci sono persone, spese inevitabili e fragilità che chiedono equità. Nessuno dovrebbe diventare abbastanza “ricco” da perdere un aiuto e restare troppo povero per vivere dignitosamente.
A chi siede in Parlamento vorrei chiedere questo: quando avete ascoltato, l’ultima volta, qualcuno senza una telecamera accesa?
Basta con questa maledetta politica ridotta a un video, una provocazione, un post. Gli italiani hanno bisogno di decisioni e di risultati. Con i vostri like non si riempie il frigorifero.
E lo dico anche alla sinistra: bisogna smetterla di consumare energie nella gara per la leadership. Mettere sul tavolo proposte precise su stipendi, lavoro, carburanti, agricoltura e sostegni più giusti. Spieghiando come finanziarle. Tornare nei luoghi in cui la vita si fa difficile.
Per mandare a casa questa destra bisogna costruire un’alternativa credibile, capace di restituire fiducia a chi l’ha persa.
Chi non arriva a fine mese non può aspettare che finiate di decidere chi comanda.