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03/05/2026 ore 11.00
Opinioni

La “Golden Share” dei moderati: perché nel 2027 vincerà chi saprà farsi dettare l'agenda dal Centro

In un Paese spaccato a metà, Azione, Italia Viva e Noi Moderati non sono più satelliti ma arbitri. Con centrodestra e centrosinistra in perfetta parità nei sondaggi, pochi punti percentuali possono ribaltare tutto

di Eligio Lorenti

Il nostro paese si avvicina sempre di più alle prossime elezioni politiche, in un clima di apparente stabilità che in realtà nasconde un fragile equilibrio.

Il dibattito dell'opinione pubblica è dominato dal duello tra la destra governativa e il "campo largo" dell'opposizione, ma in realtà quello che tiene in equilibrio le due coalizioni sono le forze moderate che stanno tornando a riprendere la scena nella vita politica.

L’attuale fotografia dei sondaggi politici delinea una situazione di perfetto binarismo dove centrodestra e centrosinistra si guardano da posizioni di sostanziale parità.

In questo scenario infatti, il potere di decidere le sorti della prossima legislatura scivola inevitabilmente nelle mani delle forze di centro.

Sigle come Azione, Italia Viva e Noi Moderati, insieme ad altre formazioni minori, non rappresentano più semplici satelliti di contorno, ma i detentori della cosiddetta "Golden Share" elettorale.

In un sistema elettorale come il nostro, pochi punti percentuali possono ribaltare l’esito dei collegi uninominali e la distribuzione dei seggi proporzionali e di conseguenza la scelta di campo di questi partiti può essere rilevante per la coalizione dove scelgono di collocarsi.

Storicamente, nel nostro paese ci sono stati molti tentativi a partire dal 1994 di creare dei poli di centro, ma gli elettori hanno bocciato le coalizioni centriste, preferendo i poli tradizionali.

Un esempio concreto può essere la coalizione centrista “Patto per l'Italia” presentata nel 1994 e che comprendeva i popolari, il patto Segni e il partito repubblicano. In quell'anno di transizione, la coalizione di centro guidata da Mariotto Segni e Rocco Buttiglione tentò la carta dell'autonomia totale, presentandosi come un'alternativa solitaria alla destra berlusconiana e alla sinistra di Occhetto. Nonostante un solido 16% di consensi, la legge elettorale di allora finì per neutralizzare quella forza, schiacciandola tra i due poli contrapposti. Alla fine la coalizione si spaccò, con Buttiglione che lasciò i popolari per aderire al polo berlusconiano e il resto della coalizione che confluì nella nascente coalizione dell'Ulivo.

Questo esempio può dimostrare la natura polarizzata e bipolare del nostro sistema politico, e di come i centristi hanno più influenza nei grandi blocchi rispetto alle coalizioni autonome.

In conclusione, la storia della Seconda Repubblica sembra aver completato una parabola perfetta. Se nel 1994 ci fu il fallimento dell'autonomia centrista con il naufragio del Patto per l’Italia, il 2027 si prospetta come l'anno della rivincita pragmatica dei moderati.

La "Golden Share" di cui godono Azione, Italia Viva e Noi Moderati non è dunque un invito a costruire una terza coalizione indipendente, ma la chiave d'accesso per determinare l'identità dei due grandi blocchi. In un'Italia spaccata a metà, dove il consenso si gioca sul filo dei decimali, il centro non ambisce più a distruggere il bipolarismo, ma a diventarne l'indispensabile baricentro.

Il paradosso del prossimo voto sarà proprio questo: vincerà chi, a destra o a sinistra, saprà intercettare il consenso di quell’elettorato moderato, accettando che la propria egemonia sia limitata da un alleato minore, ma numericamente vitale. Il verdetto delle urne non sancirà solo il trionfo di una coalizione, ma il definitivo tramonto della stagione dei radicalismi a favore di un ritorno al realismo politico: la vittoria, oggi più che mai, passa per il centro.