La riforma elettorale: un segnale di debolezza politica
Proporre una nuova legge elettorale ora sembra una mossa di una maggioranza insicura, che rischia di apparire debole e pronta a usare strumenti impropri per restare al governo
Una nuova legge elettorale è una mossa tipica di una maggioranza che si sente debole. Proporla è, o comunque appare, voler usare uno strumento improprio per restare al Governo, truccando le regole.
Il centro-destra, al di là del merito della legge, ha preso una decisione avventata e dannosa perché denuncia debolezza e volontà di ricorrere a strumenti impropri per restare al Governo, dando per probabile la sconfitta nel referendum.
Io non so chi consigli Meloni, ma certamente non sono strateghi che hanno studiato all'accademia di Machiavelli.
In questo referendum non si gioca solo il futuro della maggioranza, ma anche quello di un Paese che, da 30 anni, non riesce a vivere una politica sana, in cui programmi e valori non siano condizionati da un terzo potere che pretende di giudicare, non solo crimini e dispute civili, ma anche le scelte del Governo e del Parlamento.
Che la nostra magistratura sia infiltrata dalla politica lo dimostra platealmente la composizione della ANM, in cui si confrontano e compongono "correnti" dichiaratamente ispirate e collegate a partiti politici. Che la meritocrazia non sia riferimento per le promozioni dei magistrati lo mostra chiaramente anche la stessa piena ammissione di un segretario dell'ANM. Che PM e giudici siano giudicati e promossi dallo stesso CSM crea una commistione che non garantisce un confronto serio e indipendente tra accusa e difesa. Ed è questo un altro dato di fatto.
La riforma Nordio non è una riforma della Giustizia, ma della degenerazione politica della magistratura e della mancata separazione delle carriere che devono confrontarsi nel rito accusatorio, in essere dopo la riforma Vassalli.
Il ricorso al sorteggio per porre fine al potere di una ANM politicizzata è uno strumento necessario, ancorché estremo, per correggere questa degenerazione.
Sul sorteggio si sono concentrate le critiche di chi non riesce a trovare ragioni per sostenere il No. Sul suo impiego nel tempo ho fatto una piccola ricerca che qui riepilogo:
Atene è stata la culla del sorteggio. Per i Greci, l'elezione era considerata "aristocratica" (sceglie i migliori o i più ricchi), mentre il sorteggio era l'essenza della democrazia.
- La Boulé (Consiglio dei 500): I membri venivano estratti a sorte tra i cittadini sopra i 30 anni. Preparavano le leggi per l'Assemblea.
- I Tribunali (Heliaia): Le giurie popolari (composte da centinaia di cittadini) venivano formate tramite il kleroterion, una macchina in pietra usata per estrarre casualmente i nomi.
- Le Magistrature: Quasi tutte le cariche pubbliche (tranne i generali militari) erano assegnate per sorteggio per evitare corruzione e accumulo di potere.
Durante il Rinascimento, il sorteggio serviva a placare le faide tra famiglie nobili e prevenire che una singola fazione prendesse il controllo assoluto.
- Venezia: L'elezione del Doge era un sistema incredibilmente complesso che alternava turni di sorteggio e turni di votazione. Questo garantiva che nessuno potesse prevedere o comprare l'esito finale.
- Firenze: Si usava lo "Squittinio". I nomi dei cittadini ritenuti idonei venivano messi in borse (borse degli accoppiatori) e i governanti venivano estratti a sorte ogni due mesi.
Tuttavia, l'eredità più forte del sorteggio è oggi nel sistema giudiziario:
- Le Giurie Popolari: In molti sistemi (come quello statunitense, inglese o le Corti d'Assise in Italia), i cittadini che compongono la giuria sono estratti a sorte dalle liste elettorali. L'idea è che il giudizio debba venire da un campione rappresentativo della società, non da specialisti politici.
Il sorteggio è stato usato dalla prima democrazia della Storia per correggere gli intrighi dell'aristocrazia. Così come oggi si rende necessario per fermare gli intrighi politici di una impropria "aristocrazia giudiziaria".
Questi sono gli argomenti per smascherare l'alleanza impropria tra giudici e "oscurantisti", che oggi si definiscono progressisti.
Proporre in questo delicato momento una nuova legge elettorale è stata una mossa ingenua e masochista.
Bisogna parlare del merito della legge e denunciare il tentativo di "buttarla in politica" della sinistra.
Mettendo oggi sul tavolo la riforma elettorale (peraltro, a mio parere, brutta) la Meloni fa il gioco della sinistra e mette a rischio il suo futuro politico e il ritorno a un corretto funzionamento della nostra democrazia.