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12/09/2026 ore 19.45
Opinioni

Legge elettorale, il ritorno delle preferenze è una battaglia solo di facciata

Tra capilista bloccati e premio di maggioranza, il rischio è quello di un Parlamento ancora composto da “nominati”

di Mario Tassone

Sto riflettendo sul percorso parlamentare della legge elettorale.

Prevalgono le cronache sui lavori parlamentari, in particolare sulla introduzione delle preferenze.

Sarebbero necessari seri approfondimenti.

Le normative elettorali non sono costruzioni tecniche, ma strumenti per garantire agli elettori la libera scelta dei propri rappresentanti.

Infatti l’esame della nuova legge elettorale al Senato si sta concentrando sulla introduzione delle preferenze, dopo l’incidente della Camera con la maggioranza che era andata giù proprio sull’emendamento che le introduceva.

L’eliminazione delle preferenze fu il salto nel campo di una democrazia deformata che ha violato la Costituzione.

Da qui lo svuotamento del Parlamento composto dai nominati dalle cordate dei movimenti pseudo politici e la conseguente fine della politica, che era vissuta grazie ai partiti, alla partecipazione e alla costellazione di associazioni e organizzazioni rappresentative di interessi reali.

La scure calata sulle preferenze è stato lo sbocco di un processo di un sostanziale superamento di una democrazia effettiva iniziato la metà degli anni 90.

Il disegno eversivo di quella stagione ha prodotto guasti enormi.

Si è passati dalla centralità del Parlamento a cespugli non solo di personaggi autoreferenziali. Tutto il potere al popolo?

Si, ma attraverso capi che ne “interpretano i desideri”.

Oggi le preferenze ritornano all’attenzione.

Esse furono abolite a gran voce da tutti.

Si fecero trattati sul voto di scambio che alimentava il malaffare,gratificava la criminalità organizzata.

La sinistra ne faceva una ampia narrazione sulla necessità di eliminarle.

Si sacrificava, così, la democrazia senza iniziative adeguate per contrastare storture e malaffare.

Una doppia sconfitta.

Una motivazione assurda per giustificare un approdo anticostituzionale, riproposto, poi, con la riforma costituzionale della riduzione del numero dei parlamentari. Oggi si stanno introducendo false preferenze al Senato …una mistificazione.

Con i listini del premio di maggioranza (70 per la Camera e 35 al Senato) e con i capi lista bloccati, gli eletti con le preferenze saranno una minoranza solo per i grandi partiti.

È tanto vero che è una farsa allorché a un emendamento della sinistra, per mettere in difficoltà la maggioranza, che le prevedeva senza capolista bloccato e che aveva avuto l’assenso in un primo tempo della Meloni, ha suscitato la ribellione di Forza Italia e Lega, che sono per vocazione contro le preferenze.

La Meloni ha dovuto cambiare idea sull’emendamento della sinistra, scegliendo la sopravvivenza del suo governo. La presidente del consiglio è stata per le preferenze sempre… si dice anche quando era all’opposizione… per un distinguo tattico.

Lo è per indebolire i suoi alleati togliendo spazi di manovra con gruppi parlamentari non nominati.

La partita è aperta.

Purtroppo nessuno ha affrontato il problema per riprendere il percorso della democrazia.

Solo tattica.

Visioni anguste sotto un cielo senza stelle.