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04/02/2026 ore 20.00
Opinioni

L’Europa in ritardo e senza una visione comune tra il sogno svanito della Costituzione e la mancanza di un leader

Dopo decenni di vantaggi garantiti dagli Usa, l’Unione oggi mostra tutte le sue fragilità: veti paralizzanti, leadership assente, incapacità di reagire a potenze aggressive e ciniche

di Agazio Loiero

Così come, per volere di Trump, stanno oggi le cose nel vecchio Continente, bisogna compiere molti gesti politici per potersi adeguare alle mutate condizioni in cui versa oggi il mondo. Intanto è vero quello che afferma l’attuale presidente degli Stati Uniti e prima di lui, anche se con voce più flebile, ha affermato Obama. L’Europa ha fruito dei grandi vantaggi dal dopoguerra in poi offerti dall’America, che si armava per difendere l’intero Occidente dalle insidie dell’Unione sovietica. L’Europa nel frattempo pensava a costruire il suo Welfare.

Certo, finché è stata in vita l’Unione sovietica, l’equilibrio internazionale che si era costruito, è convenuto molto agli Stati Uniti, conferendo loro autonomia e prestigio internazionale, ma caduto il Muro e dissoltasi nel dicembre del 1991 l’Unione sovietica, le esigenze di una difesa comune sembravano venute meno. Oggi però esse sono ritornate di prepotente attualità: è un vero peccato, oltre che un errore, che oggi Trump non mostri alcun interesse per il vecchio Continente. Difende con forza tutto quello che gli appartiene e artiglia, come facevano molti secoli fa i vecchi imperatori, tutto quello che vuole conquistare per rendere più ricca l’America, la sua famiglia e tutto il gruppo che gli gira intorno che già adesso, a sentire Oxfam, possiede una ricchezza smisurata.

L’Europa dunque è del tutto fuori dai suoi pensieri. Con una sola eccezione, in questa fase storica, la Danimarca. Soprattutto la Groenlandia che, pur facendo parte del citato regno, gode di ampia autonomia. Purtroppo questo disamore si manifesta mentre l’Europa appare in ritardo su tutti i temi nevralgici del nostro tempo. Non si è accorta che gli equilibri del mondo stavano velocemente cambiando. Soprattutto non si è resa conto il suo sistema istituzionale, di fronte alle numerose autarchie che assumono decisioni in fretta, stenta a tenere il passo degli altri Stati. Solo oggi l’Europa si accorge quanto pesi, sul piano simbolico e pratico, la mancanza di una Costituzione europea che avrebbe potuto tenere insieme popoli che, lungo l’arco dei secoli passati, hanno solo pensato a farsi la guerra, eludendo sempre progetti comuni.

Faccio qui una breve digressione autobiografica. Ho lavorato da ragazzo in Germania in una cittadina al confine con la Francia – due Stati che avevano guerreggiato per secoli – l’odio che si respirava tra i due popoli si avvertiva non solo nelle parole ma anche negli sguardi.

Purtroppo dopo il voto contrario nel 2005 di francesi e olandesi che ne impedì la ratifica, la Costituzione europea resta un sogno svanito. Il vecchio Continente si limita ad essere una comunità di diritto fondata sui Trattati negoziati dagli Stati membri. Un assetto istituzionale per tempi pacifici.

In questa delicata fase storica viene con prepotenza alla luce l’infinita ragnatela di intoppi istituzionali che minano la politica europea. Per primo il principio dell’unanimità che si richiede in forma obbligatoria in ambiti decisivi della vita europea. Si pensi cosa può significare tale regola applicata in un organismo che comprende 27 paesi. Un sistema che produce spesso condizionamenti, talvolta ricatti, usati come merce di scambio che non esaltano certo un sentimento comune di Europa. Senza contare le svariate intrusioni che, specie in presenza di elezioni, la Russia di Putin utilizza a propri fini. L’oligarca russo, potendo usare a proprio piacimento le risorse del suo sterminato paese, punta a ricostruire l’impero sovietico. Gli armamenti non gli mancano perché, avendo costruito in questi anni una vasta rete di alleanze – con Iran, Corea del Nord, Cina e India – ne può disporre a proprio piacimento.

Anche sotto tale aspetto stupisce la posizione dell’America che proprio in questo momento storico, il più pericoloso dopo l’episodio dei missili di Cuba che risale agli inizi degli anni ’60, intende disfarsi di un alleato come l’Europa. Un alleato che non può più restare impigliato in veti incrociati e presto dovrà porre mano alla sua difesa.

Lo scorso venerdì il leader del Ppe, Manfred Weber, che guida anche il gruppo parlamentare europeo, ha rilasciato una lunga intervista a “Il Corriere della Sera”. Ha riconosciuto che in tutta questa fase turbolenta della politica mondiale «l’Europa non è riuscita a dare una vera risposta unitaria». Fra i rimedi che ha illustrato ha avanzato la proposta di unire la figura del presidente della Commissione con quella del presidente del Consiglio europeo. Avremmo così una persona che incarna davvero l’Ue. Tale figura, per rappresentare l’intera Unione dovrebbe avvalersi dell’elezione diretta, per poter parlare da pari a pari con l’America e la Cina. Una scelta secondo me irrinunciabile e non più rinviabile. Purtroppo osservando a ritroso l’Europa di questi decenni, il progetto mi sembra un’utopia. Ciò non di meno nutro una speranza. Talvolta non solo tra gli uomini ma anche tra gli Stati, certi gesti, che una ragione abitudinaria respinge, la paura li impone.

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