Sezioni
Edizioni locali
09/05/2026 ore 11.43
Opinioni

L’Unione europea è giovane ma soffre già di demenza

Ricorre oggi il 40esimo anniversario delle prime celebrazioni ufficiali della Giornata dell’Europa. Occasione per riflettere su prospettive e valori dell’Unione europea

di Costanza Morreale

Troppo giovane o troppo vecchia? L’Europa quanti anni — o secoli — ha? Certo, il termine esiste da più di mille anni e di Europa intesa come "Vecchio Continente" ne sono pieni i libri di storia. Tuttavia, ricorre oggi appena il 40esimo anniversario delle prime celebrazioni ufficiali della Giornata dell’Europa e dell’uso pubblico della bandiera e dell’inno dell’UE.

La vita dell’Europa come unione di Stati decisi a cooperare nella direzione di un bene comune e nella condivisione di comuni valori è relativamente recente. Il primo embrione dell’Unione europea risale al 1950. Il 9 maggio di quell’anno l’allora ministro degli Esteri francese, Robert Schuman, tiene un discorso, meglio noto come Dichiarazione Schuman. Ecco perché proprio il 9 maggio si celebra la Giornata dell’Europa.

Sulla base della Dichiarazione Schuman, due anni dopo entra in vigore non già l’UE per come la conosciamo oggi, ma la "CECA", acronimo per "Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio". L’acronimo non lascia spazio all'immaginazione: si intende raggiungere la produzione comune di questi materiali. L’assunto di base era di voler risollevare la situazione post-Seconda Guerra Mondiale e insieme evitare che si potesse ripresentare. A livello pragmatico ciò sembrava realizzabile attraverso la comunione di acciaio e carbone: la produzione comune avrebbe impedito alle potenze europee di avere i mezzi materiali per potersi scontrare. I Paesi che aderiscono alla CECA sono inizialmente sei, da allora inizia un’evoluzione delle sue forme.

La cooperazione si estende ad altri settori economici mentre altri Paesi iniziano ad aderire. Solo con il Trattato di Maastricht del 1992 si istituisce ufficialmente l’Unione Europea, con cui si lancia il mercato unico che prevede libera circolazione di persone, servizi, capitali, merci. Alle soglie del 2000 l’Euro diventa valuta legale di 12 Paesi, mentre l’adesione di nuovi Stati continua sino al 2013 con l’ingresso della Croazia.

Ed oggi dove siamo arrivati? La storia dell’Unione continua ad essere in evoluzione. Con l’uscita da parte del Regno Unito nel 2020, i Paesi membri sono oggi 27. L’UE è spesso percepita più come macchina burocratica che come luogo d’appartenenza. La crescita dei nazionalismi inquadra l’Europa più come ostacolo al benessere della propria nazione che come casa comune. Nel quadro geopolitico degli ultimi anni l’Europa assume sempre minore rilevanza a livello globale e manca di incisività. La questione sulla difesa comune ha evidenziato quanto ancora ci sia da costruire e, ancor prima, da pensare. Quell’UE che nel 2012 vinse il Nobel per la Pace per aver svolto un ruolo di promotore di riconciliazione, diritti umani e democrazia sembra lontana.

I principi di cooperazione e solidarietà che erano alla base della CECA si traducono in pura retorica in assenza di un effettivo senso di appartenenza e condivisione di valori. Aspetti che giornate come queste dovrebbero alimentare, ed invece manca nella percezione comune la concezione della giornata di oggi come giornata di festa. Così come sembra mancare una memoria storica di cosa l’Europa intendeva significare e realizzare. Senza tale memoria è difficile continuare a costruirla. L’UE è giovane, ma soffre già di demenza.