Magistratura, il CSM definisce i criteri psicoattitudinali per il reclutamento dei magistrati
Cinque le aree per valutare l’idoneità alla funzione giudiziaria. La selezione per diventare magistrato ordinario è cambiata. Il passaggio decisivo è arrivato il 16 settembre 2026, quando il Plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato la delibera elaborata dalla Sesta Commissione. Ecco cosa succederà
Dalla capacità di analizzare le informazioni alla gestione dello stress, dall’autonomia di giudizio alla capacità di organizzare il lavoro: la delibera approvata il 16 settembre 2026 dal Consiglio superiore della magistratura traccia il perimetro entro il quale saranno costruiti i nuovi test psicoattitudinali per gli aspiranti magistrati. Non si cercherà il “magistrato perfetto”, ma l’eventuale presenza di carenze gravi incompatibili con la funzione. Occorre precisare in effetti che il CSM non sta costruendo un “test della personalità” destinato a individuare il magistrato ideale. La logica formalmente adottata è diversa: individuare gravi carenze in determinate capacità ritenute essenziali per l’esercizio della funzione giudiziaria.
La novità discende dalla disciplina introdotta dal decreto legislativo n. 44 del 2024, che ha previsto, per l’accesso alla magistratura ordinaria, una specifica verifica dell’idoneità psicoattitudinale. Il sistema non sostituirà le tradizionali prove giuridiche: entrerà in gioco nella fase successiva agli scritti, per i candidati ammessi all’orale. Prima del colloquio verranno somministrati test individuati dal CSM nel rispetto delle linee guida e degli standard internazionali di psicometria.
Il procedimento sarà quindi articolato in più momenti: test, colloquio psicoattitudinale e valutazione finale della commissione esaminatrice, con l'ausilio di un esperto psicologo. La delibera costituisce soprattutto la cornice entro la quale dovranno essere costruiti concretamente gli strumenti di valutazione.
Non una diagnosi clinica, ma una verifica di idoneità
È questo uno degli aspetti più importanti per comprendere la portata della riforma.
L'obiettivo dichiarato non è stabilire se un candidato sia psicologicamente “normale” o attribuirgli un'etichetta clinica. La funzione dei test sarà piuttosto quella di verificare se emergano condizioni tali da rendere incompatibile l'esercizio della funzione giudiziaria. La stessa impostazione della delibera distingue l'accertamento dell'idoneità dalla diagnosi di patologie.
La Sesta Commissione, con il contributo di esperti di psicologia, ha quindi ricondotto le caratteristiche psicoattitudinali considerate essenziali a cinque grandi aree: cognitiva, emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. Nel lavoro preparatorio sono state utilizzate anche interviste a magistrati con esperienza in diverse funzioni e nei diversi gradi della giurisdizione.
La valutazione dovrebbe concentrarsi, secondo l'impostazione illustrata dal CSM, sull'eventuale assenza o grave carenza delle capacità considerate essenziali.
Vediamo allora cosa comprendono le cinque aree.
Area cognitiva: capire le informazioni, collegarle e decidere
È probabilmente l'area più direttamente collegata al nucleo quotidiano del lavoro giudiziario.
Un magistrato deve confrontarsi continuamente con informazioni numerose, spesso contraddittorie e provenienti da fonti differenti. Deve distinguere gli elementi rilevanti da quelli secondari, ricostruire i fatti, valutare gli argomenti delle parti e arrivare a una decisione motivata.
Per questo il CSM riconduce all'area cognitiva quattro capacità fondamentali:
- ragionamento analitico;
- pensiero critico-inferenziale;
- capacità decisionale;
- problem solving.
Il ragionamento analitico riguarda, in sostanza, la capacità di scomporre un problema complesso e di distinguere i diversi elementi che lo compongono. Nel lavoro giudiziario significa, ad esempio, non confondere fatti, interpretazioni, prove e argomentazioni.
Il pensiero critico-inferenziale riguarda invece la capacità di collegare correttamente le informazioni e ricavarne conclusioni coerenti. Non basta dunque comprendere un'informazione: occorre saperne valutare il significato, il peso e le conseguenze logiche.
La presa di decisione introduce un ulteriore passaggio. Il magistrato non può limitarsi a raccogliere dati: deve scegliere tra alternative, assumendosi la responsabilità della decisione e costruendone una motivazione razionale.
Infine c'è il problem solving, cioè la capacità di affrontare situazioni complesse individuando una soluzione adeguata.
La possibile condizione di inidoneità, in questa prospettiva, non coinciderebbe quindi con una semplice difficoltà occasionale, ma con una carenza grave e significativa nelle capacità necessarie a comprendere, elaborare e utilizzare le informazioni fino ad arrivare a una decisione.
Area emotiva: equilibrio, stress e autocontrollo
La seconda area porta la valutazione su un terreno diverso: quello della gestione delle emozioni.
La funzione giudiziaria può esporre a situazioni caratterizzate da forte pressione, conflitto e coinvolgimento emotivo. Il magistrato può trovarsi davanti a vicende particolarmente delicate, persone in condizioni di vulnerabilità, contrapposizioni accese o carichi di lavoro rilevanti.
Secondo la classificazione elaborata dal CSM, l'area emotiva comprende:
- equilibrio emotivo;
- gestione dello stress;
- autocontrollo.
L'equilibrio emotivo non significa assenza di emozioni. La questione riguarda piuttosto la capacità di evitare che le proprie reazioni emotive compromettano il comportamento professionale.
La gestione dello stress riguarda la capacità di mantenere lucidità e adeguatezza anche quando la pressione aumenta. È un elemento particolarmente rilevante in una professione nella quale devono essere prese decisioni spesso entro tempi determinati e in contesti potenzialmente conflittuali.
L'autocontrollo completa il quadro: indica la capacità di regolare le proprie reazioni e di evitare risposte impulsive o sproporzionate.
Il CSM collega infatti questa dimensione alla necessità di mantenere un comportamento adeguato anche in circostanze di elevata pressione, conflitto o coinvolgimento emotivo.
Area relazionale: ascoltare senza perdere autonomia
La terza area riguarda il rapporto con gli altri.
Può sembrare paradossale parlare di capacità relazionali per una professione nella quale il magistrato deve mantenere una posizione di terzietà. In realtà la relazione con le parti, con gli avvocati, con i colleghi e con il personale dell'ufficio costituisce una componente inevitabile dell'attività giudiziaria.
Il CSM individua tre nuclei principali:
- comprensione empatica;
- ascolto e comunicazione efficace;
- collaborazione e lavoro di squadra.
La comprensione empatica non significa condividere il punto di vista dell'interlocutore. Significa essere in grado di comprenderne la prospettiva e le ragioni, mantenendo contemporaneamente la necessaria distanza professionale.
L'ascolto e la comunicazione efficace riguardano la capacità di recepire correttamente ciò che viene detto e di esprimersi in maniera comprensibile, appropriata e coerente con il ruolo.
C'è poi la dimensione della collaborazione. Il lavoro giudiziario non si svolge in isolamento: gli uffici sono strutture nelle quali magistrati e personale amministrativo devono coordinarsi, confrontarsi e distribuire attività e responsabilità.
La capacità relazionale, dunque, non viene concepita come una generica “simpatia” o socievolezza. È piuttosto la capacità di interagire con gli altri in modo funzionale al ruolo, senza che il rapporto personale comprometta l'autonomia della decisione.
Area etico-valoriale: equità e autonomia di giudizio
È probabilmente l'area destinata a suscitare le domande più delicate, perché coinvolge direttamente i principi che devono guidare l'esercizio della giurisdizione.
Il CSM ha ricondotto a questa dimensione soprattutto due requisiti:
- equità;
- autonomia di giudizio.
L'area etico-valoriale, tuttavia, non deve essere interpretata come una verifica delle convinzioni morali personali del candidato. La relazione illustrativa sottolinea piuttosto il collegamento con il comportamento professionale e con i principi propri della funzione.
L'equità riguarda la capacità di mantenere un approccio imparziale, evitando che elementi estranei alla questione da decidere alterino la valutazione.
L'autonomia di giudizio rappresenta invece la capacità di elaborare una decisione propria, fondata sugli elementi pertinenti e sulle regole applicabili.
È una distinzione essenziale: il magistrato deve essere in grado di ascoltare le parti, confrontarsi con gli altri e considerare opinioni differenti, ma la decisione finale deve rimanere autonoma.
In questa prospettiva, la dimensione etico-valoriale non serve a stabilire quale debba essere l'orientamento personale di un candidato, bensì a verificare l'eventuale presenza di carenze incompatibili con l'imparzialità e l'autonomia richieste dalla funzione giudiziaria.
Area organizzativa: tempo, lavoro e responsabilità
L'ultima area riguarda un aspetto meno teorico ma estremamente concreto: la capacità di organizzare il proprio lavoro.
Un magistrato deve gestire fascicoli, udienze, provvedimenti, scadenze e una quantità spesso considerevole di attività contemporaneamente. La qualità della decisione non dipende soltanto dalle capacità giuridiche o cognitive, ma anche dalla possibilità di governare efficacemente tempi e carichi di lavoro.
Il CSM riconduce all'area organizzativa la capacità di:
- organizzare il lavoro;
- gestire il tempo.
Si tratta di una dimensione che coinvolge la pianificazione delle attività, la definizione delle priorità e la capacità di rispettare le scadenze.
Una grave difficoltà organizzativa può infatti avere conseguenze che vanno oltre la sfera individuale: può incidere sul funzionamento dell'ufficio e, in ultima analisi, sui tempi della giustizia.
Anche in questo caso, però, il parametro indicato dal CSM è quello della grave carenza, non della semplice imperfezione. Non viene quindi delineato un modello di candidato che debba essere impeccabile nella gestione del tempo, ma una soglia oltre la quale una carenza organizzativa potrebbe risultare incompatibile con l'esercizio della funzione.
Il CSM ha stabilito che cosa dovrà essere valutato; resta da tradurre queste cinque aree in strumenti psicometrici concreti, che dovranno essere elaborati e successivamente sottoposti all'approvazione del Consiglio.