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11/08/2026 ore 09.50
Opinioni

Migrazioni, l’Europa davanti al bivio: accogliere, ma senza perdere la propria identità

Dalla crisi demografica al rapporto tra religione e laicità, una riflessione sulla tendenza europea all’autodenigrazione e sulle difficoltà di conciliare accoglienza, integrazione e senso di appartenenza

di Vincenzo Belvedere

Non esiste un problema migranti. Esiste un problema di migranti non integrabili, o comunque difficilmente integrabili, e questi sono prevalentemente migranti africani di fede islamica.

La decadente demografia europea ha bisogno di migranti, che possiedano una minima professionalità e che però si integrino nella cultura laica e di etica cristiana che costituisce la base dei nostri valori, formatesi e consolidatesi negli ultimi due secoli. In sostanza, che possano diventare "cittadini europei", almeno nell'arco di una generazione. Processo che ha caratterizzato la costruzione di una grande nazione di migranti: Gli Stati Uniti d'America.

L’immigrazione islamica, che cerca di fuggire dalla povertà, è priva di professionalità nella componente sub sahariana e non può laicizzarsi né cristianizzarsi, se non in casi marginali, perché la sua cultura è integralmente contenuta nel Corano, che è Verità profetica, rivelata da un fondatore teocratico, sacerdote e Capo dello Stato al contempo.

Lo stesso problema dovettero affrontarlo i romani con la diaspora ebrea, da loro stessi provocata. Il popolo eletto di Re David non poteva integrarsi nella cultura ellenica-politeista romana. Ne rimase sempre ai margini e si chiuse nei suoi "quartieri " poi diventati Ghetti, dove rimasero emarginati per secoli e spesso perseguitati.

La versione della Verità del Libro rivelata dal Cristo morto in Croce e risorto, non con la spada del conquistatore a suo fianco e che divise "ciò che è di Dio da ciò che è di Cesare", ha consentito alla Chiesa dei sacerdoti cristiani di integrarsi nel potere del Cesare.

Solo con l'avvento dello Stato Laico, post illumista, lo Stato si è dato, pur faticosamente, una identità nella Verità della Ragione, che tollera le Verità dei diversi, perché fondato sul Dubbio decartiano. Tutto ciò ha finito per affidare al "dubbio" anche l’identità dello Stato moderno a cui la necessità di riferimento sul "chi siamo noi", inevitabile per riconoscersi Comunità, ha condotto a eleggere a riferimento i valori di giustizia sociale post marxisti e le testimonianze di misericordia cristiana; valori che, però, essendo universalistici, non consentono risposta alle necessità identitarie di una "Comunità nazione".

Di qui nasce lo smarrimento e l'impossibilità di una risposta unitaria alle migrazioni non integrabili, perché doverosamente accettabili per una "Comunità universale", ma utilitaristicamente rifiutabili per una comunità di Cesare.

L’Europa vive da tempo la crisi dell’identità di sé stessa. Così si esprimeva il cardinale Ratzingher su questo problema centrale: "L'Occidente e l'Europa si mostrano aperti verso i valori delle altre culture, ma manifestano un rifiuto radicale della propria storia e identità spirituale. Questa tendenza all'autodenigrazione svuota l'Europa della sua bellezza e credibilità morale, rendendola fragile e priva di una vera bussola etica".

Il problema delle migrazioni di massa verso l’Europa é ben più complesso del modo infantile e banale di come viene discusso dai giornali partigiani ed in alcuni diseducativi talk-show serali.