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09/03/2026 ore 15.28
Opinioni

Provincia di Cosenza, la vittoria di Biagio Faragalli e il peso della politica dei sindaci

L’elezione del sindaco di Montalto Uffugo alle elezioni provinciali cosentine segna la forza della filiera amministrativa del centrodestra e mette a nudo i limiti del centrosinistra nei territori

di Raffaele Florio
Biagio Faragalli, candidato del centrodestra

L’elezione di Biagio Faragalli alla guida della Provincia di Cosenza non è una sorpresa, ma la fotografia di un equilibrio politico che da tempo si è consolidato nei territori calabresi.

Chi osserva la politica soltanto dalla superficie potrebbe pensare a un risultato inatteso: il sindaco del capoluogo, Franz Caruso, sconfitto da un collega di un comune dell’hinterland. Ma le elezioni provinciali non si giocano nei salotti televisivi né sui social. Si decidono tra amministratori locali, nei rapporti costruiti nel tempo, nelle alleanze che nascono nelle conferenze dei sindaci, nei consigli comunali, nelle dinamiche quotidiane della gestione amministrativa. È una politica meno visibile, ma spesso più concreta.

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Le Province, dopo la riforma che ha tolto il voto diretto ai cittadini, sono diventate il terreno di una partita tutta interna alla classe amministrativa. A votare non sono gli elettori, ma sindaci e consiglieri comunali. E il voto non pesa allo stesso modo: quello dei rappresentanti dei comuni più grandi vale di più. In questo contesto, contano le reti politiche, le relazioni personali, la capacità di tenere insieme amministratori diversi. È qui che si misura la forza di una coalizione.

Il centrodestra calabrese negli ultimi anni ha costruito una filiera istituzionale molto solida, che parte dai comuni e arriva fino alla Regione guidata da Roberto Occhiuto. Non è soltanto una questione di partiti, ma di sistema amministrativo: molti sindaci e amministratori locali si muovono dentro questo perimetro politico e istituzionale.

La vittoria di Faragalli nasce soprattutto da questo. Non significa che il centrosinistra non avesse carte da giocare. Il sindaco del capoluogo partiva con un peso politico significativo e con il vantaggio simbolico di rappresentare la città più importante della provincia. Ma nelle elezioni di secondo livello il prestigio del ruolo non basta. Servono numeri, organizzazione, relazioni consolidate tra amministratori. E su questo terreno il centrosinistra continua a mostrare fragilità.

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La verità è che la politica locale in Calabria vive sempre più di amministratori e sempre meno di partiti. Le segreterie contano, ma fino a un certo punto. A fare la differenza sono le reti territoriali, le capacità di mediazione, i rapporti costruiti nel tempo tra chi governa i comuni.

In questo senso, il risultato della Provincia di Cosenza racconta qualcosa di più profondo: racconta una politica che si decide nei territori, lontano dai riflettori, e che spesso anticipa gli equilibri futuri.

Perché le elezioni provinciali, per quanto indirette e poco seguite dall’opinione pubblica, restano uno dei termometri più affidabili dello stato di salute delle coalizioni.

E quello che è accaduto a Cosenza dice con chiarezza una cosa: oggi il centrodestra dispone di una macchina amministrativa più radicata e più disciplinata.

Il resto, come sempre, lo dirà il tempo. Ma la politica dei sindaci, quella che lavora lontano dai palchi e dalle campagne mediatiche, continua a decidere molto più di quanto si creda.