Quando il voto non basta: il bisogno di una nuova stagione politica tra centro e riformismo
Dalla critica alle letture superficiali dei risultati elettorali all’auspicio di un risveglio delle culture cattoliche, progressiste e socialiste: il futuro passa da una politica meno urlata e più strutturata
Sentire i commenti sui risultati elettorali mi provoca fastidio. Non riesco a comprendere le considerazioni dei presunti vincitori, in un quadro in cui sembrano non esserci perdenti. Si segue una lettura dei numeri in cui c’è chi osa trarre dai risultati elettorali pronostici per i futuri appuntamenti.
Che si manifesti la disaffezione al voto anche nelle tornate elettorali locali non sembra essere un tema. Che si affermino operazioni personali, in cui inedite signorie giocano una propria partita dal corto respiro, perché gli orizzonti della politica si restringono e si oscurano, non appare un problema. Anzi, qualcuno ha persino auspicato l’accelerazione di una legge elettorale illiberale e della riforma costituzionale del premierato, usate come uno scalpo da esibire contro i presunti perdenti. Ma in questo caso non si tratta dello scalpo dei perdenti, che non si sa bene chi siano realmente, così come non è chiaro chi siano i vincitori, bensì dello scalpo della politica e delle libertà civili.
C’è sempre la speranza che possa nascere un moto dal basso per costruire percorsi diversi, in cui i flussi culturali e le idealità sottraggano il cittadino-elettore ai condizionamenti. Quando la politica si appanna, le idee si illanguidiscono e gli spazi elettorali vengono gestiti da abili affabulatori, in assenza di progettualità. Il Paese arranca, ha il fiato grosso, ed ecco che entrano subito in campo illusionisti esperti. Ancora si continua a puntare sul bipolarismo, che fino a oggi non ha sbloccato le situazioni, ma le ha piuttosto radicalizzate.
La politica non si recupera se non si definisce un’area intermedia capace di moderare e riequilibrare gli assetti. Si dice che bisogna sapere, il giorno del voto, chi vince. Ma a vincere sono spesso coalizioni eterogenee, diverse e distanti anche al loro interno, nelle quali prevalgono le punte estreme. Un’area di centro si costruisce con le preferenze e con un sistema proporzionale autentico, non fittizio. Bisogna abbattere perimetri soffocanti affinché le idee possano circolare, guidate da dirigenti che ne abbiano piena padronanza.
Serve una controrivoluzione pacifica per superare l’attuale sistema, prodotto dal disegno eversivo degli anni ’90. Il sogno del Paese, auspicato in astratto da Walter Veltroni sul Corriere della Sera, può diventare realtà se si abbattono sovrastrutture pesanti, oggi gestite senza visione.
Io sogno che vengano rimesse nel circuito della storia energie e vene culturali cattoliche, progressiste, socialiste, democratiche e riformiste, capaci di intestarsi una nuova stagione in cui torni a esserci politica. Possiamo immaginare, dunque, un’area mediana in fermento, capace di far sognare e di rimuovere il clima degradato di oggi, vuoto e privo di speranza.