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11/02/2026 ore 12.45
Opinioni

Quando l’illegalità diventa sistema: imprese fuorilegge, lavoratori senza diritti e uno Stato che deve reagire

Nel Vibonese 7 aziende edili su 8 risultano irregolari, ma il dato fotografa una patologia nazionale che attraversa tutti i settori produttivi: lavoro nero, sicurezza calpestata e concorrenza sleale non sono emergenze occasionali, ma il frutto di una tolleranza strutturale che va spezzata con fermezza

di Raffaele Florio

La notizia di questi giorni è sconcertante e non può essere letta come un caso isolato: secondo la Fillea CGIL Calabria, 7 imprese edili su 8 ispezionate nei cantieri del Vibonese sono risultate irregolari sotto vari profili – dal lavoro in nero alle violazioni delle norme di salute e sicurezza sul lavoro, fino alla mancata iscrizione dei dipendenti nelle casse previste dalla legge.

Il fatto che una percentuale così abnorme di aziende non rispetti norme basilari non è un episodio casuale: è la cartina di tornasole di un sistema che premia chi ruba diritti, sfrutta lavoratori e sfida la legge. Un’impresa che lavora al di fuori delle regole non è un “furbo imprenditore”, ma una piaga sociale ed economica.

Il danno: umano prima che economico

Dietro ogni lavoratore impiegato in nero c’è un essere umano privato di diritti fondamentali: no contributi previdenziali, nessuna tutela in caso di infortunio, nessuna sicurezza reale sul cantiere. Questo non è un dettaglio tecnico: è vita reale messa a rischio per massimizzare profitti illeciti.

Le norme di salute e sicurezza sul lavoro non sono un optional burocratico: sono l’unico strumento che garantisce che un operaio torni a casa vivo alla sera. Che si tratti di edilizia, servizi, industria o agricoltura, ignorare questi obblighi è criminale.

Le scuse non reggono più

È stupefacente — e inaccettabile — che nel 2026, dopo decenni di legislazioni, protocolli e controlli, ci si trovi ancora ad assistere ad imprese che trattano i diritti dei lavoratori come variabili negoziabili, a stazioni appaltanti pubbliche che del ruolo di vigilanza fanno un controllo formale e superficiale o a catene di appalti e subappalti che trasformano la legalità in un optional per chi offre il prezzo più basso.

Questa permissività non è solo colpevole, è complice: chi non vigila davvero è corresponsabile del problema.

Ma il problema va oltre l’edilizia

Quello che emerge nei cantieri del Vibonese è lo stesso schema che vediamo in ristoranti, imprese agricole, servizi e perfino nella grande distribuzione: lavoro nero, violazioni contrattuali, sicurezza ignorata, evasione contributiva sistematica.

Non è un problema di settore: è un problema culturale ed economico, che erode la fiducia nella legge, destabilizza i salari e crea un vantaggio sleale per chi si rifiuta di giocare secondo le regole.

Serve ben più di una task force: serve una linea di fermezza senza compromessi

È giusto che si chieda una task force continua di controlli mirati — e ciò va sostenuto con forza — ma è del tutto insufficiente se non si interviene su più livelli. Servono sanzioni pesanti e certe, non multe irrisorie che diventano costi di produzione; sospensione immediata delle attività per chi viola le norme gravi; responsabilità oggettiva nelle catene di appalto, che coinvolga davvero committenti e sub-contraenti; controlli ispettivi costanti e non episodici, con strumenti di intelligence e segnalazione pubblica.

La legalità non è un optional per i più deboli

Le imprese che non rispettano la legge non sono “casi da tollerare”: sono mercenari della precarietà, profittatori di diritti umani violati, e concorrenti sleali che schiacciano chi rispetta le regole.

Il rispetto delle norme non è un limite: è la base stessa di un’economia civile. Chi lo ignora non merita rispetto, né tregua, né spazio nel mercato.

La legge non deve essere un ostacolo da aggirare, ma un perimetro da difendere con ogni mezzo. E chi opera fuori legge deve pagarne il prezzo — non soltanto con una sanzione, ma con l’espulsione dal mercato e la piena responsabilità civile e penale.

Questo vale per l’edilizia, come per qualsiasi settore economico in Italia. La legalità è un valore non negoziabile, non un optional per addetti ai lavori o sindacati. È l’unico modo per garantire dignità, sicurezza e giustizia sociale.

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