Sezioni
Edizioni locali
11/03/2026 ore 10.54
Opinioni

Referendum Giustizia: l’ultima chiamata per liberare la politica dalle correnti e tornare al merito nel Csm

La Riforma Nordio sfida lo strapotere dell'Anm e la simbiosi tra partiti e toghe. Un voto decisivo per la tenuta del Governo e per ridefinire i confini tra garantismo liberale e campo largo populista

di Vincenzo Belvedere

Sfugge a molti l'importanza di questo referendum. La posta in gioco è il ritorno alla politica, decisa e gestita dai rappresentanti del popolo, come vuole una sana democrazia, oppure lasciare che resti condizionata dal potere di Magistrati, fattosi autoreferenziale, in cui i partiti si sono infiltrati per necessita ed opportunità.

Sì o No, perché il referendum riguarda tutti: Giorgia Meloni in campo (sui social) e le ragioni di chi è contrario

Oggi la Magistratura è solo apparentemente governata dal suo organo istituzionale (CSM) che ne dovrebbe garantire l'indipendenza dalla politica, ma, di fatto, è gestita dalla sua Associazione sindacale (ANM), organizzata in "Correnti" che fanno riferimento ai partiti politici. Finora le correnti più consistenti sono state quelle della Sinistra e, all'interno di questa, la sua area più radicale.

Il libro di Luca Palamara, ex presidente della ANM, cacciato dalla magistratura con una trappola tesagli da altri magistrati a lui avversi, dà conto specifico di questa politicizzazione che conferisce loro una funzione impropria e inquina la vita politica del Paese. La vicenda politica di Berlusconi ne è un esempio tra i maggiori, ma non certamente il solo.

La degenerazione sostanziale avvenuta nel Governo della magistratura ha poi avuto un effetto nefasto anche nella selezione del migliori. Le Correnti promuovono per fedeltà e non per merito, così che solo casualmente può avvenire che i migliori siano promossi in grado o agli uffici di città più importanti. La testimonianza di Palamara, in modo specifico, e le stesse evidenze di fatto ne danno pieno conto.

Questa specie di "consorteria" autoreferenziale in cui è caduta la nostra magistratura ha poi un ulteriore effetto nefasto. Ben pochi Magistrati pagano per i loro errori, giacché ogni corrente ha qualcuno da far "perdonare " dagli uffici disciplinari del CSM, in cambio del perdono offerto ad un'altra.

La conseguenza di questa diffusa e consolidata degenerazione è una giustizia inaffidabile per terzietà e competenza, resa in tempi imprevedibili e comunque inaccettabili. Questa situazione è nota a tutti coloro che hanno avuto a che fare con la Giustizia, ma oramai anche al grande pubblico e su cui solo chi è in malafede non può concordare.

La Riforma Nordio affronta alla radice questi problemi insieme alla annosa questione della separazione delle carriere di PM e Giudice, diventata inevitabile con l'adozione del processo accusatorio nel 1989. La riforma mantiene chiaramente le garanzie di indipendenza costituzionale del Magistrato PM e del Magistrato Giudice e istituisce il sorteggio per la scelta dei giudici componenti del CSM oltre ad un Alta Corte disciplinare per le due carriere di Magistrati.

La Riforma stabilisce piena indipendenza, garantita a livello costituzionale, per le due carriere di Magistrato e pone le premesse per ostacolare seriamente collimanze tra politica e magistratura, garantendo in tal modo anche criteri meritocratici nella valorizzazione dei Magistrati.

Non sorprende la reazione isterica della ANM, al cui potere, improprio, questa riforme pone ostacoli difficili da superare. Nè sorprende nemmeno il fatto inusuale ed illegittimo che una Associazione di un Ordine dello Stato si opponga ufficialmente, con strumenti propagandistici tipici dei partiti politici, ad una legge dello Stato, solo perché da 30 anni ci siamo assuefatti a questo ruolo improprio assunto dalla Magistratura.
Nè Sorprende che le segreterie di PD e 5 stelle si siano schierate con forza contro la Riforma. il PCI/DS/PD è stato il principale beneficiario, sin dai tempi di Tangentipoli, della benevolenza della Magistratura ed il secondo è nato quasi in simbiosi con alcuni magistrati piú politicizzati.

Referendum Giustizia, il sondaggio che ribalta gli equilibri: il “No” in vantaggio

Sorprende invece che anche buona parte di intellettuali iscritti o fiancheggiatori, beneficiati dal PD, si esprimano per il No con motivazioni banali del tipo," sono sempre stato di sinistra e non voto per questo Governo", oppure " questa riforma pone la magistratura sotto il controllo del potere Esecutivo", o del tipo "Vi sono aspetti migliorabili che non posso accettare cosi come formulati". Motivazioni inaccettabili, la prima perché impropria, la seconda perché completamente falsa, e la terza perché omette di valutare che migliorare non é ragione per tenere il peggio.

Con il prossimo referendum abbiamo la possibilità di approvare una riforma che ristabilisce l'indipendenza della magistratura dalla Politica e della Politica da interventi impropri della Magistratura. È una vera riforma costituzionale che corregge storture sopravvenute negli ultimi 30 anni, dello spirito e del disposto costituzionale.

La vittoria del Si o del No avrà poi effetti importanti negli equilibri interni alle coalizioni degli attuali partiti. Se vince il Si, rafforzerà la leadership di Giorgia Meloni e la coesione della coalizione su valori garantisti e liberali, mentre obbligherà il PD a valutare criticamente la continuità di una alleanza organica con il massimalismo opportunista dei 5 stelle, e dunque le prospettive del "campo largo".

Referendum sulla giustizia a colpi di reel, così la politica senza contenuti trasforma il voto in un giudizio sul Governo

Se vince il No si indebolirà la leadership della Meloni dando maggiore spazio alle inquietudini massimaliste della Lega che hanno portato alla nascita del partito di Vannacci. Si rafforzerà l'asse Schlein-Conte spingendo Calenda e gli elettori di Renzi verso una alleanza organica con Forza Italia e mettendo in difficoltà la convivenza dei democratici liberali, ancora presenti nel PD, con la segreteria, rafforzata nel suo movimentismo rivendicativo.

La politica italiana si radicalizzerà comprimendo gli spazi del Centro ed obbligando la "borghesia" ad una scelta tra Schlein-Conte, assistiti dalla gratitudine della Magistratura, e il centro destra della Meloni.
In tal caso non avrei dubbi. Scelgo fin d'ora il campo della Meloni.

*Avvocato