Sezioni
Edizioni locali
14/02/2026 ore 19.24
Opinioni

Referendum sulla Giustizia, le ragioni (tecniche) del No: un ultimo alert prima di un salto nel buio

Il Sì è una delega in bianco al Governo, molti aspetti dirimenti della riforma non saranno decisi dal voto referendario: ecco quali

di Ugo Adamo

Siamo finalmente giunti all’ultimo commento e, quindi, alla fine delle nostre riflessioni (le precedenti sono QUI, QUI, QUI, QUI e QUI). Ringraziamo il lettore per la sua attenzione, scusandoci comunque per l’eccessivo tecnicismo (si spera mai “blasfemo”, Nordio permettendo) imposto dalla materia sulla quale saremo tutti chiamati a intervenire, nel modo più informato possibile.

Le riflessioni fin qui offerte hanno avuto l’obiettivo di difendere la Costituzione e di offrire una informazione più ampia e consapevole (“conoscere per deliberare” era solito enunciare il Presidente Einaudi), in grado di riconoscere – e quindi trascurare – gli slogan semplificativi pronunciati da imbonitori vanesi.

Possiamo iniziare questo nostro ultimo commento affermando (per dirla con il Prof. Gaetano Silvestri) che, avendo deciso di modificare la Costituzione, si è persa l’occasione di costituzionalizzare due proposte che sarebbero state (queste sì) davvero utili per il raggiungimento dei fini che l’attuale maggioranza dice di voler perseguire e che avrebbero trovato anche noi d’accordo al fine di garantire reale autonomia e indipendenza alla magistratura.

In primo luogo, la costituzionalizzazione delle garanzie nella fase delle indagini, e quindi l’obbligo per il pubblico ministero di cercare non solo le prove a carico, ma anche quelle che possono scagionare l’indagato. Costituzionalizzare, cioè, quello che oggi è previsto solo dall’articolo 358 del codice di procedura penale, ponendolo al riparo dalla maggioranza contingente.

In secondo luogo, costituzionalizzare la formazione dei magistrati, prevedendo al termine del tirocinio un periodo di permanenza in un collegio giudicante prima di poter accedere a un incarico in procura. In altre parole, prima di diventare pubblici ministeri, i giovani magistrati dovrebbero maturare esperienza “dalla parte del giudice”. Chi sostiene questa linea ritiene che un p.m. che abbia sperimentato la responsabilità del giudicare sviluppi una maggiore sensibilità e un approccio più equilibrato rispetto a chi trascorre l’intera carriera nel ruolo dell’accusa.

E comunque, il lettore/elettore deve sapere (ecco l’alert) che molti aspetti dirimenti della Riforma non saranno decisi dal voto referendario.

Vediamone solo alcuni, limitatamente a quelli che hanno interessato la nostra attenzione, anche se sono molti di più: la determinazione degli illeciti disciplinari, del procedimento e delle relative sanzioni; la decisione se prevedere due distinti concorsi di accesso o solo uno; il numero dei componenti dei due Csm; il numero dei componenti la lista dalla quale sorteggiare i membri laici; i criteri di composizione e di funzionamento dei due collegi dell’Alta Corte di giustizia.

Si tratta di materie di estremo rilievo che avranno un impatto sostanziale sulla (proposta di) Riforma.

Quali saranno le determinazioni in proposito del legislatore futuro?

Quello sulla Riforma è quindi un voto su una “delega in bianco”, un vero e proprio “salto nel buio”; risultano allora importanti le (dichiarate) intenzioni del Governo.

Fra le tante affermazioni ascoltate in questi mesi, ne riportiamo due – pronunciate da chi ha scritto la riforma – utili per la comprensione della realtà, anche giuridica, presente e prossima.

La riforma, ha detto il Ministro Carlo Nordio, fa «recuperare alla politica il suo primato costituzionale. Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al Governo». (Corriere della Sera, 3.11.2025).

«La riforma costituzionale della giustizia e la riforma della Corte dei Conti, entrambe in discussione al Senato, prossime all’approvazione, rappresentano la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di Governo, sostenuta dal Parlamento» (Dichiarazione ufficiale della Presidente del Consiglio dei Ministri, 29.11.2025).

Una magistratura ordinaria posta sotto il controllo del Governo e una contabile (si v. la l. n. 1/2026 su «delega al Governo in materia di funzioni della Corte dei conti e di responsabilità amministrativa e per danno erariale») resa incapace di svolgere il suo operato (rea di avere paralizzato il progetto del Ponte sullo Stretto): queste le intenzioni per il prossimo futuro dichiarate da chi ha scritto la riforma al fine di cambiare la nostra Costituzione. Questa l’unica interpretazione che ci pare possibile dare alle parole del tandem Meloni-Nordio.

Ai lettori/elettori e alle lettrici/elettrici l’ardua sentenza.

Buon voto a tutti e a tutte.

?>