Sezioni
Edizioni locali
12/04/2026 ore 12.18
Opinioni

Sanità Calabria, i numeri oltre le narrazioni: il debito cala, la gestione cambia passo

L’analisi delle cifre serve ad andare oltre lo stereotipo dell’inefficienza e mostra che i miglioramenti sono consistenti. Certo, restano criticità ma il nuovo quadro finanziario autorizza a pensare in positivo

di Franco Gemoli

Nel racconto della sanità calabrese la retorica ora deve fermarsi, lasciare spazio ai numeri e l’analisi deve obbligatoriamente diventare misurabile, verificabile e difficilmente contestabile. E i numeri, oggi, raccontano una storia precisa.

La traiettoria del debito sanitario regionale tra il 2023 e il 2027 non è solo una sequenza contabile, ma una linea di tendenza inequivocabile:

Non si tratta di una riduzione episodica o psicologica. È una discesa progressiva, costante, programmata. In termini di finanza pubblica significa una cosa sola: controllo della spesa, governance efficace, capacità di pianificazione pluriennale. In un sistema che per oltre un decennio è stato sinonimo di emergenza strutturale, commissariamenti, disavanzi cronici e incapacità di rispettare i livelli essenziali di assistenza, questo dato rappresenta una discontinuità profonda.

Chi continua a leggere la sanità calabrese con le lenti ideologiche del passato rischia di non cogliere il punto. O peggio, di raccontare una realtà che non esiste più. Perché mentre si scrivono idiozie politiche e slogan di comodo, i conti, quelli veri, stanno cambiando direzione. La riduzione del debito non è un dettaglio tecnico: è la condizione necessaria per uscire dal perimetro straordinario in cui la Calabria è rimasta intrappolata per anni. Ed è esattamente ciò che è accaduto con la fine del commissariamento. Un passaggio storico che non arriva per concessione politica, ma per evidenza numerica.

È qui che si misura la capacità amministrativa. Non nei titoli, non nelle conferenze stampa, ma nella tenuta dei bilanci, nella credibilità dei piani di rientro, nella coerenza tra programmazione e risultati. E, in questo quadro, il ruolo del presidente Roberto Occhiuto appare centrale. La sua gestione ha riportato la sanità calabrese dentro una logica ordinaria di finanza pubblica, fatta di numeri, obiettivi e verifiche.

Questo non significa che i problemi siano risolti. Le criticità restano: carenze di personale, mobilità passiva, disomogeneità territoriale, tempi di attesa. Ma oggi esiste una base che prima mancava: una struttura finanziaria credibile e una traiettoria certa e sostenibile.

Ed è su questa base che si costruisce il futuro. Perché senza conti in ordine non esiste riforma possibile. Senza sostenibilità economica, ogni promessa resta tale. Senza numeri, la politica è solo racconto. I numeri, invece, oggi parlano. E dicono che la sanità calabrese ha iniziato, finalmente, a cambiare direzione.

Adesso, però, si apre la fase più delicata: mantenere sotto controllo questi numeri fino al 2027, ultimo anno del piano di rientro. Per riuscirci serviranno impegno, costanza e, soprattutto, gli uomini giusti, capaci di programmare e garantire servizi sanitari di qualità ai calabresi.