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10/01/2026 ore 12.31
Opinioni

Sanità pubblica sotto pressione: perché rinazionalizzare il privato convenzionato (a partire dalla Calabria)

Dalla Calabria al resto del Paese il dibattito si riapre: riportare sotto controllo pubblico l’offerta sanitaria per garantire equità e diritto alla salute

di Alessandro Gaudio

Negli ultimi anni il dibattito sulla tenuta del Servizio Sanitario Nazionale si è fatto sempre più acceso, anche a causa della crescita costante del peso della sanità privata convenzionata. Una quota rilevante delle risorse pubbliche destinate alla tutela della salute viene oggi assorbita da strutture che, pur operando all’interno del sistema pubblico tramite convenzioni, rispondono a una logica prevalentemente aziendale e orientata al profitto. È in questo quadro che si colloca la proposta di una progressiva rinazionalizzazione della sanità privata convenzionata, intesa non come misura ideologica, ma come risposta a squilibri strutturali ormai evidenti.

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Uno degli aspetti più critici riguarda il meccanismo di finanziamento. Le strutture private convenzionate ricevono ogni anno budget sostanzialmente garantiti, spesso ricalcati su quelli dell’anno precedente, con un rischio di impresa pressoché nullo. Si tratta di una condizione del tutto eccezionale se confrontata con quella di qualsiasi altro settore produttivo, nel quale lavoratori autonomi, imprese e professionisti devono confrontarsi con l’incertezza del mercato e con la necessità di sostenere costi e investimenti senza garanzie preventive. Nel settore sanitario, invece, il trasferimento di risorse pubbliche verso soggetti privati avviene in un contesto di forte asimmetria, che finisce per penalizzare il sistema pubblico.

Su questo punto si sono espressi in modo netto diversi studiosi e operatori del settore. Persino Andrea Crisanti, noto microbiologo e senatore, ha più volte richiamato l’attenzione sul rischio di una progressiva erosione del Servizio Sanitario Nazionale a vantaggio di una sanità selettiva, orientata alle prestazioni più remunerative. In interventi pubblici e audizioni, Crisanti ha sottolineato come il privato convenzionato tenda fisiologicamente a concentrarsi su attività ad alto margine economico, lasciando al pubblico, sempre più privo di mezzi, la gestione delle emergenze, delle cronicità e delle prestazioni meno profittevoli, ma socialmente indispensabili. Questa dinamica, se non corretta, compromette l’equità del sistema e accentua le disuguaglianze territoriali.

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La situazione della Calabria rappresenta un caso emblematico. Da anni la regione vive una condizione di commissariamento della sanità, con carenze strutturali, deficit organizzativi e una forte dipendenza dal privato accreditato. Le difficoltà del sistema pubblico calabrese, documentate da relazioni ministeriali e della Corte dei conti e dalle disgrazie quotidiane dei cittadini, hanno favorito l’espansione di soggetti privati che spesso suppliscono alle inefficienze, ma senza risolverne le cause. Il risultato è un sistema frammentato, nel quale il diritto alla salute risulta fortemente condizionato dalla capacità economica di accesso alle prestazioni e dalla mobilità sanitaria verso altre regioni.

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In questo contesto, la proposta di una rinazionalizzazione progressiva delle strutture convenzionate assume un significato preciso: riportare sotto il controllo pubblico una parte rilevante dell’offerta sanitaria, reinvestendo risorse, competenze e personale nel Servizio Sanitario Nazionale. Non si tratta, quindi, di eliminare ogni forma di collaborazione con il privato, ma di riequilibrare un sistema che oggi appare sbilanciato, soprattutto nelle aree più fragili del Paese.

Rimettere al centro la sanità pubblica significa riaffermare un principio costituzionale: la tutela della salute come diritto fondamentale e interesse della collettività. Come ha più volte ricordato Crisanti, senza un forte settore pubblico non esiste capacità di prevenzione, di risposta alle emergenze e di programmazione a lungo termine. La Calabria, più di altre regioni, dimostra quanto sia urgente affrontare questo nodo, superando logiche emergenziali e restituendo allo Stato un ruolo pieno nella garanzia del diritto alla salute. Quando iniziamo?

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