Vannacci ha ragione su una cosa: la sinistra non sa più rispondergli
Dal palco del congresso di Futuro nazionale, ha detto che il femminicidio non esiste. È partita la solita e scontata onda di indignazione. Eppure i numeri per smontare il generale c'erano da sempre. Nessuno li ha usati
Dal palco del congresso di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci ha detto che il femminicidio non esiste: è un omicidio come tutti gli altri. E ha aggiunto il colpo che gli riesce meglio, il paragone: esiste la violenza sugli anziani, e nessuno parla di "anzianicidio". Sembra un ragionamento. Sembra perfino di buon senso. Ed è qui che la sinistra perde, ogni volta: scambia il buon senso apparente per stupidità, e risponde con l'indignazione invece che con la confutazione.
Allora confutiamo, a freddo.
Il Ministero dell'Interno la parola "femminicidio" non la scrive. Usa categorie neutre, contabili. E proprio quelle categorie raccontano una cosa che non è un'opinione. Nel 2025 in Italia sono state uccise 97 donne — un dato in calo del 18% rispetto all'anno prima, e va detto, perché chi cita solo i numeri che gli servono fa la stessa cosa di Vannacci. Ma di quelle 97, il 63% sono state ammazzate dal partner o dall'ex, quasi l’88% dentro la famiglia o una relazione. Gli uomini, no. Gli uomini vengono uccisi fuori: risse, rapine, criminalità, sconosciuti. Stesso gesto — un omicidio — struttura opposta.
Ecco perché la parola serve, e non c'entra il rispetto per le vittime. Una donna su due muore per mano dell'uomo che diceva di amarla. Quando un fenomeno ha uno schema così preciso, lo schema lo puoi prevedere. E quello che puoi prevedere, puoi provare a fermarlo. Ma non fermi ciò che ti rifiuti di nominare. Si chiama femminicidio per la stessa ragione per cui in medicina una sindrome ha un nome: perché ha un decorso riconoscibile. L'anzianicidio non esiste come parola perché non esiste come schema — non c'è una catena ricorrente di figli che ammazzano le madri per possesso. La categoria segue il pattern. Questa non è ideologia. È statistica descrittiva, e la firma il Viminale.
C'è poi un dettaglio che dovrebbe chiudere il discorso. Il reato specifico che Vannacci vuole abolire è stato introdotto pochi mesi fa, con il voto anche del centrodestra di governo, la coalizione di cui la sua stessa Lega fa parte. Quindi l'ideologo sarebbe il Parlamento che l'ha votato quasi all'unanimità, e l'unico realista sarebbe lui? Il punto non è che Vannacci pensa male. È che pensa di pensare, e nessuno gliene mostra il contrario con i conti in mano.
Lo stesso identico trucco, su una posta più grande, è la "remigrazione".
Comincia dalla parola. I linguisti tedeschi nel 2023 hanno eletto Remigration parola-vergogna dell'anno, per una ragione tecnica: è un eufemismo costruito per rendere dicibile la deportazione di massa. In Italia il termine è arrivato con una proposta di legge di iniziativa popolare — "Remigrazione e Riconquista" — che a fine gennaio ha superato le 50mila firme, nata da un comitato fondato, tra gli altri, da CasaPound. Stabilisce che "non esiste un diritto intrinseco a migrare". Abolisce la programmazione dei flussi per lavoro. Prevede la revoca della cittadinanza acquisita per naturalizzazione. E istituisce un "Fondo per la Remigrazione" che finanzia "rientri volontari incentivati".
Volontari. Dentro un impianto di sanzioni che si stringono e cittadinanze che si possono togliere. È volontario nello stesso senso in cui è volontario svuotare la scrivania quando ti hanno già tolto le chiavi dell'ufficio. Il genio non sta nella crudeltà: sta nel farla suonare come una procedura amministrativa. Un modulo. Un fondo. Un incentivo.
E qui arriva il punto, che è uno solo, non due. Il femminicidio e la remigrazione sono la stessa battaglia: una guerra su come è permesso chiamare le cose. Fai sembrare neutra una cosa brutale — "remigrazione", "omicidio come gli altri" — e hai vinto metà partita prima che cominci l'argomento. La destra l'ha capito e ci lavora con pazienza. La sinistra risponde con l'adrenalina: feccia, agghiacciante, vergogna. L'indignazione sembra resistenza. Non lo è. È il rumore che fa una parte quando ha smesso di fare i compiti.
Un sillogismo finto si batte con un sillogismo vero. Non con un gasp. Non con un'etichetta.
I dati sono dalla nostra parte da sempre. Continuiamo a scegliere l'indignazione al posto loro, perché costa meno fatica e dà più applausi nella nostra bolla. Ma la partita vera è quella di Vannacci, ed è sui nomi. Il femminicidio è femminicidio: lo dicono i fascicoli del Viminale, non un volantino. La deportazione è deportazione, comunque la si reimpacchetti. Chi, da questa parte, imparerà a dirlo con questa freddezza — con i numeri in mano e la voce ferma — si riprende l'unico terreno che conta. Tutto il resto è tifo.