A Vibo è già crisi politica: la nomina del capo di gabinetto spacca la maggioranza Romeo
A 10 mesi dalle elezioni si apre una profonda frattura nella coalizione di centrosinistra. Il Pd diserta la riunione di giunta durante la quale il sindaco ha affidato l’incarico di collaboratore di fiducia a chi gli ha curato la campagna elettorale. Il capogruppo dem: «Non abbiamo apprezzato»
di Enrico De Girolamo
Due assessori Pd che non partecipano alla seduta di giunta in aperto dissenso con il sindaco Enzo Romeo e il capogruppo dem in Consiglio comunale, Francesco Colelli, che risponde con un laconico no comment alle domande, non prima però di aver sottolineato che il Partito democratico «non ha apprezzato quando deciso dal primo cittadino». Se a Vibo non è crisi politica poco ci manca. A determinare una frattura così netta, per ricomporre la quale non si sa ancora quante e quali bende ci vorranno, è stata la nomina di Gianpiero Menniti nuovo capo di gabinetto del sindaco Romeo. Dato sin dall’inizio della Consiliatura in pole position per un incarico di staff, Menniti alla fine l’ha spuntata. «Da ieri sera il Sindaco mi ha nominato suo capo di gabinetto: incarico chiaro, diretto, tecnico, di coordinamento. Impegno gravoso, l'ho accettato e lo ringrazio per la fiducia». Con questo post pubblicato sulla pagina del suo profilo “politico”, quella del Centro studi Progetto Vibo, il diretto interessato ha annunciato l’investitura di Romeo, per il quale ha curato a suo tempo la campagna elettorale, continuando ad affiancarlo anche se non ufficialmente in questi primi 10 mesi.
Eppure, appena 20 giorni fa, il 6 marzo scorso, sempre dalla sua pagina social, si era scagliato contro quei «cagnacci rabbiosi» che nel corso dei mesi lo avevano messo al centro dell’attenzione mediatica dando per certo, in un modo o nell’altro, il suo ingresso da stipendiato nell’Amministrazione Romeo, cosa che in effetti poi è avvenuta. Sempre in quel post era stato netto e, apparentemente, inequivocabile: «Veniamo al sodo – aveva scritto prima di alludere ai “cagnacci rabbiosi” - non sono in predicato per nessun incarico comunale e non parteciperò a nessuna selezione relativa a ruoli di alcun genere nel Municipio di Vibo». Venti giorni dopo la musica è completamente cambiata e Menniti, che riveste anche la carica di commissario provinciale del movimento politica Europa-Verdi, assicura che getterà via «l'orologio per stargli (a Romeo, ndr) lealmente al fianco in questa sfida, rilevante, che lui, da Sindaco, ha assunto prendendo la guida della città».
Gli stessi titoli del “super consulente” del bando naufragato
I titoli non gli mancano, visto che può ostentare tre lauree - una in Comunicazione e due in Beni Culturali – una ultra decennale esperienza come dirigente d’azienda e anche l’iscrizione all’Albo dei giornalisti in qualità di pubblicista. Gli stessi stringenti requisiti del bando per la ricerca di un superconsulente da 400 euro al giorno (con fondi Pnrr) per circa due mesi complessivi di lavoro, di cui parlò nel settembre scorso per la prima volta Il Vibonese. Bando poi naufragato tra le polemiche, nonostante i 33 candidati che presentarono il curriculum. Di questi, appena 4 approdarono al colloquio finale, ma uno soltanto si presentò dinanzi alla commissione esaminatrice per poi però essere bocciato.
Il nuovo avviso pubblico per formare l’ufficio di staff
Più recentemente, poi, all’inizio di marzo, il Comune ha emanato un altro avviso di selezione pubblica per l’istituzione di un ufficio staff del sindaco. Un incarico a tempo determinato da assegnare a un professionista esterno, da inquadrare nell’Area dei Funzionari e dell’Elevata qualificazione (ex categoria D), fino alla scadenza del mandato amministrativo. Lo stesso inquadramento retributivo che ora, con la delibera di giunta di ieri, viene riconosciuto a Menniti senza passare dalle forche caudine di una selezione con più candidati. L’avviso, ancora operativo, prevede infatti la valutazione dei curricula e un successivo colloquio individuale con i primi 5 candidati che il sindaco «a suo insindacabile giudizio» ritenga idonei a ricoprire la posizione oggetto di selezione.
Al momento non si è ben capito che fine farà questo avviso e se la nomina diretta di Menniti abbia colmato il bisogno del primo cittadino di essere affiancato da un collaboratore di fiducia. Qualora anche questo “bando” dovesse finire nel nulla, come è accaduto per quello dello scorso settembre, sarebbe l’ennesima beffa per chi, suo malgrado, ha risposto inviando il proprio curriculum e sperando di potersela giocare ad armi pari con gli altri candidati.
La frattura nella maggioranza
Intanto, il clima politico nella maggioranza si fa incandescente. L’incarico affidato al principale collaboratore politico di Romeo durante la campagna elettorale e ora pagato con fondi di bilancio del Comune, espone la compagine di governo agli attacchi delle opposizioni che già in occasione del bando per la ricerca di un superconsulente si era scagliata ferocemente contro il sindaco e la sua giunta. Fino a una tesissima seduta consiliare durante la quale la minoranza aveva esplicitamente parlato di «una cambiale elettorale» che il primo cittadino si apprestava a pagare.
Il Pd prende le distanze
Non è un caso, dunque, che ieri, nella riunione di giunta che ha deciso l’assunzione su base fiduciaria del nuovo collaboratore, non ci fosse la delegazione del Pd, gli assessori Stefano Soriano e Vania Continanza, quest’ultima molto vicina proprio al capogruppo dem in Consiglio. Insomma, il principale partito della coalizione di centrosinistra che sostiene Romeo prende le distanze in maniera clamorosa da una vicenda che sta già compromettendo la solidità della maggioranza, che ora dovrà affrontare indebolita le bordate dell’opposizione.
D’altronde, il tono di Colelli, raggiunto telefonicamente, è chiaro. «Non abbiamo apprezzato quanto accaduto - dice tra lo sconcertato e il rassegnato – per questo preferisco non commentare». Probabilmente solo il tentativo di prendere un po’ di tempo per organizzare una reazione più ponderata per tentare di salvare capra e cavoli e non far precipitare l’amministrazione in una crisi politica che a meno di 10 mesi dalle elezioni, ancora stenta a esprimere quella discontinuità promessa dopo 15 anni di dominio incontrastato del centrodestra al governo della città.