Al via il Consiglio regionale con un minuto di silenzio per le vittime di Amendolara, al primo punto il contrasto al caporalato
Il presidente Cirillo: «Gravissimo episodio che richiama tutti noi a una maggiore responsabilità». Altri sei i punti all’ordine del giorno
Si è aperta con un minuto di silenzio per le vittime di Amendolara la nuova seduta del Consiglio regionale in corso a palazzo Campanella. A prendere la parola in apertura il presidente del Consiglio Cirillo: «Apriamo questa seduta del Consiglio regionale con un punto all’ordine del giorno che abbiamo voluto inserire in accordo e su invito del presidente della Regione, Roberto Occhiuto.
Il gravissimo episodio accaduto nei giorni scorsi ad Amendolara ha scosso profondamente l’intera comunità calabrese e richiama tutti noi a una maggiore responsabilità e a un’azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela della dignità delle persone.
Mi auguro che dal dibattito odierno in Aula – ha concluso Cirillo - possa emergere una risposta condivisa, chiara e ferma: un segnale concreto di vicinanza alle famiglie delle vittime e un rinnovato impegno della Calabria a favore della legalità, del lavoro dignitoso e della difesa dei diritti umani».
La discussione quindi riguarderà le misure di contrasto al caporalato, lo sfruttamento del lavoro e alle condizioni dei lavoratori migranti in Calabria. L'ordine dei lavori si completerà con altri sei punti, a partire dal provvedimento amministrativo di iniziativa dell'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, per l'Approvazione del rendiconto dell'esercizio finanziario 2025, della relazione sulla gestione 2025 e del Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi.
Il dibattito
È stato il consigliere Ferdinando Laghi (Tridico Presidente), ad aprire il dibattito del Consiglio regionale dedicato alla strage di Amendolara. In tutti gli interventi è emersa, comunque, la necessità di un maggiore impegno al contrasto al fenomeno del caporalato in agricoltura. Laghi ha denunciato la mancanza di investimenti che caratterizza gli Ispettorati del lavoro e gli stipendi poco appetibili per chi è chiamato a svolgere questo ruolo, mentre è sempre più urgente intercettare i fenomeni di vera macro illegalità nel comparto e integrare le banche dati di diversi Enti «che oggi - ha detto - non sono integrate tra loro».
Ernesto Alecci ha raccontato del disagio provato alla manifestazione di Amendolara, «perché - ha spiegato - sentivo sulle mie spalle anche un pezzo di responsabilità per quello che è accaduto come rappresentante di una istituzione». Alecci si è detto rammaricato per l'assenza alla manifestazione dei consiglieri della maggioranza. Per il gruppo Tridico Presidente, Vincenzo Bruno, chiedendo la convocazione urgente della Commissione anti 'ndrangheta, ha condiviso la sensazione di disagio di Alecci, «perché parlare 365 giorni l'anno e per decenni e discutere oggi, determina, evidentemente, in ciascuno di noi, una precisa responsabilità».
«Il primo compito delle Istituzioni - è stato l'intervento di Elisabetta Santoianni (FI) che ha ricordato di aver immediatamente convocato la VI Commissione Agricoltura, di cui è presidente - non è alimentare divisioni o polemiche, ma assumersi fino in fondo la responsabilità di ascoltare, comprendere, agire». Per Filomena Greco (Casa Riformista - Italia Viva), nell'affermare che la politica deve dare risposte dentro le istituzioni, ha affermato che è necessario capire, «visto che gli strumenti di contrasto al caporalato esistono, se sono stati e quanto utilizzati». Dai banchi dalla maggioranza, Giuseppe Mattiani (Lega), ha esortato tutti a lavorare insieme, «senza casacche di partito, per raggiungere gli obiettivi insieme e non dimenticando - ha aggiunto - che l'azione di lotta e di contrasto al fenomeno del caporalato e del lavoro nero, spetta agli organi di controllo».