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15/01/2026 ore 12.31
Politica

«Ascolto le segreterie ma decido io». «Questo centrosinistra è morto»: la coppia Caruso-De Cicco all'attacco dei partiti

Il sindaco di Cosenza e il consigliere regionale alle prese con una inedita sperimentazione. Probabilmente necessaria, ognuno per fini propri. Anche se non priva di incognite

di Domenico Martelli
Franz Caruso e Francesco De Cicco durante la conferenza stampa di ieri

C'è un gran "pezzo" di De Cicco che Franz Caruso non può avere. Forse per scelta. Oppure per dna. Popolari si nasce, diventarlo è quasi impossibile. Populisti se ne può parlare ma in ogni caso è strada complessa, meglio se ognuno fa il suo. E c'è un gran "pezzo" di Caruso che De Cicco certamente non ha (almeno per ora) e che per solito non cade dal cielo. La fascia tricolore, la sintesi anche borghese e inevitabilmente politica che conduce alla guida di una città per natura complessa come Cosenza.

Metti un pò dell'uno e un pò dell'altro, o forse abbastanza di tutti e due, e fai la conferenza stampa modalità "annunciazione" impastata tra ultimo miglio di legislatura comunale, finto saluto per Palazzo Campanella, promesse (o minacce) di nuovo partito, di redistribuzione di deleghe, di liste agguerrite per Provincia e Comune che verrà.

Caruso fa il Caruso, in conferenza stampa. E De Cicco, hai visto mai, fa il De Cicco. Il sindaco pesca tra le macerie finanziarie del passato, le cose portate all'incasso in questi 4 anni (ma, parole sue, per difetto di comunicazione non comunicate a dovere) e l'ammissione che ancora tanto e di meglio vi è da fare e che servono 2 mandati per completare l'opera. Il consigliere regionale (ai finti saluti, «chiamate sempre me per ogni cosa») parte dal contrario, con fare più severo e pop. Della serie, non è andata benissimo fin qui, la bilancia quadriennale se pende da qualche parte non è detto che sorrida. Ma se in questo ultimo miglio facciamo poche e tangibili cose io ci metto la faccia e ci sono. Di più, ho liste pronte. Per la Provincia, che Caruso reitera come approdo ambizioso (con o senza unità di intenti e di coalizione). E per la Cosenza "futura", che verrà.

Il "patto" tra i due è servito. Sia pure con modalità e reciproci fini non per forza convergenti (De Cicco per esempio non dice mai espressamente che la partita del 2027 è fatta). Ma tant'è. Il patto è pubblico. L'affaccio pop e diretto di Caruso con De Cicco a fianco è garantito. Così come lo è l'essere consigliere regionale ma con il telefono sempre acceso della manutenzione di Cosenza a portata di mano.

Il resto, del patto, lo fa la coincidente ambizione di mettere di fatto in panchina i partiti politicamente e prepotentemente intesi. Caruso dice di aver inaugurato una stagione diretta, senza filtri, senza «camarille» del passato. Quindi caminetti o salotti di potere. Incontro e ascolto i partiti (non in modalità nominale, ma istituzionale) per la modulazione della giunta, questo il concetto. Ma poi decido io chi entra e chi esce. Chi resta o cambia. E lo farò tenendo bene in mente «la ferita del 19 dicembre», il giorno del mancato numero legale in consiglio per l'approvazione del bilancio di previsione. Un giorno «che non resterà senza conseguenze».

De Cicco, di par suo, va persino oltre. «I partiti non contano più nulla ormai, a Cosenza non ci sono più luoghi». Fino ad un «centrosinistra morto, lo rifonderò io con il Dpm» acronimo di Democratici progressisti meridionalisti. Già perché il consigliere regionale in ogni caso una "casa" politica ce l'ha a Palazzo, Dp appunto. Seconda lista del Pd con la benedizione a suo tempo (non semplice) di Nicola Irto. Ma guai a immortalarlo con una casacca anche se «ormai mi ci trovo nel centrosinistra e andiamo avanti». «Col Pd io non c'entro niente», chiude. «Lo sanno tutti questo». Già, da ora in poi lo sanno proprio tutti. E non è detto sia per forza un grande affare questo...

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