Autonomia differenziata, il Sì di Occhiuto è un autogol: altro che Calabria, i medici ora andranno al Nord
Mentre l’opposizione attacca, il presidente non ha spiegato il suo dietrofront in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il “baratto” con l’uscita dal commissariamento non sembra una mossa azzeccata soprattutto ora che circolano indiscrezioni su un nuovo piano operativo da lacrime e sangue
“No money, no party”. Così ripeteva come un mantra Roberto Occhiuto subito dopo l’approvazione dell’autonomia differenziata. In una serie di interviste sui giornali e in tv diceva che l’autonomia si poteva ovviare solo dopo aver definito i famosi Lep, livelli essenziali delle prestazioni, per far partire tutte le regioni del Paese dallo stesso punto di partenza.
Il 2 aprile, invece, in sede di conferenza Stato-Regioni Occhiuto ha dato il suo si alle pre-intese chieste in materia sanitaria da Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. A votare contro sono state praticamente le regioni a guida centrosinistra Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Sardegna, Puglia e Campania.
La scelta di Occhiuto ha creato subito una grande polemica politica. Sono stati soprattutto gli esponenti del M5s come l’europarlamentare Pasquale Tridico e la vicepresidente pentastellata della Camera, Vittoria Baldino, ad attaccare il presidente della giunta regionale per una scelta che appare incomprensibile.
Autonomia differenziata, il Pd non ci sta: «Le pre-intese sulla sanità penalizzano un territorio già sofferente»Il presidente della giunta regionale Puglia, Antonio De Caro, si è detto molto preoccupato per queste pre intese che aumenteranno la competitività fra le regioni e la mobilità sanitaria. Uno dei punti di queste pre intese, prevede infatti che le quattro regioni potranno pagare di più ospedali e cliniche convenzionate rispetto agli standard nazionali, purché coprano con risorse proprie la differenza. Secondo De Caro questo non farà altro che aumentare la migrazione sanitaria «perché le regioni in piano di rientro, che sono quasi tutte al Sud, non potranno farlo. Questo significa che aumenterà la migrazione del medico con il paziente verso i centri convenzionati del Nord». Queste intese, secondo De Caro, nascondono poi un imbroglio ovvero l’equiparazione fra i Lep e i Lea “questi però sono solo metodi organizzativi per offrire il servizio non c’entrano nulla con i Lep”.
Al di là dei tecnicismi, resta il fatto che le quattro regioni che hanno avuto l’ok alle pre intese non solo potranno pagare di più ospedali e cliniche private convenzionate, ma potranno destinare alle proprie aziende sanitarie risorse finanziarie aggiuntive per l’assunzione di personale con contratti a tempo determinato o per l’incremento delle prestazioni aggiuntive dei dirigenti medici e del personale sanitario. In un contesto di grave carenza di medici e infermieri, questa funzione potrebbe consentire alle Regioni più ricche di attrarre personale sanitario con condizioni economiche più competitive rispetto alle altre Regioni. Fenomeno che, fra l’altro, è già in atto.
Autonomia differenziata, Uil UilFpl Calabria: «Sanità già in crisi. Prima l’equità sociale»Perché allora Occhiuto ha dato il suo ok a questa roba? Soprattutto se si considera che la Calabria è alla spasmodica ricerca di sanitari. Lo ha fatto andando a prendere in affitto i medici a Cuba. Poi con l’appello dello stesso Presidente a tutti i medici calabresi a tornare qui a lavorare con la promessa di un piccolo incentivo (mai quantificato per la verità), infine con l’approvazione da parte del consiglio regionale di una norma che permette ai medici già in pensione di tornare in corsia. Da ultimo con la norma che affida otto milioni di euro ad Azienda zero da investire in società di recruting dei medici. Tutti questi sforzi, di cui al momento non si conoscono i risultati concreti, ora rischiano di essere vanificati dalla concorrenza interna delle regioni più ricche. Perché allora l’ok di Occhiuto?
Qualcuno dice che il motivo sta nella presidenza della Conferenza Stato-Regioni che, come noto, è del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. E’ stato proprio lui qualche giorno prima della riunione ad annunciare l’uscita dal commissariamento della Calabria, nonostante non abbia alcuna competenza in materia. La dietrologia allora è che Roberto Occhiuto avrebbe pattuito l’uscita dal commissariamento per il voto favorevole alle pre-intese sulla sanità.
Autonomia differenziata, Occhiuto dice Sì alle pre-intese sulla sanità volute dalle Regioni del NordSe fosse vero, però non sarebbe un buon affare se non sul piano della propaganda politica. L’uscita del commissariamento significa semplicemente il ritorno delle funzioni alla Regione. Ciò che conta è uscire dal piano di rientro ovvero dai vincoli stringenti alla spesa imposti dal Ministero della Salute e da quello delle Finanze per iniziare finalmente ad investire nel settore. D’altronde Occhiuto riassume in sè i poteri di presidente della Regione e commissario. Commissario fra l’altro con poteri speciali conferitigli in materia di edilizia sanitaria e di tanto altro grazie ai vari Decreti Calabria.
Perché allora questa scelta così penalizzante per la Calabria? Non lo sappiamo. Mentre l’opposizione attacca, Occhiuto si è trincerato in un silenzio impenetrabile sulla questione. Intanto dai corridoi romani circolano indiscrezioni sul nuovo piano operativo che i ministeri controllanti hanno imposto alla Calabria, un piano che qualcuno definisce di lacrime e sangue.