Autonomia differenziata, Irto: «Baratto politico sulla pelle del Mezzogiorno»
Il segretario del Pd Calabria critica l’accelerazione del governo sulle intese con quattro Regioni e ipotizza uno scambio con la riforma elettorale. «I diritti dei calabresi valgono quanto quelli di qualsiasi altro cittadino italiano»
«Il governo Meloni prepara un baratto politico sulla pelle del Mezzogiorno, forzando sull’autonomia differenziata in cambio degli accordi sulla legge elettorale. È uno scambio di potere che comprometterà l’unità del Paese, i diritti dei cittadini e il futuro delle regioni meridionali». Lo afferma in una nota del Pd Calabria il senatore Nicola Irto, segretario dei dem calabresi, a proposito dell’approdo nel Consiglio dei ministri di oggi delle intese definitive con Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto e dei relativi disegni di legge sull’autonomia differenziata.
«Meloni – prosegue Irto – spieghi agli italiani quale prezzo politico intenda pagare alla Lega per tenere in piedi gli equilibri della maggioranza. Il sospetto è che l’accelerazione sull’autonomia serva a ottenere il via libera leghista alla riforma elettorale voluta da Fratelli d’Italia. Saremmo davanti a un mercimonio istituzionale gravissimo. La Costituzione, i servizi pubblici e i diritti fondamentali non possono diventare merce di scambio tra alleati di governo».
«Il Sud – continua la nota del Pd Calabria – ha bisogno di investimenti, di una sanità efficiente, di infrastrutture, di scuole e di opportunità di lavoro. Il governo insiste, invece, su una riforma che aggraverà le diseguaglianze territoriali. Procedere senza avere prima garantito le risorse adeguate e i livelli essenziali delle prestazioni vuol dire esporre milioni di cittadini a ulteriori disparità».
«Il Pd Calabria contrasterà in Parlamento e nel Paese ogni tentativo di dividere l’Italia per soddisfare gli interessi elettorali dei partiti di maggioranza. Meloni e Salvini accettino che la coesione nazionale non è negoziabile e – conclude la nota dei dem calabresi – che i diritti dei calabresi valgono quanto quelli di qualsiasi altro cittadino italiano».