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28/05/2026 ore 06.15
Politica

Bye bye M5s, il Movimento scompare dalle Comunali in Calabria: la riconquista della Regione è un miraggio per il campo largo

I contiani non presentano nemmeno la lista a Reggio, San Giovanni in Fiore, Palmi. Nei centri in cui sono presenti percentuali hanno bassissime, il record è a Crotone con il 4%. Si dovrebbe aprire una riflessione su come radicarsi sul territorio ma i dirigenti locali del partito fanno finta di nulla

di Massimo Clausi

Fischietta, Giuseppe Conte. Così scrivono alcuni giornali sulla sconfitta delle amministrative di domenica e lunedì scorso, Di commentare il voto proprio non vuole saperne se non rinviare tutto a dopo il ballottaggio e dire che in fondo, un conto sono le amministrative altro sono le politiche.

Conte non è il solo. Anche i colonnelli locali del suo partito fischiettano e fanno finta che queste amministrative non si siano proprio tenute. Nessun commento dalla coordinatrice regionale Anna Laura Orrico, silenzio da deputati e consiglieri regionali, silenzio anche dai coordinatori provinciali.

In effetti a ben guardare le amministrative per il M5s davvero non ci sono state. Ad esempio il MoVimento non ha nemmeno presentato la lista nella città più grande della regione, come Reggio Calabria. Assenti anche a San Giovanni in Fiore. A Castrovillari, altro centro sopra i 15mila abitanti, hanno preso 359 voti ovvero il 3%, mentre laddove si sono presentati non hanno mai superato il 4%. Eppure a Reggio in passato hanno eletto due parlamentari, alle regionali i grillini avevano raggiunto il 6,43%.

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Una tendenza che non è solo calabrese. Un po' in tutto il Sud, tradizionalmente roccaforte grillina, il MoVimento arranca: 3% a Messina, 3,5% a Trani, 4% a Crotone e Andria, 4,5 a Salerno ea Chieti. A Venezia non è riuscito nemmeno ad eleggere un consigliere comunale, stessa cosa a Prato (dove il centrosinistra ha vinto le amministrative) ea Pistoia. Ad Agrigento ed Enna non sono state nemmeno presentate le liste.

Matteo Renzi dice che le amministrative sono un capitolo a parte e che fra un anno alle politiche il campo progressista batterà la Meloni sul piano dell'economia, dei salari bassi e del costo del denaro galoppante. Ma resta il problema sui territori.

Il Pd da solo, e pure malridotto in Calabria, non può prendersi cura sulle spalle il peso di una coalizione che di fatto esiste solo sulla carta. Avs e M5s insieme alle ultime regionali hanno complessivamente superato di poco il 10%. Per questo Carlo Guccione, ma non è il solo, dice che il Pd deve aprirsi al centro. La prima mossa è stata fatta con la riconciliazione con ItaliaViva di Renzi, uno di cui però non si fida nessuno, men che meno Conte visto che gli ha affossato il Governo.

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L'altra speranza è che il MoVimento cresca sui territori. Essendo ormai associato il passaggio da MoVimento a partito voluto da Conte adesso le liturgie da partito dovrebbero rispettarsi. Chiedere le dimissioni di qualcuno sarebbe troppo, ma iniziare a svolgere un'attività politica più incisiva sì. Il rischio sennò è che il M5S, come il Pd, si trasformi in un semplice comitato elettorale . Comitato fra l'altro molto affollato visto il superamento del limite dei due mandati fra chi lavora per una conferma e chi aspetta da tempo un posto al sole.