Calabria terra di garanti (e poltrone): il centrodestra ne vuole un altro da 50mila euro all’anno e scoppia la polemica
Secondo la proposta di legge di Orlandino Greco la nuova figura dovrebbe occuparsi di crisi d'impresa e sovraindebitamento. Per l’opposizione si tratta di un incarico e di una spesa inutili. Il record della nostra regione che ha anche l'autorità per gli animali d'affezione
La Calabria è la regione più garantita d'Italia. I cittadini sono tutelati in quasi ogni aspetto della loro quotidianità. In Calabria, difatti, esistono garanti per quasi ogni cosa. C'è il Garante per i detenuti e le persone private di libertà, c'è quello per l'infanzia e l'adolescenza, quello per la salute, quello per le persone con disabilità, quello per la tutela delle vittime di reato. Poi ovviamente c'è il difensore civico. Numeri simili non si riscontrano in nessun'altra regione del Paese. Giusto a titolo di esempio in Puglia esistono tre garanti, lo stesso in Campania, mentre quattro sono quelli istituiti dalla Regione Marche.
Imprese con l’acqua alla gola per i debiti, la Calabria pensa a un Garante per evitare crisi e aumentare le tuteleMa siccome ci piace strafare, non ci siamo limitati solo ai garanti. Abbiamo anche un osservatorio sulla violenza di genere e un altro sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro. Infine c'è l'Autorità per i diritti degli animali da affezione (composta da un presidente e sei membri) istituita nella scorsa legislatura dall'attuale maggioranza di centrodestra.
A leggere questa pletora di organismi (che i più maliziosi potrebbero confondere con incarichi) si potrebbe pensare che in Calabria non ci sia torto che non venga riparato, non ci sia diritto che non sia garantito. Che nemmeno in Svizzera.
Però c'è chi aveva pensato che i garanti pochini e la Calabria avesse necessariamente bisogno di un'altra figura. È il presidente della Prima Commissione Affari Generali, Orlandino Greco, che ha presentato una proposta di legge per l'istituzione del “Garante regionale per il sovraindebitamento” .
«Non si tratta di aggiungere un altro livello burocratico - ha spiegato Greco - ma di creare un punto di riferimento vero, capace di accompagnare chi è in difficoltà e di rendere più accessibili strumenti che oggi, troppo spesso, restano sulla carta. Il punto, infatti, non è la mancanza di norme. Gli strumenti esistono, ma nella pratica incontrano ostacoli: procedure complesse, tempi lunghi, costi che scoraggiano, approcci non uniformi tra i diversi organismi. E così accade che molte persone arrivano troppo tardi, quando le possibilità di rimettersi in piedi sono già compromesse».
L'opposizione, però, deve aver frainteso. Così quando la norma è approvata nella commissione dallo stesso Greco presieduta è scoppiata la bagarre, al punto che l'altra esponente della maggioranza, Luciana De Francesco (FdI) ha proposto il rinvio della trattazione del punto per ulteriori approfondimenti.
Chi si è messo di traverso alla norma è stato soprattutto il capogruppo di Tridico presidente Enzo Bruno che del contenimento dei costi della politica regionale sta facendo il suo segno distintivo. «Dopo l'allargamento della giunta, l'introduzione dei consiglieri supplenti e la creazione dei sottosegretari, tutte scelte che hanno comportato costi rilevanti a carico dei calabresi - ha detto - oggi assistiamo all'ennesimo tentativo di moltiplicare incarichi e posizioni. È un disegno politico chiaro, che privilegia la distribuzione di ruoli rispetto alla risposta ai bisogni reali della comunità».
Sì perché questo garante non sarà gratis. La legge prevede una indennità di 40mila euro l'anno più 10.000 di rimborso. In totale fanno cinquantamila.
«In una regione che continua a fare i conti con difficoltà economiche e sociali appare quantomeno inopportuno introdurre ulteriori costi per funzioni che, peraltro, risultano già esercitate da altri soggetti, come le Camere di commercio, gli organismi di composizione della crisi e il difensore civico. La dichiarata assenza di oneri, a fronte della previsione di un'indennità così rilevante, rappresenta una contraddizione evidente sul piano tecnico e contabile», ha tuonato in commissione Bruno.
«La proposta - ha insistito ancora Bruno - sembra spingersi oltre le competenze regionali: la maggioranza ha la presunzione di istituire un Garante che dovrebbe "coordinare" i tribunali e monitorare gli organismi di composizione della crisi, materie che sono di competenza esclusiva dello Stato (articolo 117 della Costituzione). Una legge regionale che pretende di interferire con l'ordinamento giudiziario. È un tentativo velleitario di sostituirsi agli organi statali che espone la Calabria all'ennesima figuraccia davanti alla Corte costituzionale».
Di poltronificio ha parlato anche Giuseppe Ranuccio (Pd) altro membro dell'opposizione in commissione. «Pur riconoscendo la delicatezza e la gravità del tema della crisi d'impresa - ha detto - sottolineo che la normativa vigente già disciplina tali situazioni». Ha evidenziato, poi, come il nodo centrale resti la definizione delle funzioni del garante, che non può in alcun modo interferire con l'autorità giudiziaria. «Prima di impegnare risorse pubbliche - ha concluso - è necessario chiarire competenze, obiettivi e legittimità legislativa regionale, per non rischiare di istituire un organismo con capacità di intervento molto limitato» .
Incalzato dalle critiche il presidente Greco non ha inteso ritirare la sua proposta di legge. Ha invece sottolineato che la complessità delle procedure e la scarsa conoscenza da parte dei cittadini rendono comunque necessario avere un punto di riferimento. Per questo ha annunciato l'apertura della fase delle audizioni, seguita dalla presentazione degli emendamenti.
«Non si tratta di negare l'importanza del tema del sovraindebitamento - ha commentato Bruno - ma di affrontarlo con strumenti efficaci e nel rispetto delle competenze istituzionali. La Calabria ha bisogno di una pubblica amministrazione sobria, efficiente e orientata ai servizi, non dell'ennesima struttura che rischia di appesantire la spesa senza produrre benefici concreti. Per queste ragioni riteniamo che la proposta debba essere ritirata e che si apra un confronto serio sulle reali priorità della nostra regione».