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23/07/2026 ore 13.32
Politica

Calabria ultima per livelli di cura, l'ombra dell'autonomia differenziata sulla sanità: «Occhiuto stoppi le pre-intese»

L'allarme della Cgil: «I diritti dei calabresi non possono dipendere dal codice postale». Il Pd: «La Calabria pagherà il prezzo più alto»

di Silvio Cacciatore

L'autonomia differenziata torna al centro dell'agenda politica e riaccende il confronto anche in Calabria. La Camera ha approvato gli atti di indirizzo relativi alle pre-intese sottoscritte dal Governo con le Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e con la Liguria, dando il via libera al percorso che porterà alla definizione delle singole intese per il trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni. Si tratta delle materie che non richiedono la preventiva determinazione dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni, tra cui compare la tutela della salute, il coordinamento della finanza pubblica e la previdenza complementare e integrativa.

Il voto in Parlamento rappresenta un nuovo passaggio dell'iter avviato dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, che respinge le accuse di voler penalizzare il Mezzogiorno. «Sulla sanità non può avere colpe una riforma che ancora non c'è», sostiene il ministro, ricordando come anche Calabria e Abruzzo abbiano manifestato interesse ad avviare il percorso verso maggiori forme di autonomia.

Proprio il capitolo sanitario resta però il terreno dello scontro. Le pre-intese comprendono infatti anche aspetti che riguardano le professioni e la previdenza complementare, aprendo di fatto la strada a trattamenti economici differenti tra personale sanitario impiegato in Regioni diverse. Uno scenario che rischierebbe seriamente di rendere ancora più difficile trattenere medici e professionisti nelle aree già oggi in maggiore difficoltà.

Il tema assume un peso particolare in Calabria, dove il sistema sanitario continua a registrare indicatori tra i più bassi del Paese. Il monitoraggio del Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute colloca infatti la Regione all'ultimo posto per l'erogazione dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, «fratelli» dei Lep. E, dulcis in fundo, anche il report dell'Osservatorio GIMBE dedicato all'autonomia differenziata ha già evidenziato come il punto di partenza delle Regioni italiane sia profondamente diverso, richiamando il rischio che un ulteriore decentramento, in assenza di adeguati strumenti perequativi, possa consolidare divari già esistenti.

Su questo fronte interviene con toni duri la CGIL Calabria. Il segretario generale Gianfranco Trotta sostiene che «la Calabria vive già, di fatto, una differenziazione dal resto del Paese» e ritiene che attribuire ulteriori competenze alle Regioni economicamente più forti finisca per aggravare una situazione già segnata da criticità nella sanità, nelle infrastrutture, nei trasporti e nell'istruzione. Trotta invita inoltre il presidente della Regione Roberto Occhiuto a riconsiderare la posizione assunta sulle pre-intese, affermando che l'uscita dal commissariamento della sanità non avrebbe prodotto benefici concreti e che il permanere del piano di rientro ne rappresenterebbe la dimostrazione.

Sulla stessa linea si colloca anche il Partito democratico. Il segretario regionale Nicola Irto definisce l'autonomia differenziata «un progetto che sottrae risorse e opportunità alle regioni del Mezzogiorno» e sostiene che gli effetti più pesanti ricadrebbero sulla sanità calabrese. Secondo il senatore, la possibilità di trattamenti economici differenziati per il personale sanitario favorirebbe un ulteriore trasferimento di medici e professionisti verso le regioni più ricche, aggravando una situazione già segnata dalla carenza di organico, dalle difficoltà nel reclutamento, dal commissariamento e dall'elevata mobilità passiva. Per Irto, la riforma rischia di ampliare le disuguaglianze territoriali e di compromettere il principio di universalità del diritto alla salute, motivo per cui il Pd annuncia di proseguire la propria opposizione all'autonomia differenziata.

La richiesta di un confronto arriva anche dal vicepresidente del Consiglio regionale ed esponente del Partito Democratico, Giuseppe Ranuccio. Per il consigliere di opposizione, quello approvato dalla Camera è «un passaggio politico di enorme rilevanza» destinato ad avere effetti anche sulla Calabria. Ranuccio ricorda di aver depositato una mozione affinché il Consiglio regionale discuta la riforma e sostiene che procedere senza una piena definizione e un adeguato finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni rischi di ampliare ulteriormente le disuguaglianze territoriali, soprattutto nel settore sanitario. Da qui l'invito ad aprire un confronto pubblico in Aula e a coinvolgere i cittadini su una riforma che, secondo il vicepresidente, inciderà direttamente sul futuro della Regione.

Il percorso dell'autonomia differenziata proseguirà ora con i successivi passaggi istituzionali previsti per le singole intese. Intanto, il voto della Camera ha già riacceso uno scontro politico che in Calabria coinvolge Governo, Regione, opposizioni e parti sociali, con la sanità destinata a restare il principale terreno di confronto.