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25/10/2026 ore 22.00
Politica

Calenda con Meloni sul Dpcm per i magistrati: «Una scelta giusta»

Il leader di Azione sostiene la decisione della premier di non firmare il decreto sugli adeguamenti degli stipendi delle toghe e richiama le priorità economiche di lavoratori e famiglie. La presa di posizione riapre il confronto sul suo rapporto con il centrodestra, mentre Calenda lavora a un polo liberale autonomo.

di Redazione

Carlo Calenda si schiera con Giorgia Meloni sul Dpcm relativo agli adeguamenti retributivi dei magistrati. Il leader di Azione ha condiviso la scelta della presidente del Consiglio di non firmare il decreto, richiamando le difficoltà di lavoratori, insegnanti, infermieri, partite Iva e giovani. Una convergenza su un tema preciso che riporta al centro il rapporto tra Calenda e il centrodestra, senza tradursi, almeno per ora, in un'adesione alla coalizione di governo.

La presa di posizione arriva mentre il leader di Azione continua a lavorare a un'area liberale ed europeista in vista delle elezioni del 2027. Forza Italia cerca di rafforzare la componente riformista della maggioranza e Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale del partito, ha auspicato che Calenda e Luigi Marattin possano farne parte. Il dialogo politico, però, resta distinto dalle scelte sulle alleanze.

Il sostegno di Calenda alla decisione della premier

In un post pubblicato su Facebook lunedì 19 ottobre, Calenda ha scritto: «Concordo totalmente con la decisione di Meloni di non firmare un aumento da un miliardo di euro ai magistrati». Il leader di Azione ha accompagnato il messaggio con una grafica che definisce la scelta «giusta» e richiama l'esistenza di «altre priorità».

Calenda ha motivato il proprio sostegno citando l'inflazione e la perdita di potere d'acquisto che colpiscono diverse categorie di cittadini. Nel suo messaggio, il confronto tra le risorse destinate agli adeguamenti delle toghe e le esigenze di lavoratori e famiglie diventa soprattutto una scelta di priorità politiche.

Il sostegno alla premier su questo dossier non risolve, tuttavia, le distanze che separano Azione dal centrodestra su altri temi e non equivale a un accordo elettorale. Per Calenda, il nodo resta la costruzione di uno spazio autonomo, capace di rappresentare l'area liberale e riformista.

Il Dpcm, gli adeguamenti e le sentenze del Consiglio di Stato

La vicenda riguarda un decreto chiamato a dare seguito alle sentenze amministrative sul metodo di calcolo degli adeguamenti retributivi dei magistrati. Gli stipendi delle toghe vengono aggiornati periodicamente sulla base di parametri previsti dalla legge; il provvedimento deve recepire il nuovo calcolo, compresi gli arretrati riconosciuti.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato il 18 ottobre che non intende firmare il Dpcm, sostenendo che la cifra complessiva, stimata in quasi un miliardo di euro, sia troppo elevata rispetto alle risorse che il governo sta cercando per affrontare le difficoltà dell'autotrasporto. La premier si è detta comunque disponibile ad ascoltare i rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrati.

Il vicesegretario dell'Anm, Stefano Celli, ha risposto che l'associazione valuterà gli strumenti previsti dall'ordinamento, compreso un eventuale ricorso. Il confronto coinvolge quindi sia la scelta politica del governo sulle risorse, sia l'esecuzione delle decisioni giudiziarie che hanno modificato i criteri di calcolo.

Occhiuto apre a Calenda, ma Azione punta a un progetto autonomo

Roberto Occhiuto ha auspicato pubblicamente l'ingresso di Calenda e Marattin nell'area liberale e riformista del centrodestra. Per Forza Italia, l'obiettivo è rafforzare il profilo moderato della coalizione; per Azione, invece, il punto resta la possibilità di costruire uno spazio politico riconoscibile senza rinunciare alla propria autonomia.

Il percorso incontra ostacoli anche nell'area centrista. Calenda ha escluso la possibilità di ricostituire un nuovo Terzo polo con Matteo Renzi, mentre il rapporto con Marattin e con le altre componenti riformiste resta oggetto di confronto. L'appuntamento annunciato a Bologna per il 7 novembre con Spazio Pubblico sarà un primo banco di prova per misurare la consistenza del progetto.

La riforma elettorale approvata in via definitiva l'8 ottobre prevede un premio di governabilità per la lista o la coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti validi in entrambe le Camere. In un quadro nel quale la soglia può risultare difficile da raggiungere, la presenza di una forza centrista potrebbe pesare nei calcoli delle alleanze e nella formazione della maggioranza.

La scelta di Calenda si colloca dunque su due piani: da una parte il sostegno a Meloni sul Dpcm, dall'altra la costruzione di un polo liberale che punta a restare autonomo. Saranno i prossimi passaggi politici, più delle singole convergenze, a chiarire se l'apertura di Forza Italia potrà trasformarsi in un'intesa.