Cannizzaro impone la tregua fra Zangrillo e Occhiuto in riva allo Stretto e mette al centro del partito la Calabria
I retroscena della cena fra i tre a Reggio cui si è parlato del futuro del partito e del consolidamento della classe dirigente calabrese. Vannacci per ora non fa paura, ma bisogna prepararsi all’eventuale implosione del centrodestra
«Calma, ragazzi». Francesco Cannizzaro ha pronunciato più o meno queste parole al ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, e al presidente della giunta regionale calabrese, Roberto Occhiuto l’altra sera a cena in riva allo Stretto. I tre sono stati paparazzati da qualche esponente del sottobosco forzista presente al ristorante (la mattina dopo c’era la grande Festa dell’Arma) che ha mandato subito la foto a Dagospia. Da lì si sono scatenati i retroscenisti, ognuno con la sua interpretazione della cena.
In realtà Cannizzaro ha approfittato della circostanza istituzionale per mettere pace fra i due. Entrambi aspirano (meglio aspiravano) alla guida nazionale del partito. Zangrillo, Ministro e fratello dello storico medico del Cav, a quei tempi aveva rilasciato una brutta intervista al Foglio in cui sbertucciava proprio Occhiuto. Aveva detto al giornale di famiglia che anche lui andava spesso a cena da Marina, ma non avvertiva il bisogno, appena uscito, di spifferarlo ai giornali. Aveva anche aggiunto di non vedere in Occhiuto un possibile successore di Tajani.
Altri tempi. In cui Occhiuto effettivamente si agitava molto in questa direzione, minacciando di organizzare convegni in giro per l’Italia sulla libertà. Poi tutto si è limitato ad una sola iniziativa romana, evidentemente i tempi non erano maturi e il Governatore della Calabria l’ha capito. Il ragionamento che Cannizzaro ha messo al centro del tavolo è molto semplice: la leadership di Antonio Tajani non si discute, almeno fino alle Politiche. Subito dopo potrebbe partire la riorganizzazione ma non è detto che finirà con il siluramento di Tajani. Per il momento quindi occorre prepararsi all’appuntamento elettorale senza troppi scossoni.
Naturalmente bisogna tenere conto che la Calabria rappresenta un avamposto per gli Azzurri. Non solo e non tanto per la guida della Regione, ma anche perché Reggio Calabria è l’unica grande città in cui Forza Italia esprime un sindaco che è anche coordinatore regionale del partito appena ridesignato, vicecapogruppo alla Camera e membro della segreteria nazionale. Insomma per le decisioni sul futuro del partito, si deve passare anche dalla Calabria dove il gruppo dirigente ha imposto un modello di governo che va dalla Regione ai territori.
La cena ha raggiunto lo scopo anche grazie ai rapporti di amicizia fra il neo sindaco di Reggio e il Ministro che la scorsa estate scelse proprio il reggino per trascorrere le sue vacanze. Anche Occhiuto, come detto, si è convinto che per il momento non è il caso di lanciare sfide in maniera aperta. Cerca di restare sul pezzo con una politica dei due forni: liberale a livello nazionale, molto meno dal Pollino in giù.
Il terremoto che arriva dalla Calabria: Meloni blinda Occhiuto mentre la Lega affronta l’offensiva di VannacciPer il resto Forza Italia non è minimamente preoccupata dall’effetto Vannacci. Il generale è stato considerato dai tre come una bolla, come gran parte dei movimenti politici anti-sistema destinato a sgonfiarsi. Difficilmente strapperà voti a Forza Italia. Piuttosto eroderà consenso a Fratelli d’italia, fra i nostalgici di una destra dura e pura, e nella Lega. In Calabria per il momento ha preso il deputato Domenico Furgiuele, uno che in Forza Italia non vorrebbero nemmeno come vicino di casa. troppo estreme le sue posizioni sulla remigrazione, soprattutto nei tempi del problema dei braccianti. D’altronde lo stesso deputato lametino dice oggi di non riconoscersi nel Carroccio, ma lo fa più per un posizionamento personale che altro. Nella Lega calabrese non ha mai trovato una giusta collocazione e sentiva la sua futura candidatura scricchiolare. Dalle parti di Vannacci, invece, un seggio è sicuro e se i sondaggi che danno Futuro nazionale sopra il 4% verranno confermati, anche l’elezione.
Furgiuele lascia la Lega e segue Vannacci: «Ritorno a Camelot, non riconosco più il Carroccio»Certo Vannacci non è tema irrilevante per ragioni più complessive. Il suo movimento sembra destinato a crescere ancora, con l’acquisto di una serie di deputati e senatori delle seconde fila. Il problema è capire cosa farà Giorgia Meloni. Certo i voti di Vannacci fanno gola, ma imbarcarlo nella coalizione significherebbe perdere Forza Italia visto che difficilmente Marina Berlusconi andrebbe a sedersi con uno che strizza l’occhio a omofobia, razzismo e negazionismo. Tutto il contrario della svolta verso i diritti civili che Marina vorrebbe dare a Forza Italia. Ecco allora che la posizione saldamente nel centrodestra degli Azzurri, voluta dal Fondatore, potrebbe trovarsi a vacillare.