Carburante scontato e il podcast di Fedez come arma elettorale: Meloni si gioca il tutto per tutto
La premier spinge sull’acceleratore per vincere il 22 e 23 marzo. Mentre il fronte del No si rifugia nella solita piazza, lei cerca di raggiungere quanta più gente possibile sfruttando la piattaforma del rapper e tagliando per 20 giorni le accise
Tutti a fare il pieno. Tocca muoversi però perché la riduzione del prezzo del carburante di 25 centesimi durerà solo venti giorni. La manovra è stata quasi estorta al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’ultimo Consiglio dei Ministri con il titolare del MeF che si è affannato a ripetere a tutti che si tratta solo di una manovra temporanea. Mentre lui faceva il grillo parlante, i suoi colleghi erano già spariti a spararsi le pose in tv: Giorgia Meloni al Tg1 e Matteo Salvini a Rete4. Entrambi a dire che in fondo è tutto merito loro se per venti giorni ci si potrà ubriacare di diesel.
Referendum giustizia, Di Biase (Pd): «Questa riforma non risolve nessuno dei problemi attuali»Quanto basta per diffondere nei più maliziosi il sospetto che si tratti solo di una mossa di propaganda, rivolta alla scadenza imminente dell’appuntamento referendario. In effetti la Meloni dopo un periodo di timidezza, si sta buttando a capofitto nella campagna referendaria. Interviene sempre più spesso e oggi verrà diffuso su YouTube l’imperdibile intervista con Fedez, il cantautore che una volta schifava il Governo ma che ora ha fiutato l’affare evidentemente.
Il Podcast, che si chiama PulpPodacast, ed ha un discreto successo ha già creato una ridda di commenti. Selvaggia Lucarelli gli ha persino dedicato una pagina intera sul Fatto Quotidiano mettendo in luce le contraddizioni di Fedez (che forse le ricorda qualcuno che la picchiava da piccola tanta l’acrimonia che riversa sul cantante) e i vizi della Meloni che vive con fastidio le conferenze stampa e preferisce interviste uno a uno. Considerazione verissima e noi in Calabria, che abbiamo assistiti allibiti a quella successiva alla strage di Cutro dove ha fatto finta di non sapere che c’erano ancora le bare con i cadaveri dei migranti a poche centinaia di metri, ne sappiamo qualcosa.
Ma il punto è il podcast che sicuramente rappresenta un colpo per Fedez ma anche per Tommaso Longobardi, nome sconosciuto ai più, ma che è il responsabile social della nostra premier. Lo scopo dell’intervista a Fedez, in ginocchio o meno, è stato duplice. Il primo è quello di produrre contenuti per i social in una sorta di spirale, il secondo far sapere a tutti che il 22 e 23 marzo ci sarà un referendum.
Il dato non è difatti così scontato come potrebbe sembrare. Sbaglia chi pensa che le casalinghe di Casali del Manco non vedano l’ora di rispondere a quesiti del tipo “Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 (Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera c) della legge 25 luglio 2005 n. 150), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 8, comma 1, limitatamente alle parole “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 7, comma 1, lettere a)”; art. 16, comma 1, limitatamente alle parole: “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a), d) ed e)”?».
Allora è meglio gigioneggiare con Fedez non tanto per raggiungere i famosi giovani (che spesso sono più informati degli adulti) ma proprio per raggiungere quanta più gente possibile. D’altronde mentre la Meloni si affida a media innovativi (anche se i podcast iniziano ad avere la loro età), il fronte del No spolvera i meccanismi del secolo scorso con le grandi iniziative di piazza a cui notoriamente partecipa solo chi ha già una posizione chiara.
Intanto Il Foglio prevede già gli effetti della mossa della nostra premier. Secondo gli esperti, la trasmissione del podcast con Fedez produrrà un rimbalzo del 60% della menzioni della Meloni sui social, meme compresi. Ma quello poco importa.
L’importante è che la premier rimbalzi quasi ovunque, si aizzi la polemica, facendo così scomparire gli altri leader politici. Insomma una grande mossa strategica che potrebbe essere determinante sulla vittoria del referendum
Incassata quella, si potrà tornare a litigare nella maggioranza su come affrontare il caro benzina con Matteo Salvini che già sta iniziando a dire che bisognerà prima o poi tornare a parlare con la Russia per importare gas.