Caro carburanti, Conte attacca Meloni: «Dovremmo anche dire grazie? Non facciamoci prendere in giro»
Il leader del Movimento 5 Stelle lega i rincari alle scelte del Governo, chiamando in causa anche gli impegni sottoscritti in Europa e giudicando insufficienti le misure adottate finora. E annuncia battaglia
Giuseppe Conte torna all’attacco di Giorgia Meloni e lega il caro carburanti alle scelte del governo, chiamando in causa anche i rapporti con Bruxelles e il piano europeo per il riarmo. In due post pubblicati sui social, il presidente del Movimento 5 Stelle contesta la lettera che la premier starebbe preparando per chiedere a Ursula von der Leyen maggiori margini di spesa, motivandoli con l’inflazione e il costo dell’energia, e accusa l’esecutivo di non intervenire con la stessa determinazione per aiutare famiglie e imprese alle prese con i rincari.
La lettera a von der Leyen e le critiche al riarmo
Conte mette a confronto la richiesta di flessibilità avanzata da Meloni con gli impegni europei sottoscritti dall’Italia. La domanda che rivolge alla presidente del Consiglio è se userà la stessa penna con cui ha firmato il patto franco-tedesco, che secondo l’ex premier avrebbe imposto vincoli e tagli agli italiani, o quella utilizzata per aderire al piano europeo di riarmo.
La conclusione del post è una stoccata politica: «Le elezioni fanno miracoli». Conte insinua che l’iniziativa della premier arrivi in un momento in cui il governo avverte maggiormente la pressione dell’opinione pubblica sui prezzi e sul potere d’acquisto. Il leader M5S chiede quindi quale linea Meloni intenda sostenere in Europa: più libertà di spesa per affrontare inflazione e caro energia oppure il rispetto di accordi che, nella sua lettura, rischiano di restringere le risorse disponibili per il Paese.
Accise e rincari, la ricostruzione di Conte
Nel secondo intervento il tema si sposta sul prezzo dei carburanti. «E dovremmo pure dire “grazie”? Non facciamoci prendere in giro», scrive Conte, ricostruendo la sequenza degli aumenti. Il punto di partenza, ricorda, era un prezzo attorno a 1,65 euro al litro; a gennaio è poi scattato l’aumento delle accise sul gasolio previsto dalla legge di bilancio.
A questa dinamica il presidente M5S affianca gli effetti della guerra in Iran, che definisce illegale, e l’impennata dei listini. Conte sostiene che, mentre automobilisti e imprese subivano i rincari, i grandi gruppi energetici registravano profitti elevati. Da qui la richiesta di un contributo sugli extraprofitti, da destinare al sostegno dei cittadini e delle attività economiche colpite dall’aumento dei costi.
La sua critica al governo riguarda anche i provvedimenti adottati finora, giudicati insufficienti e rapidamente superati dai nuovi rincari. Conte contesta inoltre la contrarietà dell’esecutivo a un prelievo sugli utili straordinari delle compagnie petrolifere: una scelta che, secondo la sua accusa, finisce per lasciare alle famiglie il peso maggiore della crisi.
Il tetto ai prezzi e la richiesta di intervenire
Nel ragionamento del leader M5S, i limiti temporanei introdotti da alcune compagnie dimostrerebbero che contenere i prezzi alla pompa è possibile. LaCapitaleNews ha ricostruito l’avvio dei tetti ai prezzi di Eni e IP e lo scontro politico sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere.
Conte sostiene che l’intervento avrebbe potuto arrivare prima, evitando che i prezzi raggiungessero livelli poi presentati come accettabili. Nel mirino c’è anche la durata limitata dei tetti e l’assenza, a suo giudizio, di misure capaci di redistribuire una parte delle risorse verso chi ha visto ridursi il proprio reddito o rischia di chiudere l’attività.
Il leader del Movimento 5 Stelle annuncia infine che continuerà a chiedere interventi per frenare i rincari e sostenere famiglie e imprese. Se il governo respingerà le proposte, assicura, la battaglia proseguirà nelle sedi politiche e parlamentari.